Tra protesta, indipendentismo e quarto sardismo, di Salvatore Cubeddu

L’editoriale della domenica. Sommario: 1. “Stato sordo, pronti alla Sardexit”. 2. La Presidenza catalana “eroica”. 3. Difendere il “fortza paris!”. 4. Verso il quarto sardismo? 5. Le crucialità sarde e i sardisti. 6 Conclusioni … provvisorie.

1. “Stato sordo, pronti alla Sardexit”. “Noi non siamo indipendentisti, ma in questo modo lo Stato ci sta costringendo ad assumere posizioni estreme” (con il giornale che paventa che saremmo “pronti alla Sardexit”, in L’Unione Sarda, 2 ottobre 2021, pag. 3), dichiara Michele Cossa, furioso come tutti i componenti della commissione consiliare perché la proposta di iniziativa popolare per l’inserimento dell’insularità in costituzione è bloccata in senato. In tanti siamo (costantemente) frustrati, tanto più a fronte di un’iniziativa che è tutto fuorché eversiva, visto che espone una delle condizioni più apprezzabili che Madre Natura ci abbia consegnato: l’essere un’Isola!

Pensate se una simile situazione l’avessero i Catalani! Senza quella continuità di frontiera con la detestata Spagna e l’ambigua solidarietà di qualcuno in Francia! Soli con il mare intorno, con le immense differenze e specialità delle nostre rocce (già le più ricche miniere d’Europa,  prime che ce le lasciassimo espropriare), i boschi (idem, vedi Cavour e suo fratello), i laghi artificiali (sempre gelosamente ambiti dall’Enel), le spiagge (e il turismo, sempre più  preda del capitale straniero), gli animali e gli uomini (i giovani regalati a ‘su disterru’).

La minaccia dei Sardi allo Stato italiano – “se non ci date quel che chiediamo e ci spetta, noi faremo da soli” – è costante nei poco più di centocinquant’anni di esistenza dello Stato unitario ed è documentabile fin dall’inizio. Si ricordi l’ “a mare sos continentales!” condiviso da Antonio Gramsci nel liceo cagliaritano e la postilla che conclude i quattro ordini del giorno del congresso di fondazione del Partito Sardo d’Azione di cento anni orsono (17 aprile 1921) laddove afferma che “ove le sue giuste e misurate aspirazioni (autonomistico-federaliste) dovessero ancora trovare il governo d’Italia inerte e neghitoso per incomprensione e per inconsiderata resistenza alla sue domande, il Popolo Sardo ritroverà in se stesso la forza, l’energia e la decisione per combattere e vincere, pur con il cuore sanguinante, con altri mezzi e altri scopi”. Quella dell’indipendenza resta tra gli scopi di un popolo con il suo diritto ‘naturale’ e storico all’autodeterminazione – da gestire con intelligenza ed abilità politica laddove soprattutto si rinuncia a qualsiasi azione violenta -  e deve farsi ben più coinvolgente e convincente prima che funzionare quale semplice minaccia.

 

2. La Presidenza catalana “eroica”. I Catalani … con loro ci siamo comportati bene, da sardi seri ed ospitali: i cittadini di Alghero (dai cognomi quasi tutti sardi, ma lo jus culturae non coincide con lo jus sanguinis) con  il suo sindaco sardista, i militanti della galassia indipendentista sarda, corsa e catalana (merita riportarne l’elenco: da Irs a Sardigna Natzione, passando per Caminera Noa, Sa Domo de Totus, Corona De Logu e Sardegna Possibile, A Innantis, il Partito dei Sardi, ProgReS e Torra ma anche i troskisti di Sardegna Rossa, il Mos e la brigata Transfemminista, gli indipendentisti corsi e l’omnia cultural catalana) e, quasi al completo, l’opinione pubblica democratica sarda, tranne qualche commentatore e i fratelli dell’Italia, ovviamente contrari all’indipendentismo, non si sa mai che non si faccia pericoloso anche in Sardegna. In un simile contesto – avvalorata dai precedenti belgi, francesi e tedeschi – la Corte ha sospeso il procedimento di estradizione, vista  la richiesta di Carles Puigdemont di riottenere l’immunità da europarlamentare sospesa a marzo 2021 e una disputa tra la giustizia spagnola e quella belga.

L’ex presidente della Generalitat catalana è uscito soddisfatto dal tribunale di Sassari, riconfermando la sua protesta di vittima dello Stato spagnolo e rafforzando il proprio carisma di alfiere delle aspirazioni a una propria sovranità per i Popoli senza Stato. I Sardi tra di essi. Rappresentati non a caso da Christian Solinas, Presidente sardista della Regione Sarda, e da Michele Pais Presidente leghista del Consiglio regionale della Sardegna. Partecipazione istituzionale politicamente decisiva, seppure garbata e non invasiva, per niente scontata, se teniamo presenti taluni comportamenti rinunciatari di loro predecessori. Espressione evidente di lungimiranza verso esiti futuri e di generosità nei confronti di un loro collega perseguitato e dai tratti persino eroici.

Il successo politico della complessa vicenda,  vissuta nel corso della visita di Carles Puidgmont tra Alghero e Sassari, rappresenta una tappa positiva della non facile convivenza delle minoranze etnico-nazionali che intendono portare a compimento quello che considerano il proprio destino storico di accesso all’Europa con personalità propria. Scozzesi e Catalani rappresentano in questo momento per gli Stati la più presente e forte contraddizione. Il destino del sardismo (o dell’indipendentismo sardo, se si preferisce)  si misurerà a breve con gli esiti di quelle battaglie. Per tali ragioni, politiche innanzitutto, è stato importante quello che è successo e che in vario modo tutti abbiamo vissuto.

 

3. Difendere il “fortza paris!”. Sono apparsi fuori luogo, stonati e quindi isolati, gli schiammazzi di taluni che si sono presentati in piazza accreditandosi al grido di “indipendenza”, nella sciocca contestazione dei militanti sardisti anche ai più alti livelli. Non giova a nessuno riempire il proprio vuoto di elaborazioni trascorrendo i cinque anni da un’elezione all’altra pensando di ottenere legittimazione attraverso la polemica con  organizzazioni e gruppi della stessa galassia. E, invece, simili occasioni, preziose anche quando arrivano dall’esterno, devono porsi quale occasione di nuova riflessoine, di confronto e di coesione.

I sindaci de Sa Corona de Logu, insieme alla bella auto-definizione, ci sembra lavorino con questo spirito ed invitano a saperne di più, soprattutto delle modalità del loro rapportarsi e degli aspetti positivi e problematici delle ricadute sui comuni da loro rappresentati.

La decina di specialisti che hanno dato vita e diffuso un comune elaborato (Filosofia de logu, Decolonizzare il pensiero e la ricerca in Sardegna, Meltemi, Mi, 2021), alla ricerca di un proprio riconoscibile pensiero, che renda sistematica la coscienza della troppo lunga nostra colonizzazione e auto- colonizzazione, conferma ed amplifica lo stesso spirito di amicizia e di  collaborazione.

L’arrivo finalmente al pubblico dibattito dei libri di Antony Muroni (Mario Melis, il presidente dei sardi), di Bachisio Bandinu (La scena nascosta, come ci vediamo) e del sottoscritto (Sardisti, vol. 3, 1976 – 1995)  ), evidentemente diversi per approccio, accomuneranno nelle presentazioni tematiche tendenti ad interrogarsi sul futuro della Sardegna alla luce di un passato di militanza politico-culturale più o meno longevo.

Gli appuntamenti organizzativi previsti a breve dal consiglio nazionale sardista, per aprire ai militanti e a tutti i cittadini una riflessione politica e storico-critica sui compiti del Partito sardo nel nuovo secolo di vita cui si affaccia, rappresentano una straordinaria e necessaria occasione di dibattito, tra i sardisti e fuori. E’ in grado il presente sardismo di individuare e mettere all’ordine del giorno gli immensi problemi di questa fase post-epidemica, rivisitando pure il lungo silenzio degli ultimi quarant’anni di crisi dell’Autonomia sarda?

Il Popolo sardo premiò nuovamente il Partito Sardo d’Azione a partire dagli inizi degli anni ‘80, facendolo risorgere e affidandogli il compito di stravolgere le alleanze decennali nel governo della Regione a guida democristiana attraverso la presidenza di Mario Melis, alleato con le sinistre. Mario Melis si viveva ed era ‘il Capo dei Sardi’, e si confrontava a viso aperto con i presidenti ed i ministri italiani. In Sardegna ebbe la simpatia di tanti, anche non sardisti. Ma i suoi poteri erano scarsi (già nei confronti dei propri assessori), i problemi e il contesto difficilissimo e le complesse vicende interne del partito non aiutarono a risolvere quanto i movimenti (nel sindacato, nella cultura, nella scuola, nei paesi e nelle città) avevano alimentato soffiando sul ‘vento sardsta’. (Ovviamente c’è da dire molto di più, ma avendoci lavorato lungo ottocento pagine, lascio alla curiosità e alla pazienza del lettore la (mia) spiegazione del sorgere e del tramontare del ‘terzo sardismo’).

 

4. Verso il quarto sardismo? E perché il quarto? Per convenzione, alcuni storici, ad iniziare dal compianto Gianfranco Contu, hanno chiamato primo e secondo sardismo i due immediatamente successivi alle due guerre mondiali; il terzo verrebbe rappresentato dalla risalita della fine degli anni Settanta dello scorso secolo, inoltrandosi nel presente millennio nuovamente indebolito. Talmente debole da non poter contenere il fenomeno politico dei nostri giorni: al presente gruppo sardista in Consiglio regionale hanno progressivamente aderito undici consiglieri (nel corso della prima giunta-Melis erano dodici) comprendendovi il Presidente Solinas; gli amministratori comunali (sindaci, assessori, consiglieri) si moltiplicano; le adesioni di singoli e di gruppi non sono conosciuti dai più, ma non tanto che non si leggano tra le iniziative sul territorio e nelle pagine dei giornali. Questo partito sta crescendo intorno al segretario Christian Solinas, con le sue doti di aggregatore e grazie al ruolo istituzionale e, soprattutto, in costanza del fascino della vicenda sardista e dei suoi personaggi, a dimostrazione del legame permanente con il destino dei Sardi. Allora è in quella direzione che bisogna guardare. Onore ed onere.

Con un’immediata osservazione: la ‘Lega-per Salvini premier’ non ha vampirizzato il Partito Sardo, non ne ha fatto un proprio satellite (ricordate gli articoli dopo la presenza della delegazione sardista a Pontida?) e, salvo qualche atteggiamento poco simpatico (Salvini che rivendica l’accesso a Draghi in favore della Sardegna, con le telecamere che inquadrano il nostro presidente proprio lì dietro!), una sostanziale correttezza dei rapporti appare rispettata. La Lega nasce per rappresentare il Nord-Italia. Ma il Nord difende innanzitutto i propri interessi sempre, dappertutto e in tutte le sedi (politiche, partitiche, sindacali, culturali, sociali) attraverso i politici di tutti i partiti, i sindacalisti e gli imprenditori, i giornali e gli intellettuali, come confermato qualche giorno fa nei privilegi inseriti nel decreto governativo a favore di lombardi, veneti ed emiliani.

Christian Solinas ha un compito importante, grave ed entusiasmante. Facendolo con mente e cuore di sardo e insieme a sardi capaci e di buona volontà. Sapendo evidentemente che non potrà esserci un ‘PSd’Az per Solinas’, visto che non c’è stato neppure un ‘partito sardo per Lussu’, neanche al suo rientro dall’esilio. I Sardi, nella presente condizione di sofferenza e di ‘oppressione’, apprezzano leader ‘eroici’ e capaci, perciò sono stati al fianco di Carles Pigdemont perseguitato dallo Stato spagnolo.

 

5. Le crucialità sarde e i sardisti. Al primo posto si colloca il destino dei nostri paesi, partendo dalla certezza che – se non ci credono e mobilitano i nostri paesani, con noi che da loro veniamo e con loro restiamo (mente e cuore) – la battaglia è persa. Anche molti fenomeni interni remano contro, ad iniziare dalla crisi della famiglia e della comunità,  sostituite dall’individualismo e dallo Stato. Famiglia, chiesa e scuola: le istituzioni di base vivono crisi differenti, ma convergenti nell’incentivare l’abbandono. Dobbiamo vedere i pregi e i vantaggi del vivere in paese, quando questi vengono perseguiti, difesi, incentivati. Su di essi fare leva, con intelligenza e impegno.

Pure la società globale ed il vivere in città ha dei costi, spesso essi pure intollerabili. Sulla rinascita delle comunità, seguendo i principi del movimento comunitario mondiale, abbiamo riportato ragionamenti interessanti appena qualche giorno fa in questo sito (il 7 ottobre 2021).

I sardisti devono riorganizzarsi quali ‘esperti della propria comunità’, come in fondo sempre hanno fatto nei paesi. Ma le difficoltà attuali li dovrebbe vedere impegnati in una mission per la quale si mobilita e li assiste tutto il Partito, con opportuni strumenti culturali ed azioni formative. A questa azione si riferiva Antonio Simon Mossa allorché teorizzava la promozione dei club, nome innovativo per le storiche sezioni.

Inoltre, insieme al destino dei comuni, il discorso deve fare i conti con i compiti di tutte le altre sedi istituzionali, specificando ruoli e reciproci rapporti pure con le città minori e le maggiori. La verifica delle leggi approvate negli ultimi anni riguardanti le istituzioni (province e città metropolitane), la sanità (nuovo decentramento delle ASL), l’urbanistica, la lingua sarda (la l. 22 della precedente legislatura) e l’immenso campo del lavoro nei differenti settori economici ci richiama ad un impegno per il quale bisognerà pur trovare una sede comune e le opportune occasioni di confronto.

Per i sardisti non resta che l’obbligo di una scelta: quella di ripensare la situazione presente della Sardegna a tutti i livelli (istituzionale, economico, culturale e sociale) confermando le ragioni per le quali sono nati. Altrimenti il Popolo Sardo troverà velocemente i modi di far intendere che un secolo è già abbastanza. In fondo, gli altri – comunisti, democristiani, socialisti, repubblicani, socialdemocratici, etc. – li hanno preceduti di molto nella scomparsa.

Ma il sardismo ha tanto ancora da offrire, dato che le sue aspirazioni finali (quelle indicate nel primo articolo del suo Statuto) ancora non sono state raggiunte. E’ possibile fare di questo partito un laboratorio di cittadini, di amministratori e di militanti che pensano, provano (anche sbagliando) e agiscono: da componenti di un ‘partito di azione’. Il consiglio nazionale si compone di settanta persone, in grande parte ricchi di esperienze (anche sofferte) e desiderosi di fare. Undici consiglieri regionali rappresentano una dotazione istituzionale formidabile. Se …. ‘candu si pesat su ‘entu est pretzisu bentulare’.

Quante volte il verso del nostro inno nazionale ci torna in mente quando ci sembra che l’occasione ritorni favorevole!

 

6. Conclusioni … provvisorie. Infine sento il dovere di soffermarmi con i miei amici sardisti, partecipanti al vicino consiglio nazionale del 16 ottobre, per sottolineare l’importanza delle decisioni che li attendono, mentre intensificano le iniziative che riunificano il popolo sardista nella riflessione sul proprio futuro. Forse sarebbe il caso di interrogarsi se sia più opportuno procedere verso una nuova elezione degli organismi in un congresso, oppure celebrare un’assise di delegati, anch’essi eletti nelle sezioni, che definiscano la vita organizzativa interna ed esterna del Partito sardo. La prima conterrebbe certo un evento più rilevante e di pubblico impatto, però potrebbe innescare, incentivando la competizione per le cariche interne, una possibile conflittualità non costruttiva, addirittura lacerante, già conosciuta nel passato, quando, per troppe volte, invece di una dialettica giusta e positiva, si sono innescati contrapposizioni di interessi e di passioni non ricomponibili, che hanno danneggiato il PSd’Az. Un conferenza di organizzazione, in presenza della continuità degli organismi da poco eletti, porrebbe al centro il vero obiettivo di questa grande assemblea sardista: una nuova presenza e un più intenso protagonismo nella definizione del nuovo partito che varca il centenario. Perché questo è il vero problema del partito, e di tutti i partiti, non solo in Sardegna: quello della presenza attiva nelle comunità, rinnovando una pratica di partecipazione e di confronto tra i cittadini. Sarebbe fondamentale e di grande interesse ritrovarsi a ragionare, decidere, darsi regole e costruire un costume del “come vivere e lavorare insieme” per il benessere della Sardegna e dei Sardi. Lo scopo dell’esistenza dello PSd’Az.

Decisiva resta, in questa come in tutte le organizzazioni politiche, la questione del rapporto tra gli eletti nelle istituzioni ed i militanti-dirigenti del Partito: del consiglio nazionale con il gruppo consiliare regionale, del sindaco con il segretario di sezione, le cui tensioni in fondo hanno origine nella non perfetta coincidenza  tra l’agire nelle istituzioni e l’operare nella società. I consiglieri regionali hanno bisogno di supporto nella definizione delle linee politiche, che si sostanziano soprattutto nelle leggi, e di diffondere tra la popolazione quanto da loro proposto e deciso. Il Partito ha l’interesse e l’obbligo di massimizzare queste loro esigenze, fondamentali tra l’altro nelle valutazioni dell’attività di ciascuno. Il Partito ha necessità di queste risorse, cui la presenza istituzionale consente un impegno praticamente totale. Esistono esperienze anche internazionali di positive soluzioni al problema. Ma occorre soffermarsi a pensarne, per farne oggetto di approfondimento,  di larga discussione e di precise pratiche interne. Ci vuole tempo, pazienza, amicizia e passione.

Nei casi come il nostro la storia delle grandi e moderne organizzazioni di massa ha previsto lo strumento della conferenza di organizzazione, dove, liberi da adempimenti elettivi, la discussione e le decisioni si misurano sull’identità del partito (riconferma e aggiornamento degli obiettivi finali), sugli strumenti per raggiungerli (dal centro alle strutture intermedie, fino alla fondamentale presenza nei comuni), la caratteristiche dei militanti e la valorizzazione del progredire delle loro esperienze, i valori morali e le competenze che devono permeare l’essere sardisti.

Sardi si nasce e/o lo si sceglie, sardisti si diventa. Spesso si arriva al sardismo dopo essere passati attraverso altri percorsi culturali e politici. E’ il caso di tanti, e non deve scandalizzare una volta che la nuova associazione politica si dota degli strumenti di una nuova e propria socializzazione. Perché essere sardista è pure una cultura, è riconoscimento di specifiche e particolari emozioni in arrivo dalla sua storia, sono virtù e persino vizi (da emendare!). Confrontarsi con chi arriva ora potrebbe migliorarci tutti. Confermandoci nel ‘fortza paris!’.

 

 

 

 

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