Il pioniere che trasformò gli ovili in un’industria, di Giacomo Mameli

Thiesi è stato uno dei pionieri dell’industria, il processo che ha trasformato il volto della Sardegna prima e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale superata la notte del fascismo.

Giovanni Battistino Pinna di Thiesi – morto tre mesi orsono a Cagliari come roccia centenaria dopo aver superato il secolo di vita – sapeva che solo l’industria, del tutto assente nell’isola dei nuraghi (tranne quella mineraria che relegava i sardi sotto terra e ne massacrava i polmoni con la tubercolosi e il mal di pietra) poteva farci uscire dalla preistoria. Soprattutto in un settore, la pastorizia e le altre forme di allevamento, che erano rimaste polifemaiche, faide per i pascoli, servi pastori sfruttati e proprietari di greggi incapaci di trasformare il latte, oro bianco dal Sulcis alla Gallura, passando per Ogliastra, Barbagia, Montiferru e Meilogu.

Era uno dei benemeriti della Fratelli Pinna Spa, i primi a portare fuori dal Tirreno e fino all’Oceano Atlantico il nome della Sardegna, imponendosi negli Stati Uniti col pecorino detto “romano” negli anni della grande crisi del 1929.

Era noto come avvocadeddu, il piccolo avvocato. Piccolo lo era solo di statura perché era stato lui, anche all’interno della sua famiglia di autentici innovatori in una saga virtuosa da capitani coraggiosi (basta rileggere il libro di Paolo Fadda – editore Delfino – sui sardi illustri tra Ottocento e Novecento) a insistere per passare dalla caciara di casa allo stabilimento moderno.

E la sua idea è diventata vincente, dopo i giganti Francesco e Giommaria, poi Serafino senior e junior e Antonino. Saga che continua oggi con gli eredi che ne hanno attualizzato anche i nomi di battesimo con un Gianmaria Pinna (oggi presidente), con gli amministratori delegati Andrea e Pier Luigi, con Alessandra consigliera, con cariche che cambiano spesso per un avvicendamento naturale senza spoil system. Giovanni Battistino Pinna nasce a Thiesi il primo gennaio del 1919 da Giommaria e da Caterinangela Musino, sorella grande di Giuseppe, uno dei miti della Brigata Sassari con gesta eroiche tra Caporetto e il gelo della Russia, anche lui morto a 101 anni.

Primi studi al paese natale, poi le superiori a Sassari e il salto verso la Toscana dove, a Firenze, si laurea in Giurisprudenza.

Inizia a esercitare in Toscana ma il legame con l’isola è forte. Rientra sotto Monte Pèlau, ha la tessera numero due del vero Partito Sardo d’Azione, la numero uno è di Giovanni Battista Puggioni, la scuola di pensiero è quella del profeta del sardismo Camillo Bellieni, antisovranista, uomo di frontiere aperte, non di grette chiusure. L’azienda va, caciare quà e là nell’isola, lui dirige una sorta di centro raccolta a Isili, conferiscono dal Sarcidano e dal Gerrei.

Salvatore Murgia, re-pastore di Perdasdefogu, diceva: «La mia famiglia me l’hanno campata i Pinna».

Poi, anche tra polemiche interne alla famiglia, la svolta. Lo stabilimento a Thiesi segna un’inversione di rotta. La più antica attività sarda conosce la trasformazione. La pastorizia diventa industria agroalimentare. Dall’ovile all’azienda. Dalla mungitura a mano a quella meccanica. Tutti i Pinna credono nelle nuove tecnologie, nell’innovazione di prodotto e di processo.

Anche dall’Olanda vengono a vedere il miracolo-Pinna. Nascono i formaggi per la grande distribuzione, si trovano negli autogrill, la terapia del piccolo avvocato trionfa.

A New York campeggia nelle vetrine Bloomingdale’s.

Certo: contrasti con alcune sigle sindacali, ma la maggior parte dei pastori sa che il formaggio si fa insieme, pastori e industriali, l’Atlantico non lo varca il pastore solitario sotto il Gennargentu o il Limbara. Si crea un team-Pinna affiatatissimo, da scuola con i citati Francesco, i vari Serafino, Antonino e la generazione digitale. Col piccolo avvocato sempre grande suggeritore. Appassionato di industria e di cultura. Nei giorni scorsi, quando nessuno pensava che stesse finendo i suoi giorni, Giovanni Battistino ha assistito alla laurea on line di una delle tante nipoti, Ludovica Lutri, appassionata di Relazioni Internazionali: le ha telefonato: «Brava Ludovica. Non fermarti alla laurea, continua a studiare”.

La Nuova Sardegna, 27 luglio 2020-10-23

 

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