GLI OPERI NON TORNERANNO PIU’, di Dario Di Vico

Come mai gli operai restano fedeli negli anni a Cgil- Cisl-Uil, ottengono buone proroghe dei Ioro contratti e poi votano un partito come la Lega? Secondo i dati elaborati da Ipsos il 30,8% delle tute blu propende per la formazione di Matteo Salvini, oltre dieci punti di consenso in più della somma di Pd (16,496), Leu (2,5%) e Italia viva (1,9%), i tre tronconi in cui è diviso il centrosinistra. Per Michele Salvati, 83 anni, economista ed ex deputato PD ….. e per Mario Tronti ….

Con la firma del contratto nazionale dei metalmeccanici (1,5 milioni di persone) si è chiusa la prima fase dei rinnovi dell’industria che hanno riconosciuto ai lavoratori di Cgìl-Cìsl-Uìl aumenti medi dai 65 ai 120 euro, a seconda della categoria.

In tempi di pandemia, infatti, non si tratta di un risultato da poco anche perché ottenuto quasi senza scioperi o proteste eclatanti, un risultato che quindi ci serve per rilanciare un quesito: come mai gli operai restano fedeli negli anni a Cgil- Cisl-Uil, ottengono buone proroghe dei Ioro contratti e poi votano un partito come la Lega, agli antipodi rispetto alla cultura e ai valorì del sindacalismo confederale?

Secondo i dati elaborati da Ipsos il 30,8% delle tute blu propende per la formazione di Matteo Salvini, oltre dieci punti di consenso in più della somma di Pd (16,496), Leu (2,596) e Italia viva (1,9%), i tre tronconi in cui è diviso il centrosinistra. Come si spiega quest’apparente paradosso?

Per Michele Salvati, economista ed ex deputato, considerato uno degli ideatori del Partìto Democratico, «la verità è che oggi ci si iscrive al sindacato per usufruire di un servizio e il Pd si presenta come un partito d’opinione, uno tra i tanti».

Secondo Salvati le tradizioni classiste imperniate sulla stretta abbinata partìto-sindacato sono state spazzate via, «resistono di più in Inghilterra e forse in Germania, non certo da noi».

Per cui l’appello rivolto da un altro intellettuale gauchiste come Mario Tronti ( «La sinistra vada a rìprendersì gli operai che votano Lega») è destinato a restare lettera morta. Né si può pensare che le trasformazioni della composizione del lavoro manuale con l’aumento dei precari e dei lavoratori dei servizi a basso valore aggiunto possa cambiare miracolosamente la carte in tavola. «Se persino gli operai del manifatturiero non vedono più un nesso tra le lotte sindacali per il rinnovo dei contratti e l’orientamento politico a sinistra, è assai difficile che un sentimento di questo tipo possa nascere d’incanto tra i rider o tra i lavoratori della logistica».

Tornare indietro è impossibile anche· perché gli operai che votano Lega scindono l’identità di fabbrica da quella di territorio. Sul lavoro l’immigrato è un compagno con cui condividono la giornata e i problemi, mentre nel quartiere lo stesso immigrato diventa un ìnvasore, «La chiave quindi non sta in fabbrica ma nei quartieri popolari. È quello il terreno dove cresce la sensazione di insicurezza».

Da 7/Il corriere della sera, 5 marzo 2021

 

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