Calci, pugni, e la folla che incita «dai picchialo». di Sara Marci

Anche a Cagliari: gioventù violenta fra botte e alcol.

E poi ancora calci e pugni. Intanto gli altri tirano fuori il cellulare e immortalano le eroiche gesta dell’ultimo sabato sera nel Corso che potrebbe essere un giorno qualunque. A pochi passi la ricerca dello sballo a tutti i costi la raccontano le bottiglie di superalcolici abbandonate in piazza Sant’Eulalia, vodka per lo più, segni delle notti brave iniziate in piazza e spesso terminate a bordo di un’ambulanza, in coma etilico. Relegata alla didattica a distanza, privata della quotidianità, di palestre, cinema e di ogni valvola di sfogo, la gioventù cagliaritana sembra mostrare il peggio di sé. Se di pentola a pressione si tratta, il botto c’è già stato.
Risse e alcol
Bastano meno di 10 euro per ottenere il kit completo: vodka, succo di frutta e quattro-cinque bicchieri, il tutto riposto dentro la busta di plastica che contiene gli ingredienti per lo sballo. Si sussurra che sia sufficiente presentarsi in un bar della Marina per ottenerlo, anche se si è poco più che bambini. Partono così le giornate trasgressive di una generazione disorientata e fuori controllo sempre più spesso protagonista della cronaca peggiore. Tre risse sabato scorso, che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, il lunedì prima nuovamente urla, spinte, schiaffi e pugni tra un gruppo di ragazzine, all’esterno di un locale di via Is Mirrionis. Una lite furibonda interrotta solo dall’arrivo di alcune pattuglie della Polizia e dei Carabinieri.
Video e coltelli
Il video della maxi rissa tra adolescenti circola immediatamente su whatsapp, dopo poco rimbalza su Telegram, come un trofeo da mostrare agli amici. Gira voce che due settimane fa nella sede di Assemini del Giua una decina di ragazzi abbiano preso di mira un coetaneo, secondo qualcuno finito in coma. Il vicepreside smentisce: «Siamo stati contattati dai carabinieri, ci risulta siano stati coinvolti due nostri studenti e che un ragazzo sia stato portato all’ospedale. Ci sono indagini in corso». Il condizionale è d’obbligo anche per un presunto pestaggio avvenuto al porto, a fine gennaio, dove sarebbe saltato fuori persino un coltello.
Rioni in ostaggio
Intanto c’è un quartiere in ostaggio. «Da quando sono chiusi i locali la situazione alla Marina è sicuramente peggiorata, soprattutto in piazza Sant’Eulalia», racconta Andrea Cardia, residente. «Ogni sera, dalle 18 alle 21, si riunisce un gruppetto di dieci-quindici ragazzini. Arrivano con alcolici comprati sottobanco e iniziano a urlare e bere sino a star male», spiega. «Alla mia compagna due settimane fa hanno tirato una bottiglia sulla caviglia, fanno la pipì davanti agli ingressi delle abitazioni, spesso oltre a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine siamo arrivati a chiamare anche il 118, perché spesso bevono talmente tanto da stare male», ribadisce. «Siamo stati tutti ragazzini e non voglio certo fare il bacchettone, ma il Comune deve prendere provvedimenti che ci consentano di vivere in sicurezza».
L’effetto Covid
Sandra Orrù da diciotto anni abita alla Marina e a certe situazioni è abituata: «Il lockdown però ha peggiorato la situazione – dice -, portando questi ragazzini a scatenarsi ancora di più». Tanto da averla costretta, due mesi fa, a presentare un esposto per denunciare quanto accade. «In passato io e mio marito abbiamo persino ricevuto minacce e sono arrivati a spaccarci le bottiglie all’ingresso di casa». Il problema sono sempre loro, decine di ragazzini assiepati nel piazzale della chiesa, molti dei quali arrivano in pullman anche dai paesi dell’hinterland, insieme alla vodka, che probabilmente li fa sentire grandi. Pieni di rabbia e di voglia di sfidare il mondo.
Sara Marci

L’UNIONE SARDA 19 febbraio 2021

 

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