Sempre a proposito di ‘Islam e noi’ (parte prima), di Salvatore Cubeddu

EDITORIALE DELLA DOMENICA. Le religioni ‘storiche’ non possono non proporsi se non come ‘fondamentaliste’.

 

Le religioni ‘storiche’ si contrappongono alla religioni ‘naturali’. Anzi sono nate e si sono sviluppate in contrapposizione ad esse. Mosè, Gesù Cristo e Maometto predicano il Dio della storia, che innanzitutto chiede fedeltà alla sua unicità-esclusività e, conseguentemente e coerentemente, premia e castiga in base a comandamenti e precetti. Esse stesse sono sostanzialmente esclusiviste ed in tendenziale e reciproca opposizione.

Le religioni naturali – dove la religiosità mantiene un legame originario con quanto di sacro può venire ricondotto alla sessualità – sono generalmente più tolleranti ed inclusive, anche se nei loro riti sono presenti persino forme rituali sanguinarie (vedi i riti fenici documentate anche nelle città sarde).

Le religioni storiche sono necessariamente ‘fondamentaliste’. Esse hanno bisogno di richiamarsi ai ‘fondamenti’ delle origini, costituiti dai detti e dai fatti espressi nella parole e negli atti del loro fondatore. Parole e fatti scritti in libri (differentemente) sacri.

Ogni domenica, giorno del  Signore, ogni buon cattolico nella messa partecipa attraverso segni (sacramenti) della morte e della resurrezione di Gesù, nella speranza di raggiungerlo nel suo regno (la beatitudine eterna) attraverso la fede e l’applicazione dell’unica vera legge del cristiano (“ama e fai ciò che vuoi”). Questi sono i fondamenti, che tutta una serie di strumenti (gestiti dall’organizzazione ecclesiastica), sono incaricati di riconfermare nonostante le difficoltà della loro applicazione. I principi del “mondo” sono realmente lontani dai principi del “regno”. Cesare e Dio hanno regole diverse. Quelle di Dio, predicate da Cristo, solo con difficoltà possono applicarsi nella nostra quotidianità. Si rifletta: la Chiesa cattolica si è data da secoli un proprio codice di diritto canonico, mica gli è sufficiente “il discorso della montagna”… Il messaggio di Gesù deve informare lo stile del cristiano, la responsabilità di ogni giorno cerca di  incarnarlo nel possibile. Un ‘possibile’ che deve fare i conti della distanza di questo messaggio storico con la realtà effettiva e naturale dell’uomo nella società. La Chiesa, comunità organizzata dei fedeli, esiste in vista del rispetto di quei ‘fondamentali’, annunciati da Gesù e così poco praticati. Siamo invitati ad essere fondamentalisti, ad imitazione di questo giovane ebreo che, per avere affermato di essere il Messia figlio di Dio, ha bruciato la sua vita in soli due anni di predicazione finendo poi sul patibolo. Cosa da non credere. “Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (lettera di Paolo, 1 Corinzi, 1,17-25).

Questa lunga premessa mi è obbligata quando chiedo agli islamici di essere altrettanto fondamentalisti di noi cristiani. E’ un loro diritto, è un loro dovere. Se tutto fosse pacifico, non potrebbe essere che così. In un’ottica dialogica ed ecumenica dovremmo aiutarli ad esserlo, così come loro dovrebbero aiutare noi ad essere coerentemente e ‘fondamentalmente’ cristiani. Questo è il vero ecumenismo, la reale tolleranza: riconoscerci reciprocamente i valori, gli uni degli altri, apprezzandoli e consentendo la loro esplicazione. Ad esempio, quello che fece papa Paolo VI, non creando problemi alla costruzione della moschea di Roma, la più grande in Occidente.

Non è stato sempre così, da parte cristiana, e gli storici riportano le trasgressioni del messaggio evangelico, frequenti individualmente e collettivamente sia da parte di cristiani che della Chiesa nei suoi massimi rappresentanti.

Avant’ieri abbiamo pubblicato un articolo interessante (Il califfo Adamo nel paradiso dei jiahdisti con i crociati, di Amedeo Feniello) di cui riportiamo anche il sottotitolo: “I temi relativi alla cultura del mondo musulmano vanno affrontati con metodo storico, evitando pregiudizi e isterismi. Nel Corano sono contenuti elementi ambigui rispetto alla guerra, che in alcuni passi è incoraggiata allo scopo di sottomettere gli infedeli. Ma anche i cristiani, in nome dello stato di eccezione, sancirono la liceità del massacro per la difesa della fede. E l’idea della monarchia teocratica islamica ha molti precedenti significativi, a partire dai faraoni egizi per arrivare fino agli imperatori bizantini”.

Attenzione: proprio il rispetto del metodo storico dovrebbe portarci al confronto del Corano con gli Evangeli, non tra il Corano e le crociate. E’ nel confronto con i fatti storici successivi (milleduecento anni dopo l’inizio del cristianesimo, seicento dopo la  nascita dell’islam) che va fatta la comparazione tra il Saladino e le Crociate, interrogandoci quindi sulla coerenza tra gli atti dell’eroico Saladino ed il suo Corano e tra le scelte dei Papi – che gridarono “Dio lo vuole!” per mandare i cristiani a combattere in quella che chiamavano la Terra Santa – e la Parola e gli atti di Gesù Cristo.

Le Crociate vengono costantemente invocate per evocare un cristianesimo guerresco,  soprattutto nel rapporto con i musulmani. Ma non è solo questo. I prìncipi crociati agirono nello stesso modo anche verso altri cristiani. E’ la V crociata che, nel 1205, venne dirottata a Costantinopoli dai Veneziani e, tutti insieme, italiani e francesi più di tutti, contribuirono alle distruzioni che accelereranno la decadenza definitiva della città e dell’impero di Bisanzio, fino alla caduta (nel 1553) in possesso dei Turchi.

Ma vanno pure collocati in quel tempo i tre viaggi di Francesco d’Assisi alla ricerca di un incontro con i musulmani, di cui solo il terzo ebbe successo, quando riesce ad incontrare il Sultano di Egitto Malik al Kamil (settembre 1219) a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo. Cortesia, rispetto e dialogo caratterizzano la conversazione tra il sultano e Francesco il quale, al suo ritorno, trova la mirabile pensata di regalare ad ogni contrada, chiesa e casa della cristianità, la sua versione ed obiettivo: il presepio di Greggio, che annulla ogni obiettivo territoriale affermando che per i cristiani tutta la terra è santa e che Betlemme, come riferimento,può venire ricostruito da chiunque e dappertutto.

Francesco torna ai fondamentali, anche quando questi sono antitetici con le scelte dei vari Urbano II e Onorio III. Francesco è un cristiano ‘fondamentalista’.

E’ giusto, quindi, sperare ed attendersi che gli islamici siano altrettanto fondamentalisti nel confronto tra Gesù di Nazareth e Maometto di La Mecca.

Ma: quali sono i ‘fondamentali’ per i musulmani, letti nelle parole e negli atti del loro Profeta?

Cortesia, rispetto e dialogo hanno caratterizzato anche le recenti  conversazioni tra papa Francesco e Ahmed Muhammad Ahmed al-Tayeb, l’Imam della Moschea di Al-Azhar de Il Cairo.

Con gli ‘islamici moderati’ ci si incontra in quelli che chiamiamo ‘valori non negoziabili’ , in quanto collegati alla nostra comune umanità (la sacralità della vita, la dignità della persona, la libertà di scelta) ed al rispetto delle regole che sono a fondamento della civile convivenza.

Ma è proprio questo che è ora in discussione, nel tempo in cui i due sistemi si intersecano attraverso la convivenza di fedeli delle due religioni nel territorio dell’Occidente, soprattutto in Europa.

Con problemi che superano le generazioni, quando i figli dei musulmani occidentali, nella ricerca del ritorno alle vere parole del Profeta, intenderebbero includerci nella loro Umma (la comunità) una volta diventati maggioritari, per proporci quindi di essere governati dalla sharia così come prescritto la loro religione.

E la jihad, la guerra santa, ritornerà costantemente, nelle generazioni, ad armare chiunque voglia attualizzare i fondamenti dell’islam?

“Nel Corano sono contenuti elementi ambigui rispetto alla guerra, che in alcuni passi è incoraggiata allo scopo di sottomettere gli infedeli”, ammette il nostro articolista presentando la ricerca di uno studioso occidentale dell’islam tutt’altro che islamofobo.

Ma sappiamo che nell’Islam non esistono interpreti definitivi del Corano. Vuole dire, allora, che dovremmo costantemente vigilare sui reciproci rapporti di forza?

Oramai il discorso sui ‘fondamentali’ religiosi delle due religioni storiche universali (l’ebraismo vuole essere solo la religione di un popolo) arriva a livello dell’opinione pubblica più ampia. E’ bene chiarirsi, per quanto possibile.

(continua)

 

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