8 ottobre 1926, TROMBA D’ARIA A SENEGHE: leggiamo quanto già succedeva un secolo fa … quando ancora il CO2 ancora non imperversava sul pianeta.

Cronaca da L’Union e Sarda del 10 ottobre 1926.

 

Domenica sera, 8 ottobre 1926, verso le 15, scatenavasi improvvisamente, in un’unica zona di queste campagne, un violentissimo nubifragio che sapeva di magico e di strano, apportando danni notevolissimi. Il cielo non sembrava disposto a tempesta; ma alcuni pastori e contadini, che trovavansi in quell’ora nei pressi del sughereto “Cadennaghe”, avvertivano dei rumori cupi, come i boati precursori dei rivolgimenti tellurici e lo stesso stridore sinistro che precede il rovesciarsi di una grandinata fortissima.

Immediatamente uno di essi, salito su una roccia più culminante, notava verso nord-est un nembo nerissimo, in forma di colonna immensa, solcato, di tanto in tanto, da lampi, poi lo scroscio assordante d’un tuono, seguito da un fiume d’acqua che parea scaturire dagli abissi della terra.

Questa tempesta terribile durava solo una trentina di minuti ma sufficientemente per devastare, in tutti i sensi, la regione. L’enorme volume d’acqua, che nella sua marcia spaventosa traeva con sè massi enormi del peso di varie tonnellate accumulandole per le vigne e per i campi, che distruggeva completamente cancelli, muri di cinta, ulivi, olmi, castagni e quanto trovava nel corso vertiginoso, raggiungeva, nella strada di Bonarcado, l’altezza dei fili del telegrafo.

Siccome il volgo, nelle circostanze solenni, è solito esagerare, mi sono trasferito sul luogo del disastro ed ho constatato, purtroppo, la desolazione raccontata.

Rilevavo, tra l’altro, che le onde capricciose, diroccati due ponti e rasi al suolo tutti i muri di cinta dei chiusi, avevano formato una strada agevole per la lunghezza di sei chilometri e della larghezza, in certi punti, di venti e più metri che sembrava eseguita dalla mano dell’uomo.

Persone che trovavansi nella località Pischina Crobu, in quel di Milis, riferiscono che il ponte vicino sussultava per l’urto formidabile dei macigni che la corrente mai vista vi scaraventava sulle pile, dove fu trovata una vacca con le ossa fracassate e con la carne completamente maciullata.

Un povero pastore di Gavoi – povero nel vero senso della parola – mentre abbeverava il suo gregge composto di 120 pecore vedeva apparirsi una montagna d’acqua che inghiottiva completamente il bestiame, di cui riusciva a trovare soli 16 capi già annegati.

I danni ammontano a circa mezzo milione. Si auspica che il governo verrà in soccorso.

Fortunatamente, nessuna vittima umana”.

 

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