“A passeggio per Cagliari”… con Mario Pintor ed Enzo Loy. I quadri sociali della città che fu detta “Gerusalemme di pietra” in un libro curato da Maria Rita Longhitano, di Gianfranco Murtas

 

Forse è stato per farsi perdonare dell’ostinata e incomprensibile persistenza della chiusura della sua storia e preziosa biblioteca, che la giunta della Camera di Commercio di Cagliari ha promosso la pubblicazione di un libro che torna in primo luogo tutta a suo onore: non soltanto per la committenza, ovviamente, ma per la curatela affidatane alla abilissima e competentissima funzionaria della biblioteca “che fu” – guida impagabile di decine di studenti tesisti, dottorandi e di studiosi d’economia e di storia d’ogni versante, oltre che redattrice di Sardegna Economica al tempo affidata alla responsabilità del comm. Paolo Fadda –, e, naturalmente, per il succoso protagonismo riconosciuto a due suoi uomini che al lavoro negli uffici associarono, lungo decenni, altre vocazioni e la realizzazione di altri talenti, ora d’arte ora di scrittura. Perché Enzo (Vincenzo) Loy e Mario Pintor evocati nel sottotitolo di A passeggio per Cagliari. La città vista dalla Camera di Commercio sono stati richiamati, per grata memoria di militanza, a “illustrare” ed a “raccontare” il capoluogo sardo come essi – entrambi cagliaritani, l’uno della classe 1909 (la stessa di Alziator e Giuseppe Dessì), l’altro di quella 1897 – l’hanno vissuta e fatta vivere, o rivivere a noi tutti, nel tempo, materializzando – si può dire? – la spiritualità del largo Carlo Felice.

Era un debito che la Camera di Commercio e la stessa Longhitano, con la quale infinite volte era capitato di discuterne, avvertivano come un’urgenza morale da saldare. E, aggiungo, che meriterebbe altre repliche, magari in altri contesti e da altri committenti: magari dal Rotary club (di cui fu tra i fondatori) il primo – Enzo Loy –, magari da L’Unione Sarda il secondo – Mario Pintor –, il quale per lunghi anni consegnò al giornale tutti i suoi pomeriggi e le sue sere, come segretario di redazione e corsivista, autore di articoli per lo più brevi o brevissimi, piccoli box evocativi di eventi e personaggi della nostra storia sarda e cittadina, impaginati in cronaca o in terza.

Poche parole – ma ne meriterebbe molte – il libro che si apre con due presentazioni: quella di Maurizio de Pascale, attuale presidente dell’ente camerale (finalmente tornato ad essere, dopo tanta buia gestione e il commissariamento derivatone, quel che ci si aspettava in un momento di radicali trasformazioni della economia locale e di nuovi e diversi compiti assegnati alle Camere), e quella del sindaco Massimo Zedda.

Molto bella, larga e chiara, la introduzione a firma di Maria Rita Longhitano, chiamata a collocare, anzi a ricollocare nel vivo della vita camerale e della città degli anni ’50 e ’60 soprattutto, i lavori di Loy e Pintor: il primo assunto alla Camera nel 1935 (e laureatosi in Scienze politiche pochi anni dopo, alla vigilia della guerra), il secondo inserito nell’organico a far data dal 1941, dopo anni di varie collaborazioni prestate alla Camera (e ai suoi “capi” pro tempore Flavio Scano e Angelo Dettori) ora per gli allestimenti del Museo del Risorgimento ospitato nel Largo ora per la complessa ricerca documentaria i cui esiti dovevano segnare lo scarto rispetto alle precedenti acquisizioni.

Già collaboratore de L’Unione Sarda ormai da quasi una decina d’anni, e tutto immerso nelle suggestioni anche marziali del regime di dittatura, Pintor offrì al giornale di Terrapieno e così alle riviste camerali in successione una generosa applicazione tesa a diffondere, giù perfino dalla predella d’una ipotetica cattedra, conoscenze e più ancora gusto alle conoscenze della nostra storia grande e piccola. Per il Bollettino Economico, Cagliari Economica e Sardegna Economica firmò circa 200 articoli.

Negli stessi anni – il tempo d’una carriera amministrativa, senza picchi ma in una piana continuità – Loy (che il… picco se lo sarebbe permesso fuori Cagliari, a Chieti, nei primi anni ’70) si concedeva alle soddisfazioni espositive. Dopo le prove giovanili di tema universitario (quattro suoi disegni compaiono nell’Annuario accademico del 1932-33), dopo una mostra personale alla Galleria d’Arte nel 1934, collaborò con vari giornali umoristici – da Il Mastino a Cadossene – e meglio ancora si rivelò in una mostra caricaturale allestita nel salone degli Amici del libro: era il 1946, e i professori fondatori da poco erano rientrati a Cagliari. Aveva iniziato ad uscire Il Convegno, periodico curato come oggetto di religione da Nicola Valle, ed al quale da subito (da quel 1946) aveva assicurato la sua collaborazione Francesco Alziator con i suoi articoli biografici (e di fantasia) su Efisio Marini.

Non solo: fu fra i protagonisti, in quanto dipendente della Camera (e grafico e cartellonista), della organizzazione della prima Fiera Campionaria della Sardegna: è suo il famoso Tamburino, emblema della Fiera. E così, negli anni e decenni a seguire – almeno due decenni pieni, e dunque anche negli anni del suo comando presso la Regione Sarda e in quelli finali del meritato collocamento in quiescenza – egli non mancò ad alcuna chiamata, segnalandosi, fra il tanto altro, come abile ritrattista: dalle sue tele ecco così le effigi di Sabatino Signoriello, Agostino Cerioni, Casimiro De Magistris e Mondino De Magistris, Giuseppe Faggioli, ecc. personalità di primo piano della politica e dell’amministrazione pubblica, oltre che della Camera stessa.

Di quest’ultima accompagnò l’uscita delle riviste con chine che meritarono inserti e copertine, ed ancora offerse il suo alla Collezione Piloni dell’Università, ai Casteddaius di Giuseppe ed Attilio Della Maria – gustosissima rassegna di caricature di cagliaritani del tempo passato – così come, a concludere poco prima della morte venuta nel 1986, a Sul filo della memoria di Paolo De Magistris. (Ben giustamente Nicola Valle a lui dedicò pagine bellissime sia nell’edizione 1986 di Sardegna Fieristica che, l’anno dopo, in Persone e personaggi: narratori, poeti, artisti, musicisti).

Dal catalogo delle principali opere del Loy realizzate per la Camera di Commercio di Cagliari, la Longhitano enuclea una cinquantina fra tempere, disegni (in prevalenza china su carta) e lavori di grafica, acquarelli e oli su cartone. Meriterebbe precisare che le copertine di Sardegna Economica delle annate 1956 e 1961 sono tutte sue, così come diverse altre del 1941, 1955, 1957 .

Andò in parallelo la vicenda di vita e professionale di Mario Pintor, prolifico in famiglia (avrebbe contato dieci figli) e sulla carta stampata: le sue collaborazioni si allargarono a testate quotidiane e periodiche anche del continente (includendo Il Popolo di Roma, pubblicato nella capitale, e Il Piccolo di Trieste, città che lo vide suo “elettivo”, a motivo degli eventi della grande guerra, da lui combattuta come ufficiale, e di cui puntualmente ogni anno avrebbe scritto su L’Unione Sarda, tanto più quando l’istriano Fabio Maria Crivelli ne sarebbe diventato il direttore).

Collaborò nella compilazione della Guida di Cagliari (pubblicata con il patrocinio della Camera) e in quella del Dizionario della Sardegna, curato da Alberto Boscolo, fu della squadra che raccolse i contributi destinati ai due volumi degli Studi in onore di Francesco Loddo Canepa.

Musicologo, partecipò (con Domenico Cardaropoli e Enrico Garau) al comitato promotore della banda musicale Città di Cagliari e fu chiamato a partecipare alla commissione toponomastica cittadina. Nel 1961 aveva pubblicato, appunto circa la toponomastica cagliaritana, una ventina di articoli proponendo ai lettori de L’Unione Sarda brevi schede illustrative tanto più dei personaggi chiamati all’onore della insegna…

Ci lasciò, patriarca sotto tutti i profili, novantenne, nel 1987.

Con un lavoro di ricaccio certosino la Longhitano ha estrapolato dalle collezioni delle riviste camerali ben 191 suoi articoli e censito una dozzina di pezzi biografici che, lui in vita o già passato al non tempo, della sua alacrità, oltre che generosità, hanno trattato per la penna di Antonio Romagnino o Gianni Filippini, di Vittorino Fiori o Amedeo Vargiu. Nel molto altro mi piace ricordare il Lonzu che ne ha fissato il nome, insieme con quello di altri commilitoni sardi, in Cuori in grigioverde: eroismi e glorie di soldati d’Italia.

Il volume antologico alla presentazione oggi venerdì 8 febbraio nel salone nobile della Camera di Commercio, comprende, in giusto mix, i lavori d’arte di Loy e quelli di ricerca di Pintor: sono, in particolare, 24 le tavole (per metà a colori e per metà in bianco e nero)firmate da Enzo Loy. Eccone in rapida rassegna alcuni titoli: Scorcio del Largo Carlo Felice, Veduta della Camera di Commercio, Bastione di Santa Croce, Piazza Indipendenza e Torre di San Pancrazio, Fiera Campionaria della Sardegna, Piazza Yenne, Piazzetta San Francesco, Piazzetta del Duomo e la Torre dell’Elefante, Bastione di San Remy, Via Corte d’Appello, Via Fossario, Un portone senza palazzo, Piazzetta Sa Giuseppe, Piazza Palazzo, Il nuovo capannone al porto della Camera di Commercio, Il portico di Piazza Indipendenza, Veduta dal Convento delle Cappuccine, Via Domenico Alberto Azuni, ecc.

Sono 33 gli articoli di Mario Pintor, viaggio diacronico nella storia di Cagliari ma più ancora esplorazione sentimentale (non soltanto descrittiva) dei luoghi che, concentrati nei quartieri medievali – dal Castello alle Appendici di valle già evocate da Fazio degli Uberti nel suo celebre Dittamondo – o diffusi nei perimetri costieri (la grotta dei Colombi, su Siccu, la Sella del Diavolo…), rimandano a storie antiche e suggestive: si pensi, nel concreto a “come un sentiero campestre diventò via Garibaldi” o a “come nacque a Cagliari il pubblico mercato”. Così come suggestioni s’alzano nei racconti dei personaggi come Tigellio “poeta-cantore sardo” o, in collettivo, l’ “antico corpo militare sardo” dei Miliziani…

Ho anch’io raccolto molta parte della produzione di Mario Pintor, tanto più gli estratti – un tempo si usava! – dalle riviste più diverse cui non negava mai la collaborazione.

Ne ricorderei un articolo del 1939 uscito in Sud-Est, dal titolo “Walter Pasella nella dolce infanzia nella forte giovinezza, nella gloria degli eroi” e ne ricorderei un altro (titolo “Minori figure”) che egli consegnò al prof. Valle per un numero monografico de Il Convegno dedicato agli ottanta anni de L’Unione Sarda. Un articolo di memorie. Ne recupero alcune righe soltanto, l’incipit: «Venticinque anni son trascorsi dal giorno in cui, varcando per la prima volta la porta della redazione dell’Unione Sarda, presi contatto con coloro che, in breve, divennero miei amici e colleghi.

«La sede d’allora non era paragonabile per gli ambienti e per attrezzatura a quella d’oggi. Pure possedeva simpatiche caratteristiche da renderla inobliabile.

«Mi par sempre di rivedere la saletta del direttore; un piccolo sgabuzzino contiguo, ove non si riuscì mai ad archiviare, col dovuto ordine, i clichés; la cospicua sala redazionale, con due tavoli neri, quadrati, riuniti in uno, nonché la sgargiante tappezzeria (ereditata da un veglione al “Civico”) che ne decorava le pereti e che era tutta una festa di stelle celesti e terrene. Un angolo di tanto firmamento era stato trasformato in “albo dei refusi” e vi si affiggevano, a dispetto e a danno di chi li aveva commessi, i più celebri errori o le frasi che avevano dato origine alle più grosse grane…».

Un articolo che, ora che celebriamo il centrotrentesimo anniversario di vita del quotidiano non più di Terrapieno, meriterebbe di essere ripreso. Lo farò presto.

 

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