Novas sardas de sa chida, settimanale on-line della Fondazione Sardinia, Anno II, n° 47, domenica 22 dicembre 2013

IN CUSTA CHIDA:  notiziario settimanale della Sardegna.

 


Terremoto in Consiglio Regionale. Non si arresta l’inchiesta sui fondi ai gruppi, perquisizioni e altri cinque indagati: Oppi, Cappai, Sanna, Solinas e Planetta. Il maxi blitz, pianificato da giorni, è scattato poco dopo le 7.30 di lunedì mattina.

Poca voglia di parlare, gli amici si dicono increduli ma fiduciosi. Nel giorno dell’arresto di Sisinnio Piras, consigliere regionale di Forza Italia,  a Villacidro cala il silenzio. «Abbiamo fiducia nella magistratura. Sono certo che l’onorevole Piras dimostrerà la sua innocenza».

Due legislature sotto accusa. Sessantasette imputati e indagati, uno già condannato. Il fascicolo, che nel 2005 ipotizzava il mobbing, ha virato verso il peculato nel 2009. Lo scorso 6 novembre sono finiti in carcere Mario Diana, ex capogruppo del Pdl, e il suo collega Carlo Sanjust poi scarcerato lo scorso 14 dicembre.

Matteo Renzi e i suoi collaboratori dovranno sciogliere il nodo-Barracciu, cioè la questione della candidabilità o meno dell’europarlamentare ed ex consigliere regionale raggiunta da un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sui fondi ai gruppi. Nel silenzio, da Roma e da Cagliari, spunta una novità: e cioè che una delegazione dell’organizzazione del partito, guidata dal responsabile nazionale Luca Lotti, oppure dal responsabile per gli Enti locali Stefano Bonaccini, dovrebbe arrivare a Cagliari nel weekend per chiudere i conti.

Anticamera umiliante, per Bustianu Cumpostu: «Sarà Renzi a decidere sulle magnifiche sorti della nazione sarda. La storia si ripete, come agli stamenti sardi, nel 1793, per la richiesta dei famosi 5 punti al re sabaudo Vittorio Amedeo III, allo stesso modo è stata imposta l’umiliante anticamera a un candidato governatore della Sardegna, dal nuovo baronetto italiano. Non saranno i giudici e neanche il popolo sardo a decidere se Barracciu è colpevole o no, sarà Matteo Renzi».

 

Per il coordinatore di Sardigna Nazione, «il centrosinistra sardo come il centrodestra sardo hanno un loro padrone ed ad esso risponderanno». Il leader indipendentista prosegue nel suo ragionamento: «Ormai è evidente si vuole riacquistare verginità rimuovendo la Barracciu. Siamo nuovamente dentro il teatrino dell’inganno, il centrodestra promette fate turchine con la Zona franca integrale per ingannare le imprese e i lavoratori sardi, il Grillo parlante tinge di populismo i drammi della nostra terra e fa correre l’ardia a piedi ai propri adepti per arrivare alle poltrone, il centrosinistra cerca una fata di riserva per ridarsi verginità, permettere agli strappisti di risalire sul carro e scongiurare il formarsi di un polo alternativo figlio della cultura politica sarda e disgiunto dai poli italianisti. A noi “alternativa” spetta la risposta che ci pretende il popolo sardo, non ci sono partiti italiani “buoni”, sono tutti nazionalisti italiani, centralisti e statalisti. Con la loro “funzione” non ci può essere collaborazione e convergenza».

 

Conclusione: «Non possiamo farci battere il tempo da Renzi, Berlusconi o Grillo. Abbiamo il dovere di dare al nostro popolo un’alternativa al sistema dell’inganno. Abbiamo superato gli steccati che ci separavano andiamo avanti nella costruzione della casa comune».

 

Drammatica lettera inviata dal carcere di Oristano da parte di Mario Diana, già potentissimo leader forzista di quella provincia.  «Per giorni ho sperato che la vostra voce si levasse per impedire o attenuare il linciaggio mediatico di cui sono ingiusta vittima. Non una voce, non un commento, non un segno di pietà per me o per la mia famiglia».

 

«Zero euro per affrontare l’emergenza alluvione dalla Sardegna: proprio come avevo annunciato». Il deputato Mauro Pili, leader di Unidos, ieri mattina era a Olbia, nella città più colpita dal ciclone del 18 novembre scorso, per presentare la sua proposta di legge in favore degli alluvionati e per accusare il Governo Letta «di imbrogliare i sardi: di fatto, nonostante le promesse fatte qui, in questa città, il premier e i vari ministri hanno deciso di non aiutare la Sardegna».

Novità nella giunta cagliaritana di centrosinistra guidata dal sindaco Massimo Zedda. Alle dimissioni dell’assessore ai Servizi sociali Susanna Orrù si sono aggiunte ieri anche quelle della vicesindaco Paola Piras. Oggi il sindaco ha presentato il nuovo esecutivo, di cui fanno parte i nuovi assessori Barbara Cadeddu (Pianificazione strategica e Istituti di partecipazione), Anna Paola Loi (Personale) e Luigi Minerba (Servizi sociali). Nuovo vicesindaco è Luisanna Marras.

 

Master in Sardegna, saranno i professori a immigrare nell’isola. La Regione prova a risparmiare sui costi della formazione per i neolaureati in un momento di ristrettezze economiche, con il programma Master in Sardegna.

 

Un’Isola sconvolta ancora alla ricerca della normalità. Le 18 vittime come una necrosi del cuore rimangono la ferita più profonda nelle comunità colpite dal nubifragio. La memoria ritorna al 18 novembre 2013 quando la pioggia inizia a cadere. Da allora le città ripulite dal fango inseguono ancora una normalità che non c’è. Intanto la magistratura lavora per scoprire colpe e negligenze di un’isola devota al mattone facile.

Nel 2018 chiuderà la miniera Carbosulcis di Nuraxi-Figus. «Con la dolorosa chiusura della miniera di carbone di “Monte Sinni” si chiude una pagina gloriosa della storia economico-sociale della Sardegna.» E’ il commento dell’assessore dell’Industria, Antonello Liori, dopo l’approvazione in Giunta della delibera contenente il Piano di chiusura della miniera.

Carbonia, “melting pot civico” e modello urbanistico. La città mineraria celebra con la prima edizione del festival di teatro civile e della memoria il 75°anniversario della sua fondazione. Un ciclo di eventi che si concluderà, domenica 22 dicembre, al Teatro Centrale con con la lettura di Lia Careddu del brano “Tra il dire e il fare”, tratto dal libro “Cultura materiale della gente di miniera in Sardegna” dell’autrice Paola Atzeni.

Attentati ai sindaci, l’Isola è prima. Superata di 5 volte la Campania e di cento volte le Marche e la Valle d’Aosta. Negli ultimi 15 anni, secondo i dati fornti dalla Banca di Credito Sardo, la Regione ha pagato indennizzi per quasi 3 milioni di euro, per 447 attentati di cui 196 ad amministratori locali. Gli attentati tra il 2011 e il 2013 in Sardegna sono stati 1108, di cui 397 nei capoluoghi. Il capoluogo in testa alla classifica delle intimidazioni è Olbia con 120 eventi, seguita da Cagliari con 74 e da Sassari con 51.

 

 

Alla ricerca del giusto ente intermedio. Le Province sono morte, ma un ente intermedio dovrà comunque esserci, per evitare il centralismo regionale e l’arroganza dei Grandi Comuni. Se ne è discusso a Cagliari in un confronto sulle ex Province fra il presidente della bicamerale Renato Balduzzi e i Riformatori.

 

Le scuole sarde a pezzi. I costruttori edili fanno un’impietosa radiografia degli edifici. “Ben sessantasette sono esposti a un forte rischio idrogeologico”.Inoltre, il 37,50% degli edifici avrebbero necessità di interventi di ristrutturazione.

 

Armi chimiche, c’è l’interrogazione. L’ha depositata il deputato Pd Scanu: le armi chimiche siriane di Assad potrebbero arrivare nell’isola. L’ipotesi si fa sempre più solida.

Guerra dei ricci, due feriti a San Vero Milis. Si tratta di due fratelli intervenuti mentre un pescatore cagliaritano minacciava di darsi fuoco perchè esasperato dai continui controlli della Guardia Costiera. Lo scivolo a mare di Mandriola, ostruito da sabbia e blocchi di cemento per impedire alle barche di essere messe in acqua, si è trasformato nel teatro di una maxi rissa tra i pescatori di ricci di Cagliari, arrivati con pala e funi per libierarlo, e alcuni abitanti della borgata di San Vero Milis.

“Basta con i “boom” sonici, è ora di eliminare le servitù”. Il sottosegretario alla Difesa del governo Letta risponde all’interrogazione di Caterina Pes che chiedeva spiegazioni sui boati sentiti a settembre e che avevano terrorizzato gli abitanti di Oristano.

 

Salve le zone umide: la Consulta boccia la legge Cappellacci. La Corte Costituzionale ha bocciato dichiarandola illegittima la leggina che la Regione aveva varato in tutta fretta per salvare dalla demolizione un palazzo costruito in via Gallinara, vicino allo stagno di Molentargius a Cagliari. La norma aboliva in sostanza la fascia di tutela dei trecento metri dalle zone umide in aperto contrasto con il Consiglio di Stato, interpretando il contenuto del Ppr, ne aveva affermato l’efficacia.

 

 

 

 

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