Mai lasciare soli i lavoratori. L’amara vertenza dei lavoratori della Portovesme srl, di Giacomo Meloni, segretari generale della CSS

 

 

 

 

 

 

 

Quattro operai della Portovesme srl sono saliti sulla ciminiera a 100 m. decisi a resistere fino alla fine della vertenza.

Mai lasciare soli i lavoratori, che sono le vere vittime di scelte politiche ed industriali sbagliate dei vari Governi che si sono succeduti in questi ultimi anni alla guida della nostra Regione. Nel merito, oltre che, prima di tutto,  esprimere vicinanza e sincera solidarietà a tutti i lavoratori della Portovesme S.r.l, non dò per certo che la crisi dell’Azienda sia causata principalmente per motivi legati al costo elevato dell’energia. Certamente la fabbrica è energivora fin dalla nascita e questo fattore incide attualmente ancora di più soprattutto per gli effetti disastrosi della guerra in atto dopo l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina e la corsa a nuove fonti energetiche sempre più rare e costose. Ma la Portovesme S.r.l è ciclicamente in crisi, per esempio per quanto riguarda la difficoltà di reperire discariche sempre più ampie nel territorio dove riversare i propri residui di lavorazione. La Portovesme S.r.l – ricordiamolo – è totalmente di proprietà di una società controllata​ del gruppo Glencore International plc, leader mondiale nel​ commercio di materie prime ed in particolare di metalli non ferrosi.​

Oggi la Portovesme S.r.l. è l’unico produttore di Zinco e Piombo​ in Italia, definito dallo stesso Ministero di importanza strategica​ nazionale. E’ stata costituita il 2 luglio 1999 con l’acquisizione​ da ENI sia del sito produttivo di Portoscuso, avviato nel​ 1970, che del sito di San Gavino, che rischia anch’esso di entrare in crisi. Occupa circa 1250 lavoratori che operano stabilmente​ all’interno degli impianti e che col loro lavoro garantiscono una capacità produttiva

150.000t Zinco- 70.000t Piombo – 220.000t Acido – 300t Argento – 3t di oro. Mi chiedo in quale misura l’AD ha coinvolto la Società madre svizzera per la risoluzione dei problemi, prima di “spingere”, come era solito fare il precedente AD rag. Lolliri – ora in pensione – i sindacati e i lavoratori ad azioni di sciopero o,com’è oggi, ad azioni certamente dolorose ed ecclatanti, ricorrendo alla ventilata chiusura dei reparti più produttivi con minacce non sempre velate di licenziamenti. Ricordo che tempo fà mi venne recapitato in CSS un questionario da parte della Direzione della Portovesme S.r.l ,a cui risposi puntualmente soprattutto riguardo alle voci relative all’ impatto ambientale ed alla ricerca di siti dove localizzare le nuove discariche. In una affollata e partecipata Assemblea, promossa dalla Diocesi di Iglesias ed organizzata dall’allora Responsabile della Pastorale del Lavoro – alla presenza dello stesso Vescovo mons. Zedda – ora emerito – e dell’allora AD rag. Lolliri, intervenni avendo seduto di fronte proprio rag. Lolliri, al quale mi rivolsi per confermare la disponibilità della CSS a trovare soluzioni insieme ai Sindaci della Zona per le discariche a norma, mentre fui durissimo sulla ventilata ipotesi di riversare anche da parte della Portovesme Srl i residui di lavorazione sul lago inquinatissimo dei fanghi rossi di Portovesme ( centoventiquattro ettari di estensione e venti milioni di metri cubi di poltiglia nociva). Eravamo sotto schoc per la notizia del tragico evento della disastrosa esondazione nella valle del Danubio in Ungheria. I giovani presenti alla suddetta assemblea sostenevano che era urgente e necessario trovare soluzioni a lternative alla crisi anche allora della Portovesme Srl, salvando, ovviamente i posti di lavoro, ma studiando e proponendo un nuovo modello di sviluppo per il Sulcis Iglesiente che non fosse quello di inquinamento del territorio o quello terrificante di costruire bombe al soldo della RWM. Torniamo al punto. La Portovesme S.r.l e la Glencore non possono, in caso di crisi, premere sui lavoratori minacciando licenziamenti, senza proporre alternative. Lo sò che non c’è più l’influente cardinal Bertone – allora potente Segretario di Stato del Vaticano – a garantire le azioni dell’IOR che per fortuna è stato ridimensionato da Papa Francesco insieme forse all’ingombrante porporato. Ma basta con la subordinazione dei Sindacati Confederali e dei Politici sardi, che devono pur aver imparato che la Cassa Integrazione non può essere eterna nè è la soluzione alla tragedia dei 1250 e più lavoratori e delle loro famiglie.

 

 

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