Manteniamo le distanze ma facciamo l’amore, Francesca Figus

Sesso e Covid, distanza sociale e connessione virtuale, in assenza del corpo ma con il corpo. Immaginato, fantasticato, fotografato, videoregistrato, mostrato in diretta o in differita ma comunque coinvolto, attivato, eccitato.

Francesca Cadeddu, psicologa e psicoterapeuta tra Cagliari e Alghero, torna a parlare con noi di sessualità. In un momento, questo della pandemia, che sembra non finire mai. «La sessualità vissuta nel mondo virtuale ne comporta un ruolo centrale ma ubiquitario. Il corpo viene idealizzato e virtualizzato. Così come la relazione con l’altro. Questo scenario, esacerbato dalla pandemia, non è altro, infatti, che lo specchio di fenomeni che stanno condizionando l’intera sfera relazionale umana».


La presenza reale del corpo è scongiurata dalla tecnologia. E la relazione affettiva che forma assume?
«Michele Spaccarotella, responsabile didattico nell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, ci ha regalato con il suo libro “Il piacere digitale” un vero e proprio manuale di navigazione per orientarci nel mondo delle relazioni interpersonali ai tempi dei social network. Le agenzie internazionali, in questo periodo di pandemia consigliano vivamente la pratica del sexting in alternativa agli incontri reali, e sebbene sia vero che l’utilizzo della sessualità digitale funga da Covid-preservativo, è anche vero che costituisce una strategia protettiva da parte di personalità fragili dal punto di vista narcisistico, che hanno difficoltà ad arrivare all’altro nella propria autenticità. Il periodo che stiamo vivendo impone questo genere di contatti basati su lontananza e assenza di corporeità e il sexting, ovvero il dialogo erotico a distanza che comprende lo scambio di foto, video e materiale erotico, è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più, sia tra i giovani che tra gli adulti. Ma attenzione, le insidie sono tante».


Ce le svela?
«Esiste la possibilità che si crei un atteggiamento coercitivo da parte di uno dei partner attraverso l’invasione dello spazio dell’altro per mezzo di commenti sessualmente allusivi e senza che ci sia un accordo tra le parti; in questo caso assume la forma di molestia. Rispetto a questo argomento mi voglio soffermare anche sul rischio che in fase di approccio i giovani facciano confusione tra il livello sessuale e quello relazionale: la mia esperienza clinica mi mette di fronte ragazzi e ragazze scossi, che non capiscono quale sia il modo giusto di manifestare il loro interesse verso l’interlocutore e che passano da una semplice conversazione a espressioni eccessivamente dirette, che spesso creano muri invece di avvicinare. Questi giovani non hanno nessuna idea di dove si trovino i confini con l’altro o di cosa sia una conoscenza graduale, proprio perché privati dell’esperienza in presenza. Potrei sottolineare il rischio intrinseco di questa nuova società riguardo la sempre maggior difficoltà nello stabilire una sintonizzazione autentica dal punto di vista relazionale e dell’ambiguità e impoverimento degli scambi comunicativi sostituiti dalle emoticon e privati sempre di più dell’interazione diretta, ma sarebbe inutile parlare di un rischio rispetto a qualcosa che non è modificabile, vorrebbe dire opporsi a un cambiamento in atto che per i millennials e per le generazioni a seguire è già realtà».


Zygmunt Bauman, nel suo “Amore Liquido”, descrive come l’uomo moderno sia immerso nelle reti, nelle connessioni e nei network anziché nelle relazioni reali; con internet ci si può connettere e disconnettere a piacimento, anche dai rapporti umani.
«Le relazioni virtuali sembrano frizzanti, allegre, leggere e contraddistinte dal disimpegno ma, secondo il sociologo, la facilità con cui si può entrare e uscire dal rapporto con l’altro non riduce i rischi, semplicemente li distribuisce (insieme alle angosce) in modo diverso. Nei rapporti vige la logica del buffet, ovvero la possibilità di assaggiare un po’ di tutto rimanendo temporaneamente sazi. La domanda è: ci si riesce a sentire veramente soddisfatti? Il virtuale permette il collegamento ma il rischio dell’alienazione è dietro l’angolo. Il monito di Bauman è che quando una relazione tra persone è pilotata soltanto dalla voglia di consumo, il rapporto segue il modello dello shopping: al pari degli altri prodotti te è possibile disfarsene senza troppi problemi. È così che termini come ghosting entrano nella quotidianità: l’interlocutore digitale sparisce inaspettatamente eludendo qualsiasi responsabilità in totale assenza di empatia, lasciando il partner sgomento e compromettendo la sua autostima. Chi subisce tale comportamento si sente usato, proprio come un oggetto. Dalla connessione virtuale si può poi passare all’incontro reale».


La più famosa app di incontri è Tinder, che conta più di 50 milioni di utenti attivi nel mondo.
«In questo tipo di app trova sicuramente spazio la tipologia dell’evitante, ovvero chi rifugge dalla relazione profonda e la cui unica aspirazione è passare da un appuntamento all’altro, ma la sua funzione non si esaurisce attraverso questo aspetto. Le app di incontri possono essere anche risorsa relazionale, piazza virtuale dove ad oggi si sono formate innumerevoli coppie stabili, grazie anche all’aiutino dato dagli algoritmi, che cercano di creare match e affinità sulla base delle informazioni fornite dagli utenti. C’è un però».


Quale?
«Le relazioni, reali o virtuali, finiscono. Ma un video erotico, o una foto, in digitale rimangono per sempre e sono condivisibili in rete. Non dimenticatelo».

L’Unione Sarda, 18 aprile 2021

 

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