Arborea per Liliana Segre, nel nome di una società inclusiva, di Alberto Medda Costella

Il prestigio personale della senatrice a vita Liliana Segre risiede nella testimonianza che rende ogni giorno nella vita civile. Ha raccontato più volte di aver tenuto per sé la memoria delle vicende patite da bambina – cacciata ad 8 anni dalle scuole dello stato a seguito delle leggi razziali del 1938 – e da ragazzina 14enne deportata nei lager nazisti di Auschwitz (Polonia) e di Malchow (Germania). Ha raccontato di aver potuto liberare quella memoria soltanto in età avanzata, da sessantenne. Da allora si concede agli incontri con i ragazzi delle scuole perché quanto ha vissuto e sofferto costituisca, per le nuove generazioni, motivo di studio e riflessione.

Quasi due anni fa il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, apprezzando il suo magistero civile, l’ha nominata senatrice a vita. È nella conoscenza pubblica la campagna ingiuriosa che nei suoi confronti si è scatenata ormai da anni, ed ancor più acuitasi in tempi recenti. È altresì nella conoscenza pubblica la nobiltà della risposta, gentile e priva sempre di ogni spirito dispettoso o di fazione, che dalla sen. Segre viene a ripetuta e immotivata insolenza.

Ad esprimere sincera ammirazione per tale signorilità della senatrice, oltreché per la pregnanza della sua docenza civile, sono state negli ultimi mesi numerose Amministrazioni comunali di varie regioni d’Italia. I Consigli comunali sono stati chiamati a votare il conferimento della cittadinanza onoraria alla signora Segre, in lei cogliendo l’espressione dei migliori valori di tolleranza che sono a fondamento della Repubblica italiana, sorta dalla lotta alla dittatura fascista.

Ora anche la rappresentanza civica di Arborea è convocata per associarsi a tale virtuoso circuito democratico, civile ed umanitario. In quanto città costituitasi come “incontro realizzato”, nel lavoro e nella vita civile, fra popolazioni di etnia ed esperienza storica diversa (quali erano e sono i sardi ed i veneti, così come romagnoli, mantovani e siciliani), Arborea pensa se stessa all’interno di un’avanzata e fattiva fraternità universale, ed avverte come sia stato marcato da un carattere di volgare inumanità e inciviltà il deliberato legislativo del 1938 e quanto poi ad esso inevitabilmente seguì, con deportazioni ed assassini. Non di meno avverte come segnato dalla stessa perversione quanto, ancora oggi, proviene da settori pur marginali della società in odio a persone e retaggi religiosi e culturali del mondo ebraico.

Naturalmente, per la sua storia così singolare nella realtà sociale della Sardegna per i fondamentali apporti recati dalle comunità venete e sedimentati nella successione di tre, quattro generazioni, Arborea deve partecipare con una riflessione tutta sua all’evento. Lo può fare impegnando se stessa, e invitando a tanto soprattutto le fasce più giovani della sua popolazione residente, a guardare quanto la Sardegna, il Veneto, ma la stessa Arborea, furono presenti nelle desolanti e drammatiche vicende del 1938 e poi del 1943,’44 e ‘45.

Fra le personalità colpite dalle leggi razziali figurano anche diversi intellettuali che ricoprivano, tutti non sardi, in quanto dalla Sardegna le persone di religione ebraica erano state espulse già nel periodo della dominazione spagnola, avevano ricoperto la cattedra nella università di Cagliari. Nel novero alcuni veneti o giuliani: Alessandro Levi (veneziano), Teodoro Levi (triestino), Camillo Viterbo (triestino). Docenti di filosofia del diritto il primo (rimase appena un anno nel 1920), archeologo il secondo (curò i restauri dell’ipogeo di San Salvatore di Sinis) e docente di diritto il terzo. Senza dimenticare, per ciò che riguarda il nostro paese, il commendator Alessandro d’Ancona, reclutatore dei fattori toscani, giunti nell’allora Mussolinia, e colpito, anche lui insieme alla figlia, dalle leggi razziali del ’38, come le carte d’archivio storico del comune possono confermare. O ancora Camillo Hindart Barany, che morì per una causa, quella fascista, che poi si rivoltò contro la sua stessa cultura e tradizione.

Neppure si dovrebbe però dimenticare come, dalla parte degli “ingiusti” medici, fisiatri, biologi, antropologi, demografi ecc. firmatari del manifesto della razza, o collaboratori dell’identificazione dei cittadini di religione ebraica, figurò, insieme con altri studiosi e professionisti di varia origine (anche del Triveneto), pure i sardi Lino Businco e Giuseppe Brotzu, quest’ultimo scopritore delle cefalosporine a cui è intitolato l’ospedale di Cagliari. E come altri sardi deliberatamente consegnatisi alle oscenità della dittatura fascista alleata del nazismo hitleriano – fra essi Paolo Orano e il lussurgese Francesco Maria Barracu – abbiano cooperato, con una semina riprovevole, dapprima alle nefandezze della legislazione antiebraica, quindi alla vera e propria persecuzione di cittadini di famiglia, religione o cultura ebraica.

Proprio questa parte negativa e radicalmente colpevole della partecipazione isolana agli eventi italiani ed europei del 1938 e poi del 1943, ’44 e ‘45 dovrebbe insegnarci ad essere vigili, nel tempo presente, verso ogni tentativo di traboccamento disvaloriale.

Il conferimento della cittadinanza di Arborea a Liliana Segre dovrebbe aprire una stagione di nuove ed ampie relazioni della nostra cittadina con il mondo. Sarebbe molto bello, ad esempio, se ogni anno, Arborea riconoscesse la sua cittadinanza onoraria a due personalità, una locale e una no, particolarmente distintesi nelle attività umanitarie, sociali e solidaristiche, anche per non essere soltanto gregari di iniziative, più che lodevoli e giuste, che arrivano comunque sollecitate dall’esterno. Credo che anche all’interno di questa comunità vi siano varie persone che lavorando nell’ombra, senza clamori, senza risparmio di se stessi, diano quotidianamente un contributo per una società più giusta, più democratica e solidale. La matrice cooperativa della storia della nostra comunità induce a cogliere nell’impegno verso una società inclusiva l’elemento più intimamente distintivo del suo spirito.

 

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