Dispersione scolastica, Sardegna prima in Italia. Le misure per frenarla. Uno studente su tre abbandona la scuola, di Silvia Sanna

Allarme istruzione. Un in teressante servizio di La Nuova Sardegna del 31 marzo 2019.


le cifre

1°POSTO PER LA SARDEGNA NELLA CLASSIFICA NAZIONALE SULLA DISPERSIONE SCOLASTICA 18%LA PERCENTUALE DI ABBANDONI NELL’ISOLA SECONDO L’ULTIMO RAPPORTO EUROSTAT CHE TIENE CONTO DELLA QUOTA DI RAGAZZI RECUPERATI ATTRAVERSO UN PERCORSO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE33%LA PERCENTUALE DELLA DISPERSIONE SECONDO IL DOSSIER DI TUTTOSCUOLA REDATTO SULLA BASE DEI DATI DEL MIUR6099I RAGAZZI SARDI CHE HANNO INTERROTTO GLI STUDI NELL’ARCO DEGLI ULTIMI 5 ANNI 24,7%IL TASSO DI DISPERSIONE SCOLASTICA A LIVELLO NAZIONALE SECONDO TUTTOSCUOLA-47,1%LA DISPERSIONE IN SARDEGNANEGLI ISTITUTI PROFESSIONALILA PIù ALTA A LIVELLO NAZIONALE14,2%LA DISPERSIONE MEDIA IN ITALIA SECONDO EUROSTAT11,5%LA PERCENTUALE MEDIA EUROPEA

Dispersione, Sardegna prima in Italia. Le misure per frenarla

Uno studente su tre abbandona la scuola
di Silvia Sannaw

 

Ci sono due dati e sono entrambi da record: il primo dice che un ragazzo sardo su tre lascia la scuola prima di ottenere un titolo di studio, il secondo riduce la percentuale a poco più di uno su cinque. In entrambi i casi il confronto con le altre regioni è avvilente: la Sardegna è prima nella classifica nazionale della dispersione scolastica. Una maglia nera che non riesce a scrollarsi di dosso, nonostante un miglioramento importante avvenuto negli ultimi anni e nonostante gli interventi fatti per offrire ai ragazzi poco inclini a un tipo di studio tradizionale un’alternativa attraverso percorsi mirati al conseguimento di una qualifica professionale: un pezzo di carta per non presentarsi a mani vuote nel mercato del lavoro. Da questo derivano i due dati sulla dispersione.Il dossier. Il primo è quello di Tutto scuola, che nel dossier intitolato “Scuola colabrodo” ha verificato la situazione regione per regione e differenziato la percentuale di dispersione nei diversi ordini di scuola superiore. Il risultato è drammatico: l’isola è prima con il 33% di abbandoni, 4 punti in più della Campania che si attesta al 29,2% e più del doppio rispetto all’Umbria, dove la dispersione riguarda il 16,1% degli studenti. La media nazionale è del 24,7%: complessivamente si traduce in oltre 150mila studenti delle scuole superiori che hanno mollato libri e zainetti negli ultimi cinque anni. Tra questi, circa 6mila sono sardi. L’indagine non tiene conto del numero di ragazzi che sono stati “ripescati” dopo l’abbandono attraverso l’inserimento in un percorso di formazione professionale con l’obiettivo di conseguire una qualifica: dal meccanico all’elettricista all’esperto digitale all’addetto al turismo. Il report sottolinea la situazione drammatica dell’Italia insulare, peggiore rispetto a quella del Mezzogiorno con una percentuale di abbandono – tra Sardegna e Sicilia – del 29,4%. Al Nord Italia il quadro è decisamente meno critico con quasi tutte le regioni – a eccezione della Lombardia con il 25,8% e la Toscana con il 28,1% – sotto la media nazionale.Fuga dai professionali. Nello studio di Tutto scuola la Sardegna non è prima solo nella classifica generale ma anche – quasi sempre – in quelle per tipologia di istituto. È medaglia d’oro per gli istituti Professionali: qui – dice Tuttoscuola – quasi 1 alunno su 2 saluta compagni e professori prima del traguardo, la percentuale è infatti del 47,1%. La Sicilia segue a 5 punti di distanza. Sembra appartenere a un altro pianeta il Friuli Venezia Giulia, dove appena 1 ragazzo su 10 si arrende prima di tagliare il traguardo. La Sardegna domina anche per quanto riguarda la fuga dagli istituti Magistrali (34,4%)e i Licei Scientifici (26,7%) ed è seconda per quanto riguarda i Licei Classici (23%), preceduta dalla Liguria, medaglia di bronzo invece per quanto riguarda gli istituti Tecnici: 31,7% di dispersione, un pochino meglio rispetto a Campania e Molise. Il dato Eurostat. I numeri di Tuttoscuola sono diversi dall’ultimo dato Eurostat che descrive una situazione molto diversa dal punto di vista delle percentuali ma non per quanto riguarda il risultato finale: la Sardegna, insieme alla Sicilia, è anche in questo caso la Regione con il più alto tasso di dispersione scolastica in Italia, che corrisponde al 18,1% secondo Eurostat. Circa quattro punti sopra la media nazionale ferma al 14,2% e circa 7 in più della media europea. Insomma è molto lontano l’obiettivo fissato dall’Unione europea: entro il 2020 la percentuale di giovani europei tra i 18 e i 24 anni privi di un diploma di scuola superiore e anche di una qualifica professionale dovrà essere inferiore al 10% del totale. Molto improbabile che l’Italia e la Sardegna facciano in tempo considerati i dati più recenti. Decisamente più bassi rispetto a quelli di Tuttoscuola perché tengono conto della quota di ragazzi protagonisti di un percorso di formazione atto al conseguimento di una qualifica. Una seconda possibilità per chi ha lasciato la scuola che viene colta da un numero sempre più alto di adolescenti. La formazione. Anche la Sardegna negli ultimi anni ha incoraggiato con investimenti notevoli questo genere di percorso che si pone di finalità: evitare che i ragazzi che hanno lasciato la scuola stiano a casa o peggio ancora trascorrano il tempo per strada con il rischio di finire in mezzo a brutte compagnie e in giri pericolosi, aiutandoli al contrario ad acquisire competenze professionali, indispensabile biglietto da visita da eseguire a un papabile datore di lavoro. Grazie al patto siglato tra gli istituti professionali e gli enti di formazione la Sardegna è riuscita a recuperare un alto numero di ragazzi “dispersi”. Al punto che la situazione è notevolmente migliorata negli ultimi anni: tra nuovi percorsi e investimenti a favore di una scuola più al passo con i tempi la percentuale di studenti che non hanno conseguito il diploma è diminuita di circa 14 punti percentuali nel periodo compreso tra il 2000 e il 2016.

 

I sindacati sollecitano deroghe per non chiudere i presìdi nei piccoli Comuni

Le cause: i tagli e i trasporti inadeguati

SASSARI La parola d’ordine è dimensionamento. L’isola da tempo chiede che i parametri stabiliti a livello nazionale vengano derogati per venire incontro alle esigenze di un’isola che si spopola e alle prese con una emorragia di studenti che, benché tamponata negli ultimi anni, non si riesce ad arrestare. I sindacati sono compatti e viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda rispetto alla politica. O meglio, rispetto a quella degli ultimi cinque anni. Cgil, Cisl e Uil, nel denunciare la fuga dei ragazzi dalle aule, hanno messo in fila le cause: la chiusura di molti istituti legato al basso numero di iscritti soprattutto nelle zone interne e i conseguenti accorpamenti in centri più popolati, il sistema di trasporti a singhiozzo o inadeguato che scoraggia i ragazzi, spesso obbligati a fare un vero e proprio tour de force dal primissimo mattino sino al tardo pomeriggio per arrivare a scuola e poi rientrare a casa, la carenza di “tempo pieno” con scuole aperte anche il pomeriggio per ospitare laboratori, corsi di approfondimento mirati a migliorare la preparazione dei ragazzi sostenendoli nello studio e contemporaneamente favorire la socializzazione. Perché, si sa, il senso di aggregazione è un sentimento in grado di spingere anche i più svogliati a frequentare le lezioni. Con il progetto Tutti a iscol@ la precedente giunta regionale ha lavorato proprio in questa direzione con risultati considerati positivi. Ma è chiaro che non basta. L’appello al ministro Bussetti viene ripetuto ciclicamente: le regole non devono essere uguali per tutti ma adeguate alle singole realtà. E la Sardegna, che si spopola nelle zone interne, ha bisogno di mantenere le scuole aperte anche nei piccoli centri, autorizzando classi meno numerose. Servirebbe una legge regionale sulla scuola: da anni se ne parla ma è sempre rimasta sulla carta. Ora si tratta di capire quale atteggiamento avrà il nuovo, non ancora nominato, responsabile regionale dell’Istruzione. (si. sa.)

 

 

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