«Ho visto morte e sofferenza», di M. V.

Suor Margherita Caddeo ha 81 anni e ha sconfitto il Covid, dopo tre settimane di ricovero nell’ospedale Marino di Cagliari.

«Ho visto una vicina di letto morire. Provare il virus sulla mia pelle è stato terribile: non riuscivo a camminare e ancora oggi ho poche forze».

Suor Margherita Caddeo ha 81 anni e ha sconfitto il Covid, dopo tre settimane di ricovero nell’ospedale Marino di Cagliari.

Ora è nuovamente nella sua stanza, all’istituto Sacro Cuore delle Figlie della Carità. «Ho toccato in prima persona il dolore su di me e vedendolo sulle persone che erano ricoverate accanto a me. Le sofferenze, fisica e morale, che questo virus provoca sono terribili».

La brutta esperienza vissuta le ha però permesso di incontrare degli “angeli”: «Tutto il personale sanitario dell’ospedale Marino. Trattano tutti i pazienti come fossero loro figli».
Doppio svenimento
Non sa come sia potuto accadere. Nell’istituto religioso c’è sempre stata la massima attenzione per evitare i contagi. «Nonostante le precauzioni prese, ho contratto il virus», racconta suon Margherita.

E come lei altre tre consorelle sono risultate positive, senza dover ricorrere al ricovero. «Anche io», spiega, «non ho avuto febbre né problemi respiratori. Un giorno, era il 15 gennaio, mi sono sentita particolarmente debole. E non avevo fame. Improvvisamente sono svenuta. Non ricordo nulla. Il personale del 118 è stato gentile. Ma ho rifiutato il ricovero perché pensavo fosse un po’ di spossatezza. Dopo poche ore sono svenuta una seconda volta. E mi hanno accompagnato al Santissima Trinità».
Tampone positivo
Qui suor Margherita scopre di essere positiva al Covid. «Anche in questo caso il personale medico e infermieristico è stato meraviglioso».

Nella caduta la religiosa (è suora dall’età di vent’anni e lo scorso agosto ha festeggiato i sessant’anni da quando ha pronunciato i voti) si è procurata una doppia frattura alle costole.

Così è stata trasferita al Marino. «Reparto al primo piano: A-Covid. Qui ho potuto provare in prima persona quale sia la sofferenza che provoca questo virus. Ma anche ammirare il grande lavoro quotidiano di tutto il personale sanitario». Tante le storie che le sono passate accanto. Molte quelle tragiche. La voce si interrompe quando il ricordo va alla vicina di letto che non ce l’ha fatta. «È morta accanto a me».
Le preghiere
Si considera fortunata. Perché a 81 anni è potuta tornare nell’istituto Sacro Cuore, la sua casa. «Un’altra signora è caduta facendosi molto male. Un’altra è rimasta più di un mese. E posso parlare solo di quello che ho visto nella stanza che mi ha ospitato per tre settimane».

La ripresa è stata lenta, così come il diventare negativa. «Ho dialogato molto con tutto il personale. C’è chi mi chiedeva anche una preghiera. Il loro non è un lavoro: è una missione». E lo dice una suora che ha fatto la maestra nelle scuole materne del Sacro Cuore, in giro per la Sardegna. «Conosco bene cosa vuole dire lavorare. Mio padre ha fatto il minatore nella miniera di Montevecchio a Guspini. E io ho insegnato ad Arzachena, Ittiri, Bonorva e poi a Cagliari. E vedere medici, infermieri e tutto il personale sanitario del Marino trattare i pazienti come fossero dei figli mi ha fatto capire quanto tengano al loro lavoro che in questo difficile periodo è una vera e propria missione».
M. V.

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lunedì 15 febbraio

 

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