INTERVISTA A CHRISTIAN SOLINAS: da presidente della regione sarda a PRESIDENTE DEI SARDI?, di Giuseppe Meloni

La Giunta regionale non è più un giocattolo da aggiustare con qualche piccolo ritocco: Christian Solinas lo vuole smontare e rimontare, da zero. Di «azzeramento» parla infatti il governatore all’indomani delle elezioni politiche, avviando quella che dovrebbe essere la fase finale di una verifica avviata nientemeno che a marzo. «Questa maggioranza, la prima nella storia autonomistica ad aver aumentato la propria consistenza da 36 a 39 seggi anziché perdere pezzi, ora si deve ritrovare per stabilire un’agenda di priorità da qui a fine legislatura», ragiona Solinas: «La squadra di governo dovrà essere ridisegnata così che gli assessorati siano guidati dalle persone più rispondenti ai programmi».

Azzeramento però vuol dire che nessun assessore ha più il posto sicuro. «Non escludo conferme, in molti settori, per chi ha lavorato bene: il fatto che ci sia un azzeramento non significa la bocciatura di nessuno. Si utilizza uno strumento tecnico, previsto dalle norme, per poter ragionare in maniera completa e affrontare la verifica politica nella sua pienezza».

Il rimpasto si baserà sui risultati delle Politiche?

«Sarebbe una follia anche solo pensarlo. Non facciamo confusione: le forze in campo di cui si terrà conto sono i gruppi in Consiglio regionale, non i gruppi in Parlamento».

Ma i gruppi consiliari sono cambiati: quindi non varranno più le percentuali ottenute dai partiti nel 2019. «Di certo l’evoluzione della situazione politica in Sardegna ha determinato anche una diversa composizione dei gruppi consiliari. Naturalmente bisogna tener conto dei partiti, e sempre lo farò, confrontandomi con loro. Ma le maggioranze nei parlamenti, quindi anche in Consiglio regionale, non possono non tener conto dei numeri. Altrimenti non sono maggioranze».

Il risultato elettorale della lista Lega-Psd’Az non è stato buono. In prospettiva, confermate quel patto? «Sapevamo che soffiava un vento favorevole ad altri. Ma vorrei riaffermare due concetti a cui la politica non è più abituata: lealtà e coerenza. Abbiamo fatto un accordo con la Lega quando il vento era a favore, e forse ora altri al posto nostro avrebbero abbandonato la nave. Ma abbiamo tenuto le posizioni, anche se sapevamo che era dura. Detto questo, gli accordi sono programmatici, non matrimoni al buio».

Cosa intende dire? «Noi siamo il Psd’Az, non la Lega. La valutazione di questo accordo la faremo sui risultati che porteremo a casa per i sardi sui punti che abbiamo concordato. Ora il nostro principale alleato ha cento parlamentari: quindi mi aspetto un riconoscimento per le nostre battaglie».

Si è detto che il suo rapporto con Salvini si sia incrinato. Cosa c’è di vero? «Lì purtroppo a volte prevale l’esigenza strumentale di rappresentare ogni dialettica come fondata su presunte liti o presunte amicizie. Con Matteo Salvini c’è un rapporto di rispetto, nella distinzione dei ruoli: lui è il segretario federale della Lega, io il segretario nazionale del Psd’Az, quindi nella dialettica io rappresento gli interessi che il Psd’Az ritiene fondamentali per i sardi. Laddove questi interessi trovano una convergenza programmatica, gli accordi si portano avanti; laddove non ci sono le condizioni, gli accordi finiscono, com’è già capitato nella nostra lunga storia».

Che cosa si aspetta in tema di insularità? «Già nell’accordo sulle entrate col governo nel 2019 ho voluto che si insediasse un tavolo Stato-Regione, che sta lavorando e sta dando i primi frutti con la quantificazione degli acconti per compensare la condizione insulare. Mi aspetto dal prossimo governo un’accelerazione ai lavori di questo tavolo, che ne sostanzi ancor più di contenuti e misure l’attività. Ma chiamo alla responsabilità l’intera pattuglia dei parlamentari sardi».

Che sono in maggioranza di centrodestra, per altro. «Beh, quasi la metà saranno di Fratelli d’Italia, 7 su 16. Mi aspetto quindi ruoli importanti per i sardi nel governo da parte di FdI, e un’attenzione particolare per la Sardegna. Chiederemo conto delle grandi battaglie dell’Isola ai nostri alleati e all’intera rappresentanza parlamentare sarda».

Ha incontrato Giorgia Meloni in campagna elettorale? «No. Abbiamo condiviso il percorso delle Regionali, ma su queste Politiche non abbiamo avuto interlocuzioni, se non le congratulazioni che le faccio per il grande risultato che ha ottenuto: l’elettorato ha dato un’indicazione chiara».

Tornando alla Regione: oltre al rimpasto, molti chiedono alla maggioranza un cambio di passo. «Questa cosa del cambio di passo è diventata uno stererotipo vuoto. Su tre anni e mezzo di governo, due e mezzo sono stati dominati dalla pandemia: siamo la Regione che, sui numeri e non secondo le opinioni, l’ha gestita in maniera più ordinata, stanziato più risorse per i ristori, avuto meno settimane di chiusura. E abbiamo varato la riforma della governance sanitaria e degli enti locali. Da chi chiede un cambio di passo, non vedo molte proposte valide. Abbiamo un’opposizione senza verità e senza progetto: ma una bugia ripetuta non diventa una verità. Prenda gli attacchi sui medici interinali: culturalmente la cosa non piace neanche a me, ma qual era l’alternativa? Chiudere i reparti? In Umbria e Calabria hanno reclutato centinaia di medici cubani pur di garantire i servizi».

E alla sua maggioranza non ha niente da dire? «Dalla maggioranza mi aspetto che il Consiglio supporti l’attività della Giunta con una maggiore intensità di sedute, sia dell’aula che delle commissioni. E meno assenze, per non far mancare il numero legale negli organi consiliari».

Lei conferma l’intenzione di ricandidarsi nel 2024? «Per un progetto ambizioso come il nostro serve un tempo ragionevole. E noi, come dicevo, causa Covid ne abbiamo avuto molto poco. Eppure abbiamo realizzato tante riforme che ora devono trovare compimento: credo che la continuità sia una garanzia per la Sardegna. Io ho detto che la mia volontà è restare nell’Isola, e come avevo annunciato non mi sono candidato per altre cariche: confermo che sono a disposizione per provare a ottenere continuità sui progetti che abbiamo avviato». Giuseppe Meloni

 

(l’intervista è stata pubbicata da L’Unione sarda il 28 settembre 2022, il titolo è nostro)

 

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