RIFLESSIONI DI UN SACERDOTE OFFERTE AI SUOI FEDELI, di don Mario Ledda

Nella foto: la Chiesa di S. Pancrazio e …. di altri santi, tra cui i viventi, a Cagliari.


Ai fedeli di San Pancrazio e a tutti i frequentatori della Chiesa

Come alcuni di voi ricorderanno, Martedì 12 Maggio ricorre la memoria liturgica di San Pancrazio Martire, primo titolare della nostra Chiesa. Da oltre nove secoli [e chissà: forse da più tempo...] il giovane immigrato dal Medio Oriente alla Roma Imperiale non ancora cristiana, domina silenzioso sulla Città di Cagliari e sorridente conserva la sua presenza discreta e benedicente.

Quanti avvenimenti si è visto passare sotto gli occhi nella Cagliari divenuta stranamente “sua” Città! Quanti cambiamenti di regime, quanti potenti che si succedevano scacciandosi a vicenda, quanta cultura che maturava e si evolveva senza gli strappi della guerra e della politica, quante novità nella scienza, nell’arte, nella letteratura, nella ricerca! Ma soprattutto quanta varietà di donne e uomini che incessantemente passando il limen della Città si accostavano a lui per una visita, una preghiera, forse solo uno sguardo rassicurante…

La persistenza della devozione, segnalata anche dal persistere del Monumento, ci narra di una consuetudine e di una intimità col Santo che mai si è spezzata, anche quando altre devozioni hanno trovato sullo stesso colle e nello stesso luogo sacro un habitat sereno e fecondo.

In realtà – a parte la colpevole smemoratezza degli ultimi tempi – la storia della Chiesa di san Pancrazio narra di culti a vari Santi che sono stati capaci di convivere in armonia pur se talvolta con maggiore o minore interesse da parte dei devoti.

Il preponderante affetto per la Madonna del Buoncammino e la successiva devozione a San Lorenzo non hanno nascosto ai più accorti la presenza di Santi Eremiti (Onofrio, Maria Egiziaca, Antonio abate), la memoria della Passione del Signore (Cristo legato nell’orto, e non Ecce Homo!), l’Arcangelo Raffaele (che conobbe una grande festa a lui riservata), e così altri.

E Pancrazio sempre là, silenzioso e tranquillo, non invidioso dalla gloria altrui, capace di presenza tanto umile da non lamentarsi per la scomparsa della tela dalla sua cappella.

Anche fra i Santi del nostro Colle vige l’unità nella varietà, la ricchezza che proviene dalle diversità senza la noia della uniformità. Il noto virus ci ha precluso l’accesso alla nostra Chiesa, ma la memoria dei nostri Santi, principalmente di Pancrazio (il Decano dei nostri Patroni! Un bizzarro elenco mi porta a calcolare 12 Santi: dodici come i Canonici di Stallo del Capitolo Metropolitano? Allora Pancrazio ne è sicuramente il Decano!…) dicevo: la memoria dei nostri Santi ci spinge a reimpiantare la nostra fede – privata dell’appoggio necessario del culto liturgico – nel terreno sempre fecondo dell’ascolto della Parola, della preghiera personale, del servizio al prossimo, e (perché no?) della penitenza.

La parziale possibilità di utilizzo dei luoghi sacri per le celebrazioni, prevista dagli ultimi accordi tra Governo e C.E.I., non può assolutamente essere applicata al nostro piccolo e antico Tempio: l’esiguità dello spazio consentirebbe la presenza di pochissime persone, e sinceramente vedrei come fumo negli occhi un improponibile numero chiuso [come? a prenotazione? a diritto di prelazione? a chi arriva prima?...]. Ringrazio di cuore quanti (e sono più d’uno) hanno manifestato il desiderio di riapertura al culto, e anche quanti hanno offerto il loro aiuto: ma per il momento è necessario soprassedere, continuare ad aspettare e a soffrire, e sopratutto continuare a sperare. Buona festa di San Pancrazio! 11 Maggio 2020 don Mario

 

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