APPELLO AI SARDI, da parte di CATTOLICI SARDI

Alcuni cattolici sardi hanno formulato un appello perché i sardi uniscano gli intenti e le forze per affrontare la crisi della Sardegna preesistente alla pandemia, che l’ ha drammaticamente acuita. LE ADESIONI AGGIORNATE ALLE ORE 19 DI SABATO 28 NOVEMBRE 2020 per un totale di 134 firme. Si può sottoscrivere l’appello inviando una mail a Mario Girau (mario1946girau@gmail.com) o a Franco Meloni (melonif@gmail.com). Basta indicare Nome, cognome e paese/città.


Pubblichiamo volentieri e diffondiamo un appello di cattolici sardi che preoccupati della situazione generale e, in particolare, della Sardegna, sollecitano un impegno corale dei cittadini sardi e delle Istituzioni per arrestare il declino della regione e lavorare uniti per un suo nuovo sviluppo, volgendo la terribile crisi dovuta all’epidemia covi-19 a nuove prospettive. L’appello si collega idealmente alle esortazioni di Papa Francesco, significativamente al video-messaggio da lui fatto al termine delle giornate del The Economy of Francesco e al documento finale dello stesso evento denominato “Patto di Assisi”. I cattolici promotori in fondo delineano la proposta che insieme con tutti gli uomini di buona volontà si costruisca un “Patto di Assisi per la Sardegna”.

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“Non ci si salva da soli”. Per battere il Covid in Sardegna è urgente la “buona politica; non quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”.

Appello di cattolici sardi

Premessa. Noi cittadini sardi, cattolici ispirati dai valori del Vangelo, fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa, convintamente riproposti dalle ultime illuminanti encicliche di Papa Francesco, ci dichiariamo preoccupati e angosciati per il precipitare della situazione economica della Sardegna, con il portato di sofferenze materiali e psicologiche per un numero crescente di persone appartenenti a tutti gli strati della società sarda, specie dei meno abbienti. Chiediamo pertanto a tutti, a partire da quanti hanno responsabilità pubbliche, nelle Istituzioni e nelle altre organizzazioni della Società, e a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, un impegno corale che, nel rispetto delle differenze delle diverse appartenenze politiche e culturali, ci renda solidali e attivi per uscire dalla situazione di crisi e difficoltà antiche e attuali della nostra regione.

1. La Sardegna nel momento in cui ha bisogno della più grande ricostruzione morale sociale ed economica della sua storia contemporanea – che può iniziare proprio dalla lotta al Coronavirus e ai suoi devastanti effetti – risulta paralizzata da un insieme di contraddizioni che si scaricano soprattutto sui più deboli.

La pandemia da Coronavirus ha ulteriormente aggravato le già precarie condizioni economiche e sociali della Regione. L’aggiornamento congiunturale dell’economia della Sardegna del novembre 2020, pubblicato dalla Banca d’Italia, sottolinea la forte negatività di tutte le variabili (molto peggio di quanto accaduto a livello nazionale) dal PIL ai consumi, dalle esportazioni all’occupazione, dal fatturato agli ordinativi di tutti i settori dall’agricoltura all’industria, dal commercio, all’edilizia dal turismo ai servizi. Gli effetti di questa crisi strutturale avranno pesanti conseguenze oltrechè sul piano sociale anche su specifiche situazioni come l’emigrazione dei giovani istruiti, l’ulteriore spopolamento dei piccoli comuni, l’incremento dei livelli di povertà.

2. Principali emergenze

In diversi settori fondamentali le situazioni di crisi si sono aggravate negli anni.

- Nella scuola, nella formazione, nell’Università e nella Ricerca, comparti in cui si ampliano i divari tra i partecipanti a tutti i livelli – con esclusioni dettate in grande misura dalle condizioni economiche di partenza delle famiglie – oggi anche acuiti dalla formazione a distanza.

- Nei trasporti perennemente incerti al punto di togliere ai sardi il diritto costituzionale alla mobilità. E’ dei giorni scorsi la dichiarazione relativa all’interruzione dal 1° dicembre di tutti i collegamenti navali in convenzione.

- Nella sanità, con i tagli sistematici agli organici, l’annuncio di riforme penalizzanti nei confronti dei territori, l’intasamento degli ospedali; il taglio delle borse di studio per le specializzazioni mediche. Questioni ben rappresentate in questo periodo dal malessere dei sindaci di fronte all’enormità dell’emergenza sanitaria disperatamente affrontata dai medici, dal personale sanitario, dagli operatori delle cooperative sociali e del volontariato a cui va la nostra solidarietà

- Nelle pubbliche amministrazioni, in tutte le diverse articolazioni, dove si aggrava la farraginosità burocratica al punto da compromettere i diritti dei cittadini, ma anche delle imprese, ostacolate anzichè sostenute nella funzione di creare lavoro per uno sviluppo economico eco-sostenibile.

Nella politica, segnata dal crollo della partecipazione dei cittadini sardi agli eventi elettorali e, spesso , da carenze programmatiche e attuative che rischiano di mettere a repentaglio i diritti della persona e perfino del rispetto della dignità umana. Nell’emergenza attuale, che riguarda tutti, ad essere maggiormente colpite sono, come sempre, le fasce sociali più deboli della popolazione: giovani, donne, anziani, poveri di ogni tipologia e, tra essi, ammalati, persone con basso livello culturale, analfabeti digitali, i residenti nei piccoli centri dell’interno, disoccupati.

Le famiglie che già vivevano in situazioni di disagio prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria, versano oggi in situazioni di gravissima difficoltà, come testimoniano anche i recenti dati della Caritas sull’aumento della povertà assoluta e relativa.

La Sardegna ha bisogno, dunque, di interventi concreti sulle politiche per la famiglia, i giovani, il lavoro e le imprese, la questione ambientale, la sanità, la scuola, le infrastrutture, l’Università, la ricerca, le nuove tecnologie, la lotta alla corruzione.

3. La buona politica

Sulle orme di Papa Francesco chiediamo per la Sardegna “l’urgenza della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali […] che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza”

L’obiettivo principale della Politica deve essere, in questo frangente, la salvezza della dignità delle persone, concentrando ogni sforzo sul lavoro, sulla ricerca del bene comune e non sull’assistenzialismo.

4. Piano straordinario e Piano per la Rinascita

Si metta perciò a punto un piano straordinario di investimenti da far partire al più presto, non oltre il 1° gennaio 2021. Quando la moratoria statale sui licenziamenti finirà e termineranno le risorse straordinarie per la cassa integrazione, gran parte dei lavoratori più deboli e meno qualificati perderà il lavoro col rischio più che concreto di rimanere intrappolata in una condizione di impoverimento per lungo tempo. Pertanto è necessario fin da ora intervenire con determinazione, anche con provvedimenti legislativi straordinari, sulle ben note emergenze create dalla pandemia.

Ma anche risulta indispensabile elaborare la fase della ricostruzione con un Piano per la Rinascita da costruire da parte delle Istituzioni con la collaborazione delle parti sociali – datoriali e sindacali – dei cittadini e delle loro organizzazioni, nella pratica della sussidiarietà, affinché si immaginino e si costruiscano percorsi di riqualificazione e affiancamento sociale condivisi e in grado di traghettare non solo le vittime del lockdown, ma l’intera Sardegna nella fase del post Covid. Questo piano indispensabile anche per utilizzare al meglio le ingenti risorse, che dovrebbero arrivare dal Recovery fund dell’Unione Europea. Si corre il rischio, infatti, che tali risorse vengano male utilizzate o sprecate se non si dovessero avere le idee chiare sulla loro destinazione e modalità d’impiego.

5. Unità per il bene della Sardegna

Come cattolici apprezziamo e sosteniamo il valore e l’importanza del pluralismo e della dialettica tra le forze politiche. Ma oggi, in questi tempi straordinari, le contrapposizioni devono mitigarsi lasciando posto al perseguimento di una grande unità tra le forze politiche e istituzionali. Il bene della Sardegna e della sua gente vale molto di più di piccoli vantaggi elettorali.

Speravamo tutti che questa pandemia da Covid-l9 cessasse e si potesse riprendere la vita nella sua normalità. Ma non è così. L’emergenza non sarà di breve durata e siamo certi che molto non sarà più come prima e che dobbiamo acquistare capacità politica di disegnare e realizzare nuovi e inediti scenari, come abbiamo cercato di argomentare in questo scritto.

Nell’esperienza drammatica che stiamo vivendo, e che ci ha fatto toccare con mano quanto siamo collegati e interdipendenti, ci è consegnata questa lezione: come il contagio avviene per contatto anche l’uscita dall’emergenza è possibile nel fare corpo unico. Non ci si salva da soli.

6. «Non sprechiamo la crisi!»

Rammentiamo in conclusione il recente messaggio della Conferenza Episcopale Italiana alle comunità cristiane in tempo di pandemia: “Viviamo una fase complessa della storia mondiale, che può anche essere letta come una rottura rispetto al passato, per avere un disegno nuovo, più umano, sul futuro. «Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» (Papa Francesco, Omelia nella Solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020)”.

Noi, cattolici sardi, raccogliamo queste esortazioni e chiamiamo tutte e tutti agli impegni che sinteticamente e sicuramente non esaurientemente abbiamo delineato in questo nostro appello.

Cagliari, giovedì 26 novembre 2020

 

LE ADESIONI AGGIORNATE ALLE ORE 19 DI SABATO 28 NOVEMBRE 2020 per un totale di 134 firme

Si può sottoscrivere l’appello inviando una mail a Mario Girau (mario1946girau@gmail.com) o a Franco Meloni (melonif@gmail.com). Basta indicare Nome, cognome e paese/città.

- Gianni Agnesa

- Luigi Alfonso

- Umberto Allegretti

- Detta Aloi

- Diego Bellini

- Lucia Biagini

- Francesco Birocchi

- Carlo Boi

- Luca Boi

– Anna Cabras

- M. Colomba Cabras

- Rosario Caeto

- Andrea Carta

- M.Antonietta Carta

- Marisa Catte

- Nenni Cau

- Sergio Concas

- Mimmo Contu

- Renato Corda

– Francesco Corrias

- Teresa Crespellani

- Salvatore Cubeddu

- Italo Cuccu

- Luciano Damiazzi

– Antonio Delitala

- Pino Dessì

- Cristiano Erriu

- Maurizio Fanni

- Stefano Farris

- Giampiero Farru

- Maria Grazia Fichicelli

- don Petronio Floris

- Antonio Ganadu

- Mario Girau

- Linalba Ibba

- Antonio Ippolito

- Agata Lasiu

- Lina Lai

- Alberto Lecis

- Giampiero Lecis

- Luca Lecis

- Aldo Lino

- M.Antonietta Loddo

- Clara Loddo

- Tonino Loddo

- Pierpaolo Loi

- Gianni Loy

- Andreano Madeddu

- Biancamaria Manca

- Franco Manca

– Maria Manca

- Antonello Mascia

- Filippo Maselli

- Antonio Mastinu

– Pinuccia Matterazzu

- Annarosa Melette

- Franco Meloni

- Giacomo Meloni

– Irene Mereu

- Franca Molinas

- Michele Muggianu

- Armando Mura

– Rina Mura

- Sergio Mura

- Antonello Murgia

- Antonio Muscas

– Gianfranca Natale

- Francesco Nuvoli

– M.Francesca Obili

- Paola Onnis

– Stefania Onnis

- Angelina Oppo

- Bruno Olivieri

- Stefano Pala

- Osvaldo Panetto

- M.Giuseppina Pau

- Giorgio Pelosio

- Mattia Pericu

- Stefano Pilia

– Angelica Pinna

- Alessandro Pinna

- don Antonio Pinna

– Rosanna Pinna

- Caterina Pintus

- Michele Pintus

- Francesco Piras

- Rosalba Piras

- Andrea Pirastu

- don Angelo Pittau

- Gian Luigi Pittau

- Giovanna Porceddu

- Alessandro Porcheddu

– Giovanna Puma

– Rina Puma

- Oriana Putzolu

- M.Cristina Putzu

– Immanuel Riva

- Franco Sardi

- Tonino Secchi

- Giorgio Seguro

– Serenella Serra

– Amelia Soru

- Rosalba Spensatellu

- Amalia Trudu

- Antonio Ulargiu

- Luisanna Usai

- Susanna Usai

- Antonio Vargiu

- Corrado Zoppi

- Angelo Zucca

- Antonio Ibba

- Angelo Berria

- Isella Palmas

- Giorgia Oppo

- Monica Mulas

- Teresa Obili

- Rosalba Obili

- M. Grazia Obili

- Debora Zoccheddu

- Anna Lucia Daga

- Efisio Sanna

- Francesco Federico

- Bonaria Serra

- Sergio Locci

- Paola Perseu

- Anna Cicalò

- Pinuccia Garau

- Anna Maria Biancu

- Barbara Marroccu

- Gianfranca Frau

- M. Grazia Fichicelli

- Francesca Porcella

- Peppina Puliga

- M. Chiara Usai

- Daniela Biancu

- Paolo Sardu

- M. Bonaria Carta

- M. Giuseppa Carenti

- Vanna Passino

- Annarella Guerra

- Salvatore Biancu

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    1 Comment to “APPELLO AI SARDI, da parte di CATTOLICI SARDI”

    1. By Anonimo, 8 dicembre 2020 @ 08:02

      Prima de totu: gratzias Mario Pudhu!
      Perché non hai snobbato né liquidato con altezzosità il nostro appello, anzi ne hai apprezzato i proponenti (cunsideru a parte e aprétziu po sa bona volontade, chi mai manchet!!!). Non lo firmi e lo dichiari, risolutamente!: “custu documentu geo no dhu firmo”, tanto è che in altra pubblicazione questo è il titolo dato della tua lettera. Beh, devo dire che mi sarei meravigliato del contrario, perché il documento effettivamente non poteva superare un tuo rigoroso ‘”esame di sardità”. Infatti non lo consideri sufficientemente caratterizzato da “sardi per la Sardegna”. Con una certa (ma non irrecuperabile) ragione. Eppure criticandolo ne metti in risalto alcuni pregi; per esempio che si rivolga specialmente ai cattolici (ma, affermiamo i proponenti, non esclusivamente) delineandone magistralmente il ruolo che gli stessi dovrebbero avere nella società: “iaus a dèpere èssere de cusciéntzia prus singilla e onesta, interessamentu e dovere prus precisos e fitianos, in ‘prima línia’ no a fosile in manu ma a libbertade e responsabbilidade personale e colletiva che gente chi seus, ca a èssere própriu gente giai est a èssere cristianos e méngius católicos puru”. Dai anche opportuni consigli ai pastori vescovi e preti per come dovrebbero considerare le loro pecore, in assonanza con quanto sostiene Papa Francesco. Parli poi di questioni vitali dell’essere sardi su cui non mi soffermo. Per calcolo o pigrizia? No, perché vorrei che altri, più preparati di me, anche per capacità espositiva, intevenissero per colmare, per quanto possibile, le carenze del nostro documento-appello. Faccio alcuni nomi: Salvatore Cubeddu, Bachisio Bandinu, Luciano Carta, Federico Francioni, Gianni Loy, Carmen Campus, Giacomo Meloni, Antonello Giuntini, Pietro Pintori … Se questo accadrà avremo sicuramente raggiunto un obbiettivo che ci può felicemente e utilmente accomunare. Saludos, Franco Meloni.