ULTIME NOTIZIE. Il premier Conte in Sardegna: “Anche i pastori al tavolo di filiera”. I pastori: “Il Governo ha ascoltato ma non ha ancora soluzioni”.

Il presidente del Consiglio nell’Isola, assieme ai ministri Lezzi e Centinaio. In agenda anche le possibili soluzioni alla protesta per il prezzo del latte. Gli emigrati sardi di tutta la Penisola si stringono idealmente ai pastori e agli allevatori che nell’Isola stanno conducendo la battaglia contro il drastico abbassamento del prezzo del latte.


I rappresentanti del governo in visita in Sardegna.

L’aereo del presidente del consiglio Giuseppe Conte è atterrato attorno alle 17 all’aeroporto militare di Decimo.

Il numero uno di Palazzo Chigi ha voluto per prima cosa incontrare, insieme con il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio e con quello per il Sud Barbara Lezzi, una delegazione del Movimento pastori sardi.

Poi, alle 18.45, il premier ha fatto tappa in Prefettura a Cagliari, per incontrare numerosi sindaci del Sud Sardegna e della Città metropolitana, oltre che i rappresentanti delle attività produttive, e illustrare le linee guida del Contratto per lo sviluppo.

Quindi un faccia a faccia privato con il governatore Francesco Pigliaru e un incontro con una delegazione degli operai di Euroallumina.

Dopo aver ricevuto la delegazione degli allevatori il premier e il ministro Centinaio hanno annunciato la prossima convocazione (il 21 febbraio) di un “tavolo di filiera”, cui potranno partecipare anche gli allevatori, con l’obiettivo di arrivare, ha spiegato il ministro, “a un contratto tipo di vendita”, che possa fissare un “prezzo minimo” per il latte.

Gli emigrati sardi di tutta la Penisola si stringono idealmente ai pastori e agli allevatori che nell’Isola stanno conducendo la battaglia contro il drastico abbassamento del prezzo del latte.

Una solidarietà “convinta e fraterna” che è arrivata con una nota a nome di Serafina Mascia, presidentessa della Fasi (Federazione delle associazioni sarde in Italia), dove si legge:

“La clamorosa protesta, messa in atto dai pastori sardi per porre all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale le drammatiche conseguenze – a livello della economia di migliaia di famiglie di produttori – causate dal crollo del prezzo del latte ovino, ha suscitato un vastissimo movimento di solidarietà in Sardegna e in tutt’Italia. La Federazione delle settanta associazioni dei sardi emigrati nell’Italia continentale, la F.A.S.I., esprime la propria adesione al legittimo desiderio dei pastori sardi di trovare un ascolto concreto delle loro ragioni presso le autorità regionali, nazionali ed europee che possono mettere fine a una vendita sottocosto del prezioso ‘oro bianco’ che si produce negli allevamenti ovini dell’Isola”.

“I sardi emigrati – prosegue Mascia – si sentono appartenenti a tutti gli effetti al Popolo Sardo e quindi sono particolarmente colpiti per la crisi che ha investito una realtà produttiva che da secoli ha connotato l’economia della Sardegna: nel mondo pastorale affondano peraltro le radici familiari di moltissimi di coloro che hanno lasciato l’isola e quindi la protesta dei lavoratori delle campagne non può non suscitare in essi una forte onda emotiva”.

“C’è poi da considerare – continua ancora il comunicato – il fatto che tutto l’agroalimentare prodotto nel comparto agropastorale sardo fa parte delle abitudini alimentari dei sardi emigrati, i quali sono ben determinati a continuare ad essere i primi consumatori finali fuori dei confini isolani.

La Fasi avanza poi delle proposte. Secondo la Federazione, infatti, la soluzione della crisi in atto “deve essere trovata all’interno degli organismi istituzionali democraticamente riconosciuti, e tra questi è fondamentale il ruolo dell’OILOS (Organizzazione Interprofessionale Latte Ovino Sardo), proposto dalla Regione autonoma dalla Sardegna e recentemente riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole, composto da: consorzi di tutela, associazioni di categoria, movimenti dei pastori, in rappresentanza del mondo della trasformazione del latte ovino sia a carattere industriale che cooperativistico”.

Solidarietà ai pastori dell’Isola, dunque, ma anche a quelli di origine sarda “che operano nelle regioni del centro Italia (Toscana, Umbria, Lazio, Marche), anch’essi appartenenti al nostro mondo dell’emigrazione, e che avvertono anch’essi il disagio economico derivante da una congiuntura economica che, pur non essendo così grave come quella che ha colpito la Sardegna, inizia a penalizzare notevolmente anche la redditività delle loro aziende”.

17:22, aggiornato ieri alle 22:49

La rabbia degli allevatori, Siamanna

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Poi, alle 18.45, il premier ha fatto tappa in Prefettura a Cagliari, per incontrare numerosi sindaci del Sud Sardegna e della Città metropolitana, oltre che i rappresentanti delle attività produttive, e illustrare le linee guida del Contratto per lo sviluppo.

Quindi un faccia a faccia privato con il governatore Francesco Pigliaru e un incontro con una delegazione degli operai di Euroallumina.

Dopo aver ricevuto la delegazione degli allevatori il premier e il ministro Centinaio hanno annunciato la prossima convocazione (il 21 febbraio) di un “tavolo di filiera”, cui potranno partecipare anche gli allevatori, con l’obiettivo di arrivare, ha spiegato il ministro, “a un contratto tipo di vendita”, che possa fissare un “prezzo minimo” per

“Vogliamo inoltre capire – ha aggiunto Centinaio – se il latte è stato pagato sottocosto e se, dunque, c’è stata una violazione della direttiva sulle pratiche sleali”.

 

I pastori: “Il Governo ha ascoltato ma non ha ancora soluzioni”

Conte e Centinaio agli allevatori: “Il 21 febbraio un tavolo a Roma, però fermate la rivolta”. Felice Floris: “Non molliamo, vogliamo risposte in tempi brevi”

11 febbraio 2019L’incontro di Conte con i rappresentanti del mondo agropastorale sardo

CAGLIARI. «Tutti molto disponibili, ci hanno ascoltato per un’ora, ma siamo lontani dal trovare una soluzione». Così Felice Floris, leader del movimento dei pastori sardi che da giorni protesta in Sardegna per il crollo del prezzo del latte, al termine dell’incontro all’aeroporto militare di Decimomannu con il premier Giuseppe Conte e i ministri dell’Agricoltura e del Sud, Gian Marco Centinaio e Barbara Lezzi.

 

 

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«Il Governo è attento, e noi lo ringraziamo – ha aggiunto Floris -, però ci servono risposte in tempi brevi. Per questo – annuncia – i presidi si intensificheranno nei prossimi giorni: noi non molliamo». Tra le proposte arrivate durante il confronto per fronteggiare il problema delle eccedenze di prodotto, «c’è quella di spostare dal mercato 20 milioni di pecorino romano – riferisce Floris -, da destinare ai bisognosi in Italia, ma anche all’estero, per esempio in Africa».

I pastori sono fermi nelle loro posizioni ai rappresentanti del governo hanno ripetuto le loro accuse agli industriali. «Fanno cartello e noi siamo alla fame: vogliamo una programmazione certa per il prezzo del latte. Il prezzo è quello di trent’anni fa».

 

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Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, a sua volta ha detto: «Abbiamo incontrato una delegazione di allevatori, in particolare del Movimento pastori sardi. Il 21 febbraio alle 11.30 ci sarà un tavolo di filiera, al quale prenderanno parte per la prima volta anche i pastori della Sardegna. E adesso saranno allo studio delle misure per venire incontro alle loro richieste».

«Le questioni relative ai pastori  _ ha aggiunto Conte _ costituiscono un’urgenza, c’è però un problema di vincoli europei, non possiamo intervenire con gli aiuti di Stato ma dobbiamo studiare la misura più idonea per venire incontro alle loro ragioni legittime»

L’incontro del 21 viene confermato anche dallo stesso ministro dell’agricoltura e del turismo. «Abbiamo parlato con i pastori e associazioni di categoria _ ha detto Gian Marco Centinaio _, l’idea è quella di aprire un tavolo di filiera subito per il 21 di febbraio al ministero dove siano presenti tutti i rappresentanti: pastori, associazioni di categoria e trasformatori».

 

 

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«Il nostro obiettivo è di fare sedere al tavolo di filiera anche la grande distribuzione – ha aggiunto – spero che anche da parte dei pastori vi sia la volontà di interrompere i presidi almeno fino al 21 di febbraio e vediamo chi ha buona volontà e chi no. Bisogna anche capire – ha concluso il ministro – se i consorzi hanno tutelato i consorziati e quindi i produttori, se le quote sono state rispettate e se il consorzio è in regola. Faremo dei controlli». Centinaio ha anche detto che la vertenza latte sarà portata anche a Bruxelles il 19 febbraio.

 

11 febbraio 2019

 

Gli emigrati sardi di tutta la Penisola si stringono idealmente ai pastori e agli allevatori che nell’Isola stanno conducendo la battaglia contro il drastico abbassamento del prezzo del latte.

 

Una solidarietà “convinta e fraterna” che è arrivata con una nota a nome di Serafina Mascia, presidentessa della Fasi (Federazione delle associazioni sarde in Italia), dove si legge:

“La clamorosa protesta, messa in atto dai pastori sardi per porre all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale le drammatiche conseguenze – a livello della economia di migliaia di famiglie di produttori – causate dal crollo del prezzo del latte ovino, ha suscitato un vastissimo movimento di solidarietà in Sardegna e in tutt’Italia. La Federazione delle settanta associazioni dei sardi emigrati nell’Italia continentale, la F.A.S.I., esprime la propria adesione al legittimo desiderio dei pastori sardi di trovare un ascolto concreto delle loro ragioni presso le autorità regionali, nazionali ed europee che possono mettere fine a una vendita sottocosto del prezioso ‘oro bianco’ che si produce negli allevamenti ovini dell’Isola”.

“I sardi emigrati – prosegue Mascia – si sentono appartenenti a tutti gli effetti al Popolo Sardo e quindi sono particolarmente colpiti per la crisi che ha investito una realtà produttiva che da secoli ha connotato l’economia della Sardegna: nel mondo pastorale affondano peraltro le radici familiari di moltissimi di coloro che hanno lasciato l’isola e quindi la protesta dei lavoratori delle campagne non può non suscitare in essi una forte onda emotiva”.

“C’è poi da considerare – continua ancora il comunicato – il fatto che tutto l’agroalimentare prodotto nel comparto agropastorale sardo fa parte delle abitudini alimentari dei sardi emigrati, i quali sono ben determinati a continuare ad essere i primi consumatori finali fuori dei confini isolani.

La Fasi avanza poi delle proposte. Secondo la Federazione, infatti, la soluzione della crisi in atto “deve essere trovata all’interno degli organismi istituzionali democraticamente riconosciuti, e tra questi è fondamentale il ruolo dell’OILOS (Organizzazione Interprofessionale Latte Ovino Sardo), proposto dalla Regione autonoma dalla Sardegna e recentemente riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole, composto da: consorzi di tutela, associazioni di categoria, movimenti dei pastori, in rappresentanza del mondo della trasformazione del latte ovino sia a carattere industriale che cooperativistico”.

Solidarietà ai pastori dell’Isola, dunque, ma anche a quelli di origine sarda “che operano nelle regioni del centro Italia (Toscana, Umbria, Lazio, Marche), anch’essi appartenenti al nostro mondo dell’emigrazione, e che avvertono anch’essi il disagio economico derivante da una congiuntura economica che, pur non essendo così grave come quella che ha colpito la Sardegna, inizia a penalizzare notevolmente anche la redditività delle loro aziende”.

Gli emigrati sardi di tutta la Penisola si stringono idealmente ai pastori e agli allevatori che nell’Isola stanno conducendo la battaglia contro il drastico abbassamento del prezzo del latte.

Una solidarietà “convinta e fraterna” che è arrivata con una nota a nome di Serafina Mascia, presidentessa della Fasi (Federazione delle associazioni sarde in Italia), dove si legge:

“La clamorosa protesta, messa in atto dai pastori sardi per porre all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale le drammatiche conseguenze – a livello della economia di migliaia di famiglie di produttori – causate dal crollo del prezzo del latte ovino, ha suscitato un vastissimo movimento di solidarietà in Sardegna e in tutt’Italia. La Federazione delle settanta associazioni dei sardi emigrati nell’Italia continentale, la F.A.S.I., esprime la propria adesione al legittimo desiderio dei pastori sardi di trovare un ascolto concreto delle loro ragioni presso le autorità regionali, nazionali ed europee che possono mettere fine a una vendita sottocosto del prezioso ‘oro bianco’ che si produce negli allevamenti ovini dell’Isola”.

“I sardi emigrati – prosegue Mascia – si sentono appartenenti a tutti gli effetti al Popolo Sardo e quindi sono particolarmente colpiti per la crisi che ha investito una realtà produttiva che da secoli ha connotato l’economia della Sardegna: nel mondo pastorale affondano peraltro le radici familiari di moltissimi di coloro che hanno lasciato l’isola e quindi la protesta dei lavoratori delle campagne non può non suscitare in essi una forte onda emotiva”.

“C’è poi da considerare – continua ancora il comunicato – il fatto che tutto l’agroalimentare prodotto nel comparto agropastorale sardo fa parte delle abitudini alimentari dei sardi emigrati, i quali sono ben determinati a continuare ad essere i primi consumatori finali fuori dei confini isolani.

La Fasi avanza poi delle proposte. Secondo la Federazione, infatti, la soluzione della crisi in atto “deve essere trovata all’interno degli organismi istituzionali democraticamente riconosciuti, e tra questi è fondamentale il ruolo dell’OILOS (Organizzazione Interprofessionale Latte Ovino Sardo), proposto dalla Regione autonoma dalla Sardegna e recentemente riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole, composto da: consorzi di tutela, associazioni di categoria, movimenti dei pastori, in rappresentanza del mondo della trasformazione del latte ovino sia a carattere industriale che cooperativistico”.

Solidarietà ai pastori dell’Isola, dunque, ma anche a quelli di origine sarda “che operano nelle regioni del centro Italia (Toscana, Umbria, Lazio, Marche), anch’essi appartenenti al nostro mondo dell’emigrazione, e che avvertono anch’essi il disagio economico derivante da una congiuntura economica che, pur non essendo così grave come quella che ha colpito la Sardegna, inizia a penalizzare notevolmente anche la redditività delle loro aziende”.

 

 

 

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