Un decennio di indipendentismo. Alle radici rivoluzionarie del sardismo, di A. D.

Il saggio “Dare finalmente all’abbandono un movimento e un’anima“, di Cristiano Sabino e Giovanni Fara ripercorre gli ultimi dieci anni di indipendentismo sardo.

È disponibile online e in libreria “Dare finalmente all’abbandono un movimento e un’anima”, un saggio che ripercorre gli ultimi dieci anni di indipendentismo sardo, «offrendo nuovi spunti di riflessione – sostengono gli autori Cristiano Sabino e Giovanni Fara – per il rilancio della battaglia per l’autodeterminazione della Sardegna. Il libro è pubblicato da Catartica Edizioni nella collana “I diari della motocicletta” (136 pagine, 13 euro).A cento anni precisi dalla nascita del Partito sardo d’azione il saggio rilancia il discorso sardista, richiamandone la radice “popolare” e le aspirazioni di autogoverno radicale della base del movimento, composta alle origini per lo più da contadini, pastori, artigiani e giovani intellettuali ad essi profondamente legati dall’esperienza della guerra. Il titolo stesso non è altro che una citazione tratta dallo schema di programma approvato dal terzo congresso regionale dei combattenti sardi (tenutosi a Macomer nell’agosto del 1920), cioè dal documento politico su cui verrà costruita la prima struttura del futuro Partito sardo. Il richiamo alle origini popolari e rivoluzionarie del sardismo si lega nel libro a decise suggestioni gramsciane che – sostengono gli autori – era decisamente un sardista, nella misura in cui «poneva la questione della liberazione della Sardegna dal giogo coloniale come una costante della sua riflessione politica e intellettuale». La riflessione storica si lega però all’attualità politica e alla crisi profonda dell’indipendentismo moderno. Il lavoro di Sabino e Fara si concentra anzi soprattutto sulla necessità di «fornire una lettura del fallimento storico dell’indipendentismo organizzato e dei suoi principali protagonisti, per avanzare la proposta – sotto forma di manifesto – di un nuovo percorso di emancipazione, liberazione della nazione sarda».Il libro evidenzia i momenti che maggiormente nell’ultimo decennio hanno portato l’indipendentismo alla sua attuale condizione di inconsistenza politica, ragionando su un possibile nuovo cammino. «È necessario – dicono gli autori – fare autocritica e dare finalmente all’abbandono un movimento e un’anima. Un passo indietro? Una rinuncia? La dichiarazione della resa e l’abbandono dell’ambito indipendentista? La presa di coscienza della fine dell’indipendentismo organizzato o l’apertura di un confronto sulle ragioni del suo fallimento? In questo testo si vuole risponde a ciascuna di queste domande».

Cristiano Sabino è nato a Sassari nel 1979. È tra i fondatori dell’organizzazione A manca pro s’indipendentzia, nella quale ha ricoperto vari incarichi fino a diventarne portavoce. Insegna filosofia e storia. Nel 2017 ha esordito col suo primo libro edito per Condaghes, “Compagno T. Lettere a un comunista sardo”. Cofondatore del collettivo Filosofia de Logu, ispirato dagli studi post-coloniali, è autore di uno degli undici capitoli (dedicato al sardismo di Gramsci) del libro “Filosofia de Logu” appena uscito per Meltemi.

Giovanni Fara, classe 1975, sassarese, tra il 2009 e il 2011 è stato coordinatore provinciale di Sardigna Natzione Indipendentzia a Sassari, è membro della direzione del movimento ed è tra i promotori della mobilitazione contro il nucleare nel 2011. Nel 2014 partecipa alla costituzione del Fronte indipendentista unidu. Nel 2018 ha ricoperto l’incarico di portavoce di Caminera Noa. È cofondatore nel 2017 di Catartica Edizioni.

 

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