Novas sardas de sa chida, settimanale on-line della Fondazione Sardinia, Anno III, n° 9, domenica 2 marzo 2014.

IN CUSTA CHIDA: notiziario settimanale della Sardegna.

La conta dei danni dell’alluvione del 18 novembre è stata aggiornata, e inviata alla presidenza del Consiglio dei ministri. Ammonta a 659 milioni di euro, in 80 comuni: 496 milioni a scuole, edifici pubblici, infrastrutture viarie, idriche, elettriche e ferroviarie; 39 milioni al patrimonio privato; 80 milioni alle attività agricole, 44 milioni ad altre attività produttive.

Ma le risorse a disposizione sono una goccia nell’oceano, e gli interventi concreti minimi. L’Anas ha a disposizione 50 milioni di euro, ma in tutto, per la messa in sicurezza di strade statali e provinciali servono 113 milioni di euro. Nei giorni scorsi, il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, era nell’Isola per un sopralluogo: «Abbiamo presentato il piano, agiremo su due linee: i lavori che toglieranno alcuni centri dall’isolamento, da completare al massimo entro aprile, e quelli di ricostruzione veri e propri da ultimare entro l’anno», ha spiegato.

Poi ci sono i 20 milioni dello Stato, già a disposizione del commissario, Giorgio Cicalò, più altri 12 milioni di fondi regionali stanziati. Dei 20 milioni, 1,5 milioni vanno alle famiglie, come “contributo per l’autonoma sistemazione”: 200 euro al mese, anticipati dai Comuni a chi ha dimostrato di aver avuto la casa inagibile e che poi la Regione restituirà. Sono 636 i nuclei aventi diritto (1446 persone), 533 a Olbia. Gli altri soldi sono stati ripartiti con un’ordinanza di Cicalò del 23 gennaio, la maggior parte va a chi ha operato durante l’emergenza (volontari, militari, forestali, eccetera), 200 mila alle collaborazioni degli ordini professionali. Per quanto riguarda le donazioni, neppure un euro è ancora arrivato a destinazione: Regione e Croce Rossa hanno deciso venti giorni fa di istituire un tavolo tecnico per ripartire i 5,4 milioni raccolti. Altro denaro arrivato dalla beneficenza in 70 diversi conti correnti (circa 720 mila euro) è ancora nelle mani di chi l’ha raccolto: il Codacons, per questo, ha presentato un esposto a tre Procure.

Miserabili!!! Eccoli i furbetti del ciclone Cleopatra, olbiesi che, stando alle prime verifiche avviate dal Comune, hanno dichiarato il falso per poter acquistare un elettrodomestico nuovo e avere altri aiuti previsti nel dopo alluvione. Le ipotesi più frequenti sono quelle di persone che avrebbero barato sulla composizione del nucleo familiare e su altri requisiti richiesti per ottenere la sovvenzione di circa 800 euro. Ci sono olbiesi che risultano vittime dell’alluvione, ma le loro abitazioni si trovano in aree della città dove a malapena si sono formate delle pozzanghere. Penoso il capitolo dei familiari fantasma, con malati a carico inesistenti, vecchietti (anche due o tre) indicati nella domanda presentata al Comune.

Grazie, Renzi, per … Francesca Barracciu, unica sarda, diventa sottosegretario.  Resta fuori Fadda.  Pigliaru aveva manifestato l’intenzione di escludere dalla sua Giunta i politici indagati. E la Barracciu aveva replicato: «Su di me non decide Pigliaru, ma il mio partito». Che ieri, infatti, ha deciso per Francesca Barracciu un futuro nel governo nazionale.

Qualche polemica resiste: a sparare un’autentica bordata su Francesca Barracciu è stata ieri Michela Murgia, la scrittrice che ha raccolto 74 mila voti che non le sono serviti per entrare nell’aula di via Roma. «La questione umorale», ironizza Murgia sul suo profilo Fb, «troppo indagata per fare il governatore, ma sottosegretario è ok». In un altro tweet Michela Murgia sfodera il sarcasmo: «Tutti i dettagli su Il Baratto. Generoso passo indietro: di legno». Scontate, invece, le congratulazioni di tanti suoi colleghi.

Il problema era portarselavia? Una scelta alla Cultura che è arrivata all’ultimo minuto. Nella mattinata di ieri Barracciu era stata destinata alla Sanità al posto di Fadda ma ha trovato l’opposizione del ministro Lorenzin. Da qui lo spostamento al ministero di Franceschini. Dal nuovo governo, la Sardegna esce un po’ sottodimensionata. Si puntava ad avere un ministro, (Renato Soru era il più accreditato), e almeno un altro sottosegretario.

Povero Fadda, povera Sardegna…Paolo Fadda dovrebbe tenere una conferenza nei prossimi giorni anche per rispondere alle forze sociali che avevano caldeggiato la conferma. In realtà, pochi elementi avrebbero fatto pensare all’esclusione di Fadda, che è stato uno dei sostenitori della candidatura di Pigliaru. E che alla vittoria della coalizione del centrosinistra ha contribuito con l’elezione di due consiglieri regionali, (Moriconi e Cozzolino), sostenuti dalla sua «corrente».

Nessuna certezza sulla nuova Giunta regionale. Pigliaru su Facebook ha scritto: «A proposito dell’attesa per la nuova Giunta, di cui leggo continuamente sui giornali, vorrei ricordare che il primo giorno utile per presentare la formazione degli assessori è quello della proclamazione a presidente. Auguro buon lavoro agli organi competenti, con l’auspicio che concludano la procedura in tempi rapidi, così da poter dare seguito alla volontà degli elettori sardi».

Qual è modo più veloce per garantire alla Sardegna due rappresentanti certi in Europa? Semplice, basta scorporarla dal collegio elettorale che condivide con la Sicilia. Il problema va avanti da alcuni decenni. Nell’estate del 1998 un Comitato ad hoc aveva raccolto le firme per un referendum, decaduto per crisi della legislatura. Ritorn il problema ad ogni vigilia elettorale. Restano contrari i grandi partiti italiani, PD e FI, ma neanche i piccoli italiani non scherzano.

Ma, guarda un po’…: «Sardegna dimenticata da Roma» . Tutti a parlare della Capitale, delle “minacce” del sindaco Marino, ma il decreto legge salva-Roma ritirato dal governo Renzi prevedeva pure interventi in favore degli alluvionati sardi. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha detto subito: «Faremo un altro provvedimento per l’Isola». Rassicurazione insufficiente per i rappresentanti sardi in Parlamento. Il senatore Luciano Uras di Sel ritiene che «il Governo dovrebbe concepire un provvedimento-Sardegna separato, che conceda aiuti alle vittime dell’alluvione e allenti il patto di stabilità».

Energia, il conto non torna!!! Dai .. ne parliamo da anni!!! Il primato è inquietante: i sardi pagano la bolletta più cara d’Italia. Diciassette impianti idroelettrici, 27 eolici, 14 termoelettrici, oltre 4200 fotovoltaici. E un surplus di produzione del 16 per cento. Eppure nell’Isola il costo dell’energia viaggia a quota 101,06 euro a megawatt, contro la media nazionale di 73,5. I conti non tornano.

Il Gruppo d’intervento giuridico bussa al portone del Quirinale per annullare il piano paesaggistico approvato il 14 febbraio senza valutazione ambientale strategica. All’invito rivolto al nuovo presidente della Regione Francesco Pigliaru di revocare il Ppr approvato dalla Giunta Cappellacci, l’associazione ambientalista ha fatto seguire un ricorso al presidente della Repubblica. L’iniziativa riabilita il Ppr della Giunta Soru.

Efisio Arbau, neoconsigliere regionale con “La Base”, tira in ballo la politica: «La questione fondamentale è che manca l’interlocutore, la Regione». L’ottanta per cento dell’energia prodotta è termoelettrica, il 15 eolico, fotovoltaico e geotermico, il 5 per cento idroelettrico. «Le centrali termoelettriche oggi marciano al 30, 40 per cento delle loro capacità», puntualizza Giorgio Asuni, ex dipendente Eni e sindacalista. Emanuele Scalas, di Sardegna possibile, torna sulla politica: «Le rinnovabili costituiscono un problema perché il settore non è governato. Abbiamo un piano energetico vecchio e manca una legge. È gravissimo».

«Mentre i giornali ci informano che il presidente Pigliaru ha messo le diplomazie del Pd al lavoro per cercare una proposta unitaria (prima non c’era? Bello scoprirlo ora), mi sento di fare una richiesta pietosa agli amici e alle amiche ancora in buonafede del partito democratico: cessate di dire che tra Sardegna Possibile e Pd c’erano gli estremi per convergere». Michela Murgia non ha chiuso con la sconfitta alle Regionali il suo impegno in politica. Anzi. Ha detto no a una candidatura alle Europee e annunciato che ora punta ai Comuni.

È il segretario regionale della Cisl, Ignazio Ganga, a chiederlo al presidente Francesco Pigliaru: «Fra le azioni anticrisi da mettere in campo al più presto, una riguarda il patrimonio identitario che, se opportunamente portato a sistema, può aiutare l’Isola a risalire una china in forte pendenza la creazione di un grande parco storico-culturale regionale «per valorizzare la Sardegna attraverso i suoi beni più preziosi». «Col ricorso alle risorse Ue della programmazione 2014/2020, la nuova Giunta può valorizzare i nostri 1054 attrattori culturali, 128 dei quali sotto la cura Stato e i restanti 926 in carico agli Enti locali (nel loro complesso 324 Musei fra regionali e comunali e 25 aree archeologiche).

 

E’ record: la Sardegna – secondo un’indagine Unicredit e Pioneer Investments – supera di molto la media italiana quando c’è da tagliare le spese: confrontando la Sardegna con la media italiana e con quella del Mezzogiorno nel 2013 si registra un 21%, rispetto all’11,6% nazionale e al 16,4% del Meridione. L’impressione è che nell’Isola si sia in presenza di un risparmio di tipo precauzionale, sintomo di una certa preoccupazione delle famiglie nell’approccio ai consumi. L’elevata propensione al risparmio dei sardi, spiega il report di Unicredit, è riuscita a mantenersi costante negli ultimi anni: 21% nel 2011, 21,8% nel 2012, 21% nel 2013.

E ora una Giunta di giovani. O quanto meno di persone non troppo note agli uffici della politica. È la proposta avanzata da Michele Piras, deputato di Sel: i volti del governo del centrosinistra debbono incarnare il bisogno di cambiamento e restituire fiducia ai sardi. Di fronte agli errori degli ultimi vent’anni serve discontinuità: volti nuovi, energie fresche, persone competenti, oneste e credibili». Segue un appello «a chi in questi decenni ha dato tanto alla politica: è giunto il tempo di sostenere una nuova generazione di amministratori». Si dia «una risposta forte e visibile al popolo dei delusi», conclude Piras: «La costruzione del governo regionale non è una partita a scacchi, andiamo oltre il ceto politico consolidato».

 

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