Novas sardas de sa chida, settimanale on-line della Fondazione Sardinia, Anno IV, n° 2, domenica 10 gennaio 2015.

IN CUSTA CHIDA: notiziario settimanale della Sardegna.


ACCORDO SULLE SERVITU’ MILITARI QUALE ANTICIPO DI UN ACCORDO SUL DEPOSITO DEL NUCLEARE? Anche il presidente della giunta regionale e l’assessore all’Ambiente si sono espressi in modo fermo contro lo stoccaggio nell’isola dei residui nucleari. Ma, improvvisamente, riprende il dialogo tra la Difesa e la Regione (nella foto: il generale Rossi firma con Pigliaru): c’è una prima intesa sulle servitù militari. In estrema sintesi: meno poligoni, meno basi, meno soldati. E poi una serie di meccanismi di compensazione per controbilanciare la presenza di tanti reparti mobilitati nelle manovre d’addestramento. Significa qualcosa?

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 1. La stampa sarda parla di schiarita sulle esercitazioni, ridotte di un mese. E non solo: più garanzie su bonifiche, incendi e uso civile delle aree off limits nei periodi non riservati all’addestramento. A poche ore dall’accordo Difesa-Regione, un’altra serie d’importanti impegni è stata assunta nella riunione di ieri del Comitato paritetico misto. Che ha visto sì il via libera ai nuovi war games, anche da parte dei componenti civili di nomina regionale.

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 2. La presidenza del Comitato paritetico misto per le servitù è sempre affidata al generale di corpo d’armata Claudio Tozzi, comandante della regione militare Sardegna. Di recente sono stati rinnovati invece i componenti “civili”. Appena entrati nel Comipa Agostino Armeni, Andrea Diana, Gianluigi Sechi e Agostino Bifulco. Confermati Gianni Aramu (nella foto sotto), Antonello Tanas e Salvatore Mocci.

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 3. Le decisioni del Comitato. Primo. Anziché sino al 21 giugno e sin dal 22 settembre come a volte in passato, tutte le esercitazioni nel 2015 cesseranno a fine maggio e riprenderanno solo il primo ottobre. Secondo. si passerà da una prevalenza di esercitazioni a fuoco alle cosiddette esercitazioni “in bianco”. Terzo. In estate, da giugno a settembre, verrano inoltre riaperte ai bagnanti quattro spiagge. Sono Murta Maria a Quirra-Capo San Lorenzo, e nella zona di Teulada Sabbie bianche, la Spiaggia degli americani e Porto Tramatzu. Quarto: l’opera di risanamento vedrà d’ora in avanti il continuo e costante contatto tra il ministero e la Regione, anche attraverso organi come l’Arpas e l’assessorato dell’Ambiente. Quinto: l’apertura di un tavolo teso a definire il disciplinare per regolamentare l’uso di tutte le parti accessibili dei poligoni in assenza di esercitazioni». «Fatto che porterà – secondo Gianni Aramau – , dopo un confronto a tre fra Difesa, Comuni interessati e Regione, a un programma di ripresa dell’agricoltura, dell’allevamento, della pesca e dell’escursionismo in tutti i territori dove oggi non è possibile entrare». 

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 4. Il generale Rossi ha espresso «viva soddisfazione», dopo circa un decennio di pareri contrari, «per l’esito positivo della riunione del Comitato misto paritetico sulle servitù» tenuta ieri mattina a Cagliari. Il sottosegretario. «Tutto questo – ha proseguito Rossi , che in passato è stato comandante della base di Teulada – è un ulteriore passo per il raggiungimento di obiettivi condivisi che potranno permettere alla Difesa e alla Regione di esaminare, in un clima di reciproco e fattivo ascolto, le soluzioni tendenti a soddisfare le diverse esigenze, che nel tempo hanno determinato anche un possibile pregiudizio alle realtà militari nell’isola. Si sono fissati così in questa circostanza un ordine prioritario e un’appropriata tempistica per il raggiungimento degli scopi prefissati».

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 5. Commenti positivi arrivano da esponenti di Pd e Sel. Reazioni negative da parte di Unidos. Tra gli indipendentisti e i pacifisti che avevano dato vita alle ultime manifestazioni di protesta, c’è probabilmente una pausa di riflessione in attesa di vedere le carte ufficiali dell’intesa tra il governatore Francesco Pigliaru e il sottosegretario Domenico Rossi.

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 6. Durissimo, e del tutto contrario all’accordo, il parlamentare di Unidos-Misto Mauro Pili: «Il tavolo tra ministero e Regione non è altro che una perdita di tempo: serve soltanto a ingannare i sardi». «Mai sgarbo fu più chiaro e voluto», afferma ancora il deputato, che parla di «intesa ridicola» osservando che «su quel foglietto sottoscritto non c’è un solo impegno concreto». Per lui lo scopo per il quale il sottosegretario è venuto nell’isola è soltanto «cercare di calmare le acque, dispensare qualche euro per tappare qualche bocca e pacche sulle spalle e continuare a devastare la Sardegna con esercitazioni utili solo agli affari di Stato e delle industrie belliche». Sulla «inconsistenza degli accordi» Pili annuncia quindi un’interrogazione urgente.

IL DISINNESCO DEL MOVIMENTO CONTRO LE SERVITU’ MILITARI. 7. Esprime soddisfazione Francesco Pigliaru: «La presentazione al Comipa di un calendario che portasse queste date di inizio e fine, indicate dalla Difesa e sottoposte alla valutazione del Comitato, era una condizione che avevamo chiesto e ottenuto, così come la presenza dei presìdi antincendio». Il governatore sottolinea come la sospensione delle esercitazioni consentirà la fruibilità per residenti e turisti, lungo tutto il periodo, in 4 spiagge. «Questa decisione – conclude – manifesta una precisa disponibilità da parte del ministero ad applicare misure immediate di mitigazione ed è utile a dimostrare fin da subito la volontà di cambiamento, secondo l’intesa che abbiamo firmato. Un punto di partenza, e non di arrivo: siamo al lavoro per delineare al più presto l’agenda del tavolo».

IL SULCIS PIETISCE LA PROPRIA ROVINA? .1.  Il progetto del gruppo Mossi & Ghisolfi per produrre bioetanolo a Portovesme, con biomasse (canne Arundo Donex)) che
verranno coltivate su 5mila ettari di terreno, procede tra i dubbi sollevati dagli ambientalisti e chi vede, invece, nell’iniziativa una speranza per un’area stremata dalla crisi. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, intervengono i sindaci di Carbonia, Giuseppe Casti (nella foto a lato) e di Portoscuso, Giorgio Alimonda.

IL SULCIS PIETISCE LA PROPRIA ROVINA? 2.  Giuseppe Casti, sindaco di Carbonia: «Bisogna approfondire le opportunità che il progetto può garantire e verificare i suoi punti deboli – dice Casti –. La Mossi & Ghisolfi propone di coltivare il 70% delle biomasse entro 70 km da Portovesme, chi è contrario pensa che il Sulcis debba puntare su un’agricoltura di qualità e non sulle canne. Questo sarà il primo nodo da sciogliere: capire se si tratta di due eventualità incompatibili. Come progetto industriale, di chimica verde, per quello che ho potuto vedere, non ci sono elementi inquinanti e per la Mossi & Ghisolfi è fondamentale il consenso della popolazione. L’uso dei terreni e il grande fabbisogno di acqua che queste colture richiedono dovrà essere verificata insieme agli agricoltori e ai cittadini. Una cosa il Sulcis non può fare: non dare una risposta su questo progetto, positiva o negativa che sia. Per questo abbiamo in programma incontri con i tutti i sindaci. I tempi sono stretti e non si possono dilatare troppo, altrimenti Ghisolfi e il governo faranno altre scelte. Il progetto andrà avanti e dobbiamo tenere conto che l’Italia deve contribuire alla produzione di bioetanolo, se l’impianto non lo faranno qui, lo faranno da un’altra parte».

IL SULCIS PIETISCE LA PROPRIA ROVINA? 3. Il sindaco di Portoscuso, Giorgio Alimonda, precisa subito qual è lo stato dell’arte: «Sinché non si firma il contratto di sviluppo con Invitalia è inutile parlarne, la Mossi & Ghisolfi, per ora, non ha presentato nessun progetto, ha chiesto solo al Consorzio aree per l’impianto. L’azienda vuole prima sapere se si firma il Contratto di sviluppo e quando e se, a Portovesme, verranno accolti positivamente o no. Noi, vediamo l’investimento in modo favorevole sotto il profilo ambientale: non ha un impatto nemmeno paragonabile a quello delle industrie presenti. Una cosa è certa: questi non sono tempi per fare guerre preventive a progetti che possono offrire occupazione nel rispetto dell’ambiente, cosa che mi sembra di aver verificato allo stabilimento di Crescentino dove sono andato con una delegazione del Comune e dei tecnici del Consorzio industriale». Una domanda ad Alimonda: i 5000 ettari fanno parte dell’ambiente?

I PROPOSITI DI GANAU PER IL CONSIGLIO REGIONALE. Un Palazzo “aperto”, trasparente e soprattutto più produttivo, per rispondere agli attacchi della stampa e lavorare alla riconciliazione con i cittadini disaffezionati e lontani. La difesa ad ogni costo dell’autonomia speciale, per combattere contro una pericolosa virata verso il centralismo e il dirigismo da parte dello Stato e dell’Unione europea. Le grandi riforme e la buona politica, per cancellare la crisi, la povertà, le emergenze e ristabilire piena sintonia con gli amministratori locali. Prossimi impegni: la Finanziaria, i nuovi enti locali, la legge urbanistica, quella elettorale con la Statutaria. Le parole del presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, illustrano nove mesi di attività.

NO AL DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI. 1. È senza soste l’ondata di proteste e reazioni all’ipotesi che il sito di residui radioattivi possa trovare collocazione nell’isola. Michele Piras (“rischia di generare tensioni sociali che stanno alterando lo stato d’animo del popolo sardo”) ha presentato un’interpellanza urgente alla Camera. Sul caso sono tornati l’ex governatore Mauro Pili (“è un’operazione fatta solo per impiegare denari senza controllo”),  e Gigi Rubiu dell’Udc (“«S’intraprenderanno tutte le strade per una battaglia unitaria dell’intera isola”).

RITORNANO I PREPENSIONAMENTI ALLA CARBOSULCIS. Dal primo febbraio un centinaio di lavoratori Carbosulcis saranno ufficialmente pensionati, così come prevede il piano di dismissione della miniera confezionato da azienda, Regione e Governo, già approvato dall’Unione Europea. Ad ogni lavoratore che andrà in pensione spetteranno 24 mensilità, più tredicesime e quattordicesime. Restano ancora incertezze invece sulla sorte di quei lavoratori che, una volta conclusa la bonifica e la messa in sicurezza delle gallerie minerarie nel 2027, ancora non avranno maturato i requisiti per la pensione.

NO AL DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI. 2. Il Pd sardo sì opporrà dovunque e comunque all’arrivo delle scorie nucleari. A dichiararlo con forza è il segretario regionale, Renato Soru: «La Sardegna – scrive – non può e non deve ospitare il deposito nazionale. Solo l’ipotesi è grave, perché produrrebbe conseguenze rovinose su un’isola che ancora paga un prezzo altissimo alle inadempienze dello Stato e all’abuso delle servitù militari. Oggi la Sardegna vuole voltare pagina, per assecondare la sua vocazione a uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente».

SUMMIT DEGLI AFECIONADOS DELLA CHIMICA PER SUPPLICARE L’ENI DI IMPOSSESSARSI DELLE PIANURE SARDE. 1. Lunedì a Cagliari si terranno gli Stati generali sindacali del comparto regionale, convocati dalle segreterie Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil. Denominazione presuntuosa, che indica ciò che rimane del disastro petrolchimico in Sardegna. Pare che alla riunione parteciperanno consiglieri regionali e addetti ai lavori. Lo scopo è quello di spingere la Regione a firmare in bianco un lasciapassare per l’utillizzo delle terre sarde per produrre la materia prima per la chimica verde e per l’energia di cui la Sardegna non ha bisogno. C’è da sperare che, stavolta, non basterà il consenso della Regione. Che i sardi abbiano imparato la lezione.

NO AL DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI. 4. Il Pd sardo sì opporrà dovunque e comunque all’arrivo delle scorie nucleari. A dichiararlo con forza è il segretario regionale, Renato Soru: «La Sardegna – scrive – non può e non deve ospitare il deposito nazionale. Solo l’ipotesi è grave, perché produrrebbe conseguenze rovinose su un’isola che ancora paga un prezzo altissimo alle inadempienze dello Stato e all’abuso delle servitù militari. Oggi la Sardegna vuole voltare pagina, per assecondare la sua vocazione a uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente».

NO AL DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI. 5. Il destino da sgabuzzino del mondo, da isola post nucleare può essere cambiato. La mobilitazione perché la Sardegna non diventi il deposito nazionale delle scorie nucleari è già partita. Fiducioso il senatore Pd Silvio Lai. «… Escludo che si possa pensare di insediare un sito simile senza l’accordo delle popolazioni e delle istituzioni, ancora di più per una regione a statuto speciale … Come parlamentari vigileremo…

NO AL DEPOSITO DI SCORIE NUCLEARI. 6. Il deputato Pd Caterina Pes si schiera con il segretario Renato Soru. «Il Pd sardo è da sempre per il no alle scorie – spiega –. Da tempo la giunta Pigliaru, così come precedentemente la giunta guidata da Renato Soru , chiedono a gran voce un processo di riequilibrio per una terra che è gravata dal 65% delle servitù nazionali. È davvero ora di iniziare un nuovo percorso. Vigileremo sulla tutela della salute e dell’ambiente. La Sardegna non può continuare a essere una terra sorvolata da caccia che simulano azioni di guerra e ostaggio di poligoni militari. E non possiamo consentire divenga anche territorio di stoccaggio per scorie nucleari».

 

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    1 Comment to “Novas sardas de sa chida, settimanale on-line della Fondazione Sardinia, Anno IV, n° 2, domenica 10 gennaio 2015.”

    1. By attilio piras, 10 gennaio 2015 @ 16:10

      Tra il cardo a Sassari, e MossiGhisolfi nel Sulcis, quanti ettari?? ma?? quanta acqua serve?? ma se manca per bere. Poi i progetti??? con quali garanzie?? perché se il politico è così sicuro non firma con una sua fideiussione, chi paga se poi le cose vanno male?..in banca usano un sistema che tutti conosciamo, se per noi piccoli si usa questo, chiedo perchè per i soldi pubblici si accetano anche i morosi e non solo.Conosco una centrale biogas che nel progetto aveva scritto, 300 ettari a Villacidro e poi????