INTERVISTA a Noemi Ghetti. Gramsci e le donne. L’altra metà della rivoluzione.

da La Nuova Sardegna, 17 gennaio 2021

Giulia Schucht, moglie di Antonio Gramsci, e i figli Giuliano e Delio.

Vincitrice del Premio FiuggiStoria 2020 sezione Biografie con Gramsci e le donne. Gli affetti, gli amori, le idee (Donzelli, pagine 160, euro 18), Noemi Ghetti è una raffinata studiosa di storia, letteratura e linguistica, autrice di trasposizioni di classici per ragazzi da Machiavelli e Plutarco, di testi per reading e drammi musicali. Nata a Pieve di Soligo (“il paese di Andrea Zanzotto”), ha pubblicato vari volumi tra cui L’ombra di Cavalcanti e Dante (2011) e Gramsci nel cieco carcere degli eretici (2014) con l’Asino d’oro edizioni, e per Donzelli La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra politica e amori, 1922-1924 (2016).

Laureata con Franco Sartori in Storia antica a Padova con una tesi sugli etruschi nella storiografia greca, ha compiuto studi filosofici all’università di Firenze, dove a lungo ha insegnato nei licei. Da vent’anni abita e lavora a Roma. Sensibile all’importanza decisiva del rapporto uomo-donna nella storia, ha studiato la questione femminile dal mondo antico all’età contemporanea, indagando sul ruolo della donna nelle culture mediterranee, in particolare nelle società etrusca, sarda, greca e romana. I giurati del Premio Fiuggi hanno sottolineato “l’originalità di temi e interpretazioni” rimarcando nel lavoro di Ghetti “la rilettura del pensiero gramsciano in un’ottica non femminista, alla luce del nodo fondamentale del rapporto uomo-donna”. Nel marzo 2017 al liceo di Ghilarza ha discusso di Gramsci e Dante con trecento studenti giunti da tutta la Sardegna.

Il suo “Gramsci e le donne” fa apprezzare ancora di più l’autore dei Quaderni.

Antonio Gramsci ha sempre sostenuto «la necessità dello sviluppo di una nuova identità femminile, intimamente libera da schiavitù arcaiche e da condizionamenti culturali». Malfermo di salute fin da piccolo, vedeva attorno a sé donne votate al destino immutabile di madri e sorelle dedite alla cura, e si ribellava proponendo una dialettica paritaria tra i sessi, che componesse i termini opposti uguale-diverso. Era intimamente convinto dell’assoluta “uguaglianza nella diversità tra uomini e donne”.

Noemi Ghetti risponde al telefono dalla casa romana in Trastevere. Gramsci nei Quaderni del carcere rifiuta il modello di donna del fordismo americano, sempre disposta a servire il marito operaio, senza inutili corteggiamenti, come l’oraziana “Venere facile e a portata di mano”.

«La biografia gramsciana è costellata di figure femminili: le rivoluzionarie russe ed europee, protagoniste delle lotte per l’emancipazione del primo trentennio del Novecento, ma prima di loro la mamma Peppina Marcias, le sorelle, le compagne torinesi, e infine le complesse relazioni con Eugenia, Giulia e Tatiana, le tre sorelle Schucht con le quali si comporrà il suo universo affettivo più intimo. Gramsci, politico e sociologo di un secolo fa, rifiuta la figura tradizionale della donna casalinga e madre, ma critica anche il modello femminile “soviettista” che sacrifica al lavoro in fabbrica e per il partito le più segrete aspirazioni. Allo stesso tempo respinge la casalinga consumista del fordismo, chiamata a essere, come nel leninismo, garante del risparmio energetico necessario al lavoro meccanizzato del suo “gorilla ammaestrato”.

Nel rapporto uomo-donna Gramsci sottolinea la rilevanza della “quistione sessuale”.

La dialettica dei sessi è prepolitica, connaturata con la realtà umana dall’emergenza della pubertà. Gramsci la definisce “quistione sessuale” e non quistione femminile, sottolineando il rapporto paritario fra due persone naturalmente uguali e diverse: un paradosso dal punto di vista razionale. La sessualità non è da lui vista in chiave di dominio. Stabilire che uno dei due è inferiore, è dire che non è umano. Secondo Aristotele le donne, come gli schiavi, sono esseri a metà tra gli uomini e gli animali. Per la Bibbia la donna è nata da una costola di Adamo. Gramsci rifiuta la visione millenaria dell’homo homini lupus, per lui uomo e donna sono uguali per nascita, una modernità rivoluzionaria».

Socialismo e ruolo delle donne. Pensatrici come Rosa Luxemburg e Clara Zetkin affermavano come «non ci potesse essere emancipazione delle donne senza socialismo e non ci potesse essere socialismo senza la liberazione delle donne». Lei riporta frasi di Gramsci da riempirci mille murales nel mondo.

«Aggiungo una citazione dalla straordinaria recensione a “Casa di bambola” di Ibsen, rappresentata al teatro Carignano nel 1917, anno della rivoluzione russa: “La donna non è più solamente la femmina che nutre di sé i piccoli nati e sente per essi un amore fatto di spasimi della carne e di tuffi di sangue, ma è una creatura umana a sé, ha una coscienza a sé, ha bisogni interiori suoi, ha una personalità propria”.

Anche qui sta la grandezza di Gramsci che durante il biennio rosso torinese affidò la direzione del quindicinale “Compagna” a due donne, Camilla Ravera e Rita Montagnana. E mentre le violenze squadriste si moltiplicavano, come ricorda Teresa Noce nelle riunioni clandestine con gli operai, insisteva a coinvolgere le donne, propugnandone l’emancipazione come presupposto della liberazione dell’uomo».

 

Come definirebbe le donne che segnano la vita di Gramsci?

«Andiamo oltre le figure internazionali, come Aleksandra Kollontaj e Inessa Armand, Rosa Luxemburg e Clara Zetkin, con cui Gramsci pure ebbe a che fare. Parliamo di Giulia Schucht, la violinista di cui si era innamorato. Di lei lo turbava l’immagine di donna bella, misteriosa, sfuggente, che gli faceva scattare “l’elettricità dei gatti” quando suonava. Parliamo della madre Peppina, presenza fondamentale, che aveva la fierezza delle donne sarde: era stata lei a farlo studiare. E della complicità con la sorella Teresina: con lei condivideva la passione per la lettura, coinvolgendola nelle ricerche sugli idiomi sardi. Infine il rapporto complicato con le cognate russe. In particolare, negli anni del carcere, il tormento di capire attraverso Tatiana che cosa stesse accadendo ai figli e a Giulia, sofferente e inaffidabile per la sorveglianza a cui era sottoposta». C’è il Circolo femminile di Ghilarza.«Un fatto rivoluzionario per quegli anni, con Teresina che, mentre dirige l’ufficio postale di Ghilarza e partecipa a uno sciopero nazionale dei postelegrafonici, addirittura crea in paese un collettivo femminile, per capire la politica e dare ruolo attivo alle donne».

Gramsci passa un anno e mezzo a Mosca conservando la sua autonomia intellettuale.

«Un genio come Gramsci va liberato da ipoteche che hanno gravato sulla sua ricerca. Grande fu la sua capacità di mediazione politica, senza mai derogare ad alcuni principi fondamentali per i quali, scriveva alla madre, era disposto a morire. L’esempio della sua vita lo rende sempre più amato e studiato nel mondo degli oppressi. Dopo la caduta del muro di Berlino la sua lezione antidogmatica per un marxismo non appiattito sul determinismo economico rimane ancora chiara e limpida. È un’icona laica moderna, che affascina i giovani come Che Guevara».

 

Gramsci è ricordato per il triplice richiamo all’importanza dell’istruzione. Leggere oggi il Bloomberg Index, con i cinquecento nababbi che nella pandemia hanno visto crescere i loro patrimoni di 1800 miliardi, inquieta, rende contemporaneo il pensiero di chi ha vissuto nella casa di pietra lavica e rossastra di Ghilarza.

«”Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”. L’appello con cui il primo maggio 1919 Gramsci inaugurava l’Ordine Nuovo è l’idea chiave della sua attività di politico e di uomo. C’è la certezza dell’uguaglianza universale degli esseri umani e che la conoscenza è un sistema in movimento. Tra pochi giorni ne scriverò nel volume collettaneo di Left dedicato alla scissione di Livorno, da cui cento anni fa nacque il Pci».

 

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