Matrimonio religioso ko. i sardi scelgono il rito civile, di Alessandro Pirina

Il municipio prevale sulla chiesa ma sempre meno coppie scelgono di sposarsi. I sì davanti all’altare resistono nei piccoli centri del Nuorese e dell’Oristanese.

 

Il rito civile piace più del matrimonio religioso. Già lo scorso anno c’era stato il sorpasso del primo sul secondo, ma quest’anno le nozze in municipio hanno incrementato notevolmente il loro vantaggio.

Dei 4.789 matrimoni celebrati in Sardegna nel 2018 il 53,4 per cento degli sposi ha scelto il rito civile. Due punti e mezzo di percentuale in più rispetto al 2017, l’anno dello storico sorpasso, con i matrimoni religiosi fermi al 49,2.

Una rivoluzione culturale maturata in pochi anni, se si pensa che nel 2004 – appena 15 anni fa – nell’isola i riti civili erano poco più del 30 per cento, ma su un numero di matrimoni nettamente superiore: nel 2004 in Sardegna ne furono celebrati 6.963. Dalla fotografia dell’Istat emerge però che non tutta l’isola si è convertita al rito civile. Nella cartina laica della Sardegna ci sono ancora due oasi in cui gli sposi preferiscono le nozze in chiesa. E cioè i piccoli centri del Nuorese e dell’Oristanese, ma non i capoluoghi, dove invece prevale il rito civile.

Percentuali nordiche. La Sardegna è un unicum del Mezzogiorno. In tutto il Sud Italia, infatti, chi decide di sposarsi lo fa di fronte al sacerdote. In Basilicata e in Calabria i matrimoni religiosi sfiorano l’80 per cento, mentre in Molise, Campania, Puglia e Sicilia sono intorno al 70.

In Sardegna il numero dei riti civili è più alto di quello delle Marche e si avvicina al 57,6 del Lazio, anche se resta ben lontano dal 67-68 per cento di Bolzano, Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Liguria. Nel 2004 solo il Friuli Venezia Giulia vantava più nozze in municipio, nel resto d’Italia – comprese le regioni rosse – il sì all’altare era maggioritario.Provincia per provincia.

Nelle città prevale il rito civile ovunque, ma se a Cagliari il vantaggio è netto – 336 a 229 – a Nuoro i matrimoni in municipio prevalgono di un soffio, 43 a 40. Invece, a Sassari delle 322 coppie che hanno deciso di sposarsi 170 hanno scelto il rito civile e 152 quello religioso. A Oristano è finita 57 a 31, a Carbonia 34 a 22, sempre con i sì in comune in testa.

Negli altri centri delle province sarde il matrimonio religioso recupera, ma batte quello civile solo nel Nuorese – 275 a 183 – e nell’Oristanese, ma di un soffio: 186 a 182.

Fino a qualche anno fa il matrimonio in chiesa prevaleva ovunque.

I primi segnali di cambiamento nel 2013, quando a Cagliari e Olbia – per la prima volta – i riti civili celebrati furono più numerosi di quelli religiosi. Una tendenza che poi ha contagiato tutta l’isola.

Identikit degli sposi. I sardi arrivano tardi al matrimonio, ma non sono gli sposi più vecchi. I dati Istat dicono che in Italia l’uomo che si sposa per la prima volta ha in media 35,4 anni, mentre la donna 32,5. In Sardegna l’età si innalza sia per lui – 36,6 anni – che per lei – 33,9 – ma è comunque più bassa della media registrata in Valle d’Aosta (38,2-34,7) e Liguria (37,4-34,1).

In nessuna regione, comunque, l’età media degli sposi scende sotto i trent’anni. Nell’isola poi c’è una delle più alte percentuali di coppie che sceglie il regime di comunione dei beni, il 35,4 per cento, contro il 18 della Valle d’Aosta e il 19,9 della Sicilia. Stranieri.

Un matrimonio ogni 10 celebrato in Sardegna vede uno dei due sposi straniero. Il 10,3 per cento per l’esattezza. Una percentuale più alta del resto del Sud – Sicilia, Puglia e Basilicata si fermano al 7,8 – ma lontana dal 27,8 della Toscana, dal 25,4 del Trentino Alto Adige e dal 25,2 dell’Umbria.

Boom a settembre. Quando si tratta di scegliere la data non fa differenza il rito: la maggior parte delle coppie vuole sposarsi con il bel tempo. E infatti per i 4.789 matrimoni del 2018 il mese più gettonato è stato settembre, con 1.115 cerimonie. A seguire giugno a quota 703. Maggio batte di un soffio ottobre – 514 a 503 – e guadagna il podio. A seguire agosto e luglio, con 491 e 456 matrimoni celebrati. Poi aprile (294), dicembre (251) e marzo (164). Il meno gettonato è gennaio (97 cerimonie), seguito da febbraio (99) e novembre (102).

Unioni civili. Dal 2016, grazie alla legge Cirinnà, possono unirsi in matrimonio – anche se è stata scelta una terminologia diversa – anche le persone dello stesso sesso. E dunque al numero dei matrimoni vanno anche aggiunte le unioni civili. Nel 2018 in Sardegna sono state 48, egualmente distribuite tra coppie di uomini e coppie di donne. Meno del 2017, quando a unirsi civilmente erano state 70 coppie, mentre nel 2016, da agosto in poi – ovvero quando la legge è entrata in vigore – furono 35. A prima vista si potrebbe parlare di numeri in calo, ma in realtà dopo il picco dei primi due anni con decine di coppie gay che attendevano da decenni di vedere riconosciuti i loro diritti, oggi il fenomeno delle unioni civili si sta stabilizzando.

 

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