«Sono sardo, che fortuna», Cinzia Meroni

Parole di Paolo Fresu, uno dei più importanti trombettisti mondiali, in occasione dei suoi 60 anni. Auguri! Anche i Sardi sono fortunati ad avere tra loro uno come te.


«A chent’annos, con lo sguardo puntato al futuro, ma senza dimenticare il passato», che è storia, identità e ricchezza.

È con questo spirito che Paolo Fresu spegne oggi 60 candeline e festeggia con l’uscita, per la sua Tuk Music, del cofanetto “P6OLO FR3SU”. Non una semplice antologia, visto che, accanto a “Heartland”, introvabile album del 2001, realizzato con David Linx e Diederik Wissels, l’opera contiene anche il disco di inediti “The Sun On the Sea”, registrato a distanza, fra Italia e Brasile, durante la pandemia con Daniele di Bonaventura e Jaques Morelenbaum, e “Heroes – A Tribute to David Bowie”, album di cover del Duca Bianco, commissionato a Fresu dal Comune di Monsummano Terme – cittadina toscana teatro della prima apparizione di Bowie in Italia, nel ’69, a un concorso canoro (che non vinse!) – e suonato con Petra Magoni, Gianluca Petrella, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Christian Meyer.

Sempre oggi, la festa per i 60 anni del trombettista di Berchidda continua con il concerto evento, in onda alle 21.15 su Rai 5 e poi disponibile sul canale YouTube dell’artista, registrato nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, sua città adottiva, con il Quartetto d’archi Alborada, il pianista Dino Rubino, il bandoneonista Daniele di Bonaventura, il contrabbassista Marco Bardoscia e la voce narrante di Alessandro Bergonzoni. «Questo progetto nell’insieme è la mia fotografia di sempre e racconta della mia grande apertura», ci ha spiegato Fresu. «Bilanci? Non ne faccio o, meglio, ci sono, ma quella che prevale è la voglia di continuare a divertirmi facendo musica. Ho una gran voglia di fare e mi sento molto giovane dentro».

Si vede dal codice alfa numerico Leet del titolo, “P6OLO FR3SU”, che è molto in voga tra i giovanissimi.
«I codici rappresentano la voglia di scoprire e confrontarsi con quelli di generazioni altre è la quintessenza di quello che stiamo vivendo. Uno deve vivere il presente e io sono curioso, aperto, ascolto qualsiasi cosa, perché è un meccanismo di inclusione e arricchimento incredibile».

Si spiega così “Heroes – A tribute to David Bowie”, un artista apparentemente lontano dal jazz?
«Lui è l’incarnazione di quel che dicevamo, nel suo linguaggio non c’era solo la musica, ma la presenza scenica, i vestiti incredibili, le installazioni. David Bowie guardava avanti, allo spazio, era aperto. Il suo ultimo capolavoro, “Black Star“, lo fece con musicisti jazz. Entrare dentro la sua musica e comprenderne la complessità è stato interessante».

In che territorio si è spinto, invece, con “The Sun On the Sea”?
«È un disco estremamente melodico, frutto di una lunga ricerca sul suono e sulla melodia, dove la tromba deve sempre più diventare una voce umana e la melodia è una sorta di vascello, che travalica le geografie».

E “Heartland”?
«È un lavoro a cui sono profondamente legato. Tra l’altro, contiene “Ninna nanna pizzinnu” cantata da un cantante belga, a cui avevo insegnato il testo in sardo (ride)».

D’altro canto “Sardegna” è la prima delle 60 parole, che ha usato nel libretto per raccontare il suo viaggio artistico e umano.
«Ho scelto di usare parole singole, perché lasciano spazio all’interpretazione. Me ne sono venute esattamente 60, le ho riportate nel cofanetto così come le avevo scritte e, sì, la prima è Sardegna».

In effetti, tutto è partito da qui.
«Sono quello che sono grazie alle mie origini. Essere sardo per me è un grande privilegio, perché c’è una diversità dovuta al fatto che siamo un’isola, che abbiamo ancora una lingua, una musica autoctona interessante, un artigianato incredibile, paesaggi e cieli bassi unici e una cultura legata ai rapporti che non è mai cambiata. Una diversità importante in un momento storico in cui, invece, siamo tutti uguali, l’importante è esserne coscienti e condividerla col mondo».

È la filosofia di Time in Jazz. A che punto è l’edizione 2021?
«È pronta, stiamo attendendo di capire se le modalità saranno simili a quelle dell’anno scorso. Speriamo di poter portare qualche artista internazionale e di continuare a sviluppare i progetti legati all’infanzia. Uno dei grandi temi poco affrontati della pandemia è quello della scuola e della sofferenza dei ragazzi, mentre a noi l’argomento sta molto a cuore».

Ci racconti “P6OLO FR3SU – Musica da Lettura”.
«Mi piaceva l’idea di festeggiare con un concerto in una biblioteca storica, perché è la quintessenza di ciò che siamo, i libri significano conoscenza, curiosità, indagine, storia. La Biblioteca dell’Archiginnasio, poi, è meravigliosa. Mi piace l’idea di entrare in punta di piedi in un luogo con una storia talmente grande, che noi dobbiamo semplicemente abitarlo».
Cinzia Meroni

La Nuova Sardegna, 11 febbraoi 2021

 

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