Novas sardas de sa chida, settimanale on-line della Fondazione Sardinia, Anno I, n° 02, domenica 12 febbraio 2012

EDITORIALE, Lo Stato, Cappellacci e l’indipendentismo sardo,    di Salvatore  Cubeddu

CUSTA CHIDA,  rassegna stampa della settimana

LA FOTO DELLA SETTIMANA

 


SOMMARIO: i fatti delle ultime settimane – che continuano atti che ci arrivano da mesi e, per certi aspetti, da anni – hanno portato il Presidente della Regione a chiedere al premier Monti un incontro spinto dalla preoccupazione della  “tutela della coesione sociale e della salvaguardia dell’unità nazionale”». Ci dobbiamo allora interrogare: esiste oggi in Sardegna l’emergenza di un indipendentismo “eversivo”? Per iniziare una risposta dovremmo (primo) coglierne i possibili rapporti con l’indipendentismo democratico, (secondo) chiederci se lo Stato italiano abbia motivo di preoccuparsi e di reagire così come pare intuirsi, (terzo) verificare i modi e gli scopi con i quali il tema viene utilizzato da chi governa in Sardegna.

 

 


 

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    4 Comments to “Novas sardas de sa chida, settimanale on-line della Fondazione Sardinia, Anno I, n° 02, domenica 12 febbraio 2012”

    1. By Anonimo, 19 febbraio 2012 @ 00:16

      Siete dei pezzi di merda.. Per chi lavorate voialtri?? Si sente la puzza di sbirro in questo sito lontano kilometri! E quando parlate di Giampaolo Pisano sciaquatevi la bocca oh fillusu de bagassa

    2. By Antonio Buluggiu, 17 febbraio 2012 @ 09:48

      Caro Salvatore hai tutta la mia solidarietà e sottoscrivo quello che dici

    3. By Anonimo, 16 febbraio 2012 @ 19:07

      Devo rispondere a quanto scrive di me Doddore Meloni su facebook (ringrazio l’amico che me l’ha segnalato). Sono io infatti l’ex sindaco non rieletto di Seneghe e l’ex sindacalista della Cisl (più precisamente segretario regionale della Federatzione Sarda Metalmeccanicos, il primo sindacato federato con quello italiano).
      Un Doddore assonnato, stanco e forse di ritorno dalla visita ai suoi ‘regni’ e luoghi di cui si è auto-eletto ‘presidente’, in attesa di avere per sé l’intera isola dei sardi, lascia questo messaggio sgrammaticato (della lingua sarda) ai suoi ‘sudditi’:
      Doddore Malu Entu
      <– in Sardigna cesti meda genti chi bendidi i sadrus a su chi offridi de prusu..!! in giru cesti un tipu chi annus faidi ,fadiada su sindigu a seneghe….e sigumenti fiada un pagheddu ladroin…!! sa popolazioin de seneghe daiada pighau è accapiau a un moenti mascu ,ma setziu a su rovesciu , cun sa facci a sa patti de su cuu…!! ma prima ancora fiada in su sindacau c.i.s.l. è cedaianta poghau poitta liada i mazzettas de i meris..!! qustu elementu esti a tottu forza contras su referendum pho s'indipendentzia..è non faidi atru de riportai a sa polizia italiana is chiaccheras chintendidi in mesu de is'indipendentistas.. mi toccada de andai a da ciappai…pho du saludai….?? ma immoi esti tradu e minciandu a mi croccai…BONANOTTI A TOTTUS..A CRASI.
      TRADUCO, per chi non conosce il sardo e se dovrà occuparsene:
      (In Sardegna c’è molta gente che vende i sardi al migliore offerente ..!! In giro c’è un tipo che anni fa faceva il sindaco di Seneghe … e siccome era un po’ ladro … !! la popolazione di Seneghe l’aveva preso, legato a un asino maschio, ma seduto al rovescio, con la faccia dalla parte del c…o … !! Ma prima ancora era nel sindacato Cisl e l’avevano cacciato perché prendeva le mazzette dai padroni…!! Questo elemento è contrario con tutte le forze al referendum per l’indipendenza .. e non fa altro che riportare alla polizia italiana le chiacchiere che sente tra gli indipendentisti .. Mi tocca andare a prenderlo … per salutarlo … ?? Ma ora è tardi e me ne vado a dormire … BUONANOTTE A TUTTI. A domani).

      Commento: il sottoscritto non solo non è stato cacciato via in quel modo dal proprio paese (dove non è stato rieletto sindaco) e dal sindacato, ma continua a venire invitato dalla locale amministrazione comunale e dai suoi concittadini (parte di quali, neanche due anni dopo, continuava a insistere perché si ricandidasse) e dalla Cisl ad intervenire quale relatore alle loro riunioni. Ma non è tanto di questo che dovrà rispondere Doddore Meloni di fronte alla giustizia (italiana, che lui ben conosce!) quanto per la calunnia di ladro e corrotto (fadiada su sindigu a seneghe….e sigumenti fiada un pagheddu ladroin – fiada in su sindacau c.i.s.l. è cedaianta poghau poitta liada i mazzettas de i meris… ). E per le minacce. Ho chiesto al mio avvocato di occuparsi del problema.
      Torniamo alla questione politica posta da questo se-dicente leader indipendentista sardo, che poteva benissimo rispondere ai miei quesiti – e non solo ai miei, visto che non farei, secondo le sue stesse parole, che “riportai a sa polizia italiana is chiaccheras ch’intendidi in mesu de is'indipendentistas… – rassicurando sulla sua buona fede, offrendo una spiegazione del suo ruolo nel cosiddetto ‘complotto indipendentista’ degli anni ’80, spiegando e rispiegando che l’occupazione di Maluentu, così folkloristica e così poco contrastata (non era proprietà privata?), aveva una sua ragione. Magari uno resterebbe ancora in disaccordo, ma continueremmo nell’ambito del rapporto civile, ‘politico’ appunto. Invece, questo auto-candidato a dirigere le masse sarde verso il loro riscatto storico sfida me (…. mi toccada de andai a da ciappai…pho du saludai….??) a cosa? Viene a trovarmi cun ita? E ita mi faghede? Pareus torraos a pippios in sas biddas: e si dha cheres gherrare dha gherraus, bideus chie portada prus pistoccos in bertula!!!
      Leggete, sentitelo… sono parole di uno morto di sonno … est comente tziu Paddori… faghede solu arriere!
      E arriviamo alla raccolta delle firme per il referendum sull’indipendenza. Sabato 12 scorso ho spedito l’editoriale a Maria Antonietta Mongiu, che l’ha pubblicato nel sito di Sardegna Democratica il 14, avant’ieri. Il 13 l’ho pubblicato io nel blog della Fondazione Sardinia. Ma sabato, mentre accompagnavo mia moglie a La Corte del Sole, ho incrociato tre ‘indipendentisti’ – due li conosco di vista – che raccoglievano le firme per il referendum sull’indipendenza della Sardegna. Ho subito rifiutato sostenendo: 1. Che lì non vedevo i veri promotori del referendum per l’indipendenza. La proposta di referendum è arrivata in Sardegna con gli indipendentisti catalani nel corso della riunione del 25 gennaio 2010 a Santa Cristina di Paulilatino, presenti alcuni leaders del centrosinistra sardo e presenti anche i leaders indipendentisti sardi (Sale – che ha aveva con loro i contatti, essendo stato uno dei ‘testimoni internazionali’ nel corso di quella prima fase referendaria – ma anche Cumpostu e tutta la giovane leva dell’allora Irs unito; 2. Mai avrei messo firme su documenti proposti da uno come Doddore Meloni, con tutte le cose non spiegate prima durante e dopo il processo agli indipendentisti negli anni ‘80; 3. Questa raccolta di firme, invece di aiutarlo – l’indipendentismo e il relativo referendum – potrebbe portarlo a un pericoloso insuccesso, visto l’isolamento dall’insieme delle organizzazioni indipendentiste. Mi sono fermato a discutere animatamente, io e uno di loro, che mi si è presentato come militante di Progress e mi ha candidamente ammesso che ‘tutti firmano tranne gli indipendentisti!”.
      Se si vuole fare sul serio un referendum sull’indipendenza della Sardegna, esso va preparato dall’insieme delle forze indipendentiste, vanno precisati e diffusi gli obiettivi e questi vanno inseriti in una vera strategia. Questo insegna l’esempio catalano e scozzese.
      Il problema non è, quindi, quello di essere pro o contro questo referendum, ma di richiamare alla responsabilità chi non si cura di far fallire una questione così importante e delicata. Perché, o la raccolta di firme non avrà successo, e allora ci vorranno anni prima di riproporne un’altra. O magari dimostrerà che in Sardegna c’è una forte esigenza di cose nuove, ma affiderà a un personaggio con i modi, lo stile, e le parole su riferite, un ruolo che non potrà che portare tutti al disastro.
      E qui, mi si permetta, si pongono domande a tutti coloro che vogliono gestire questi ideali nella democrazia, nella non violenza, ma pure con risoluzione ed efficacia. Non si può fare finta che l’azione di Doddore Meloni – con chiunque lui si rapporti – non risulti dannosa innanzitutto agli indipendentisti. Una chiarificazione è inevitabile e pure urgente.
      SALVATORE CUBEDDU

    4. By Anonimo, 12 febbraio 2012 @ 15:47

      Proite s’indipendhentismu (???) sos Cappellaccis de totu sos tempos lu faghent ‘pesare’ a sos guvernantes italianos? Primu, ca sos ‘sardos’ sun prus italianos de sos Italianos, prus realistas de re, catedhosfedeli che a sos menzus canes suta mesa apitendhe carchi parfaruza chi a sos meres lis ruet a terra; segundhu ca, prenos e ‘graes’ de totu s’importu chi no tenimus (che busciucas de sabone prenas de ària), pessant de fàghere a timire a chie no ischit mancu chi sos Sardos che semus in su mundhu. E difatis sos Sardos semus inesistenti (no l’ischimus mancu nois de èssere in su mundhu!). Pantàsimas. Mamutones. Tapetos Sardos. Ite àteru podet èssere chie nudh’àteru ischit pessare e fàghere si no dipendhéntzia?