TRENT’ANNI DOPO LA CADUTA DEL MURO, di Heiko Maas, Ministro degli Esteri tedesco

Il 1989 ha dimostrato cosa può fare l’Europa. Questo articolo, uscito su Il corriere della sera dello scorso 2 novembre, rappresenta il messaggio del ministro degli esteri (NELLA FOTO) della Germania Federale a tutti gli europei in occasione del trentennale della  “caduta del muro di Berlino” il 9 novembre 1989.

Chiunque di noi in Europa abbia assistito al 9 novembre 1989, può rispondere a questa domanda. Poiché quando trent’anni fa i tedeschi dell’Est e quelli dell’Ovest si sono abbracciati piangendo di gioia, non è finita solo la divisione tedesca. Con il Muro è caduta anche la Cortina di ferro che per quarant’anni aveva lacerato il nostro continente. Pertanto il 9 novembre noi tedeschi non festeggiamo solo la caduta del Muro. Festeggiamo anche il coraggio con cui la gente in tutta l’Europa centrale e orientale ha conquistato libertà e democrazia. Festeggiamo un’Europa che è per sua felicità unita.

Noi tedeschi sappiamo a chi dobbiamo questa felicità: alle centinaia di migliaia di tedeschi dell’Est che sono scesi in strada per la libertà. Ma anche ai lavoratori nei cantieri di Danzica, ai partecipanti alla rivoluzione cantata nei Paesi baltici, agli ungheresi che hanno aperto per primi la Cortina di ferro, ai pionieri della Charta 77 di Praga, a manifestanti delle candele di Bratislava, agli insorti di Timisoara – a tutti loro, uomini e donne, la cui voglia di libertà ha spazzato via i muri e il filo spinato. E la dobbiamo ai nostri amici e partner nell’Alleanza a Ovest, ma anche alla politica della glasnost e della Perestroika di Gorbaciov, che spianarono la strada alla riunificazione.

L’unità tedesca è stata anche un dono dell’Europa alla Germania – e questo alla fine di un secolo in cui i tedeschi avevano riversato sofferenze immani su questo continente.

Per noi ne deriva un dovere: completare l’unificazione dell’Europa. Costruire un’Europa che renda giustizia all’ideale di Spinelli di un continente unito, agli obiettivi dei padri fondatori De Gasperi, Schuman e Adenauer e ai valori e ai sogni di chi nel 1989 scese in piazza per la libertà e la democrazia. Onesto sarà il nostro obiettivo, anche l’anno prossimo quando, trent’anni dopo la riunificazione, assumeremo la presidenza dell’Ue. È chiaro che in questo mondo ci affermeremo solo se noi europei saremo coesi. Poiché nessuno di noi gestirà da solo le quattro grandi sfide mondiali: globalizzazione, cambiamenti climatici, digitalizzazione e migrazione. Gli appelli che provengono solo da Roma, Berlino o Parigi non trovano ascolto a Mosca, Pechino e purtroppo sempre più anche a Washington. Solo la voce dell’Europa ha un peso decisivo. Le soluzioni unilaterali nazionali devono, quindi, finalmente essere tabù in Europa .

• Assieme dobbiamo formulare e adottare una politica europea rispetto ai Paesi come la Russia e la Cina. A tal fine abbiamo bisogno di una più efficace diplomazia europea, soprattutto però di maggiore flessibilità da parte di noi tutti. Con 27 approcci nazionali falliremmo.

• Assieme dobbiamo fare di più per disinnescare i conflitti nei Paesi a noi vicini – nel Donbass, in Siria e in Libia. Per farlo dobbiamo potenziare gli strumenti dell’Europa per la composizione pacifica dei conflitti. E abbiamo bisogno di una vera Ue della difesa, complementare alla Nato, che possa però agire anche autonomamente, dove necessario.

• Assieme dobbiamo lottare per il mantenimento dell’ordinamento internazionale e diventare il cuore di un’alleanza per il multilateralismo. Infatti dal mantenimento di questo ordinamento dipende la nostra pace anche in Europa.

• Assieme dobbiamo assumere un ruolo guida nella protezione del clima. Servono decisioni politiche coraggiose e veri e propri sforzi sociali affinché, entro la metà del secolo, il nostro continente raggiunga la neutralità climatica. Se non ci riusciamo, compromettiamo il futuro dei nostri figli.

*Assìeme dobbiamo rafforzare l’economia europea, per non essere schiacciati nel conflitto commerciale e nella competizione tecnologica fra Cina e Usa. Il prossimo bilancio Ue deve essere, quindi, un bilancio del futuro, che investe in modo mirato in ricerca, alta tecnologia e digitalizzazione. Solo in questo modo garantiamo il benessere dell’Europa.

• Assieme dobbiamo fare in modo che la nostra Unione sia coesa anche al suo interno. L’Europa è forte se offre sicurezza sociale alle sue cittadine e ai suoi cittadini, se vengono armonizzati non solo gli standard economici, ma anche quelli sociali. E l’Europa è forte se rispettiamo e implementiamo valori come lo Stato di diritto.

Il 1989 ha dimostrato cosa siamo in grado di fare noi, le cittadine e i cittadini dell’Europa, se pensiamo e agiamo oltre i confini nazionali; quanta forza abbiamo se ci adoperiamo per la libertà e la democrazia, il diritto e la giustizia: la forza di superare muri e confini. La forza di affermare i nostri valori e interessi in un mondo sempre più autoritario.

Questo mondo ha bisogno del coraggio dell’Europa per la libertà, il coraggio del 1989. Dobbiamo finalmente avere il coraggio di essere europei, di agire come europei – senza se e senza ma!

 

 

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