Rimpasto? Bisogna ripartire dalla sovranità della Sardegna! di Franciscu Sedda

 

Bisogna ripartire dalla sovranità della Sardegna. Come responsabilità e autodeterminazione, come capacità di fare da sé e di relazionarsi a testa alta con gli altri.

Da qui bisogna ripartire quando si analizza il voto delle amministrative e si parla di rimpasto. Perché se è vero che tutto può servire per rilanciare un’azione di governo nulla è utile se non s’individua l’idea che può dar senso al lavoro collettivo, politico, istituzionale, civico.

Bisogna ripartire dalla sovranità della Sardegna, dal modo in cui si può rendere più forte l’azione a difesa degli interessi e dei diritti dei sardi, altro che dai balletti di nomi di assessori entrati e uscenti!

Nel 2014, pur fra difficoltà e contraddizioni, in Sardegna si è creato qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa che ha suscitato interesse e ha consentito di vincere le elezioni (e credo che a nessuno sfugga che altrimenti non si sarebbe vinto, che al governo ora ci sarebbe il centrodestra guidato da Cappellacci). Si è trattato di una coalizione plurale, una coalizione che non è un’alleanza di “centrosinistra” come pigramente qualcuno è tornato a dire evocando riferimenti italiani. Questa alleanza non è una fotocopia di modelli italiani! Lo dimostra il fatto che non trova corrispettivo negli assetti del governo italiano che si muove su tutt’altre geometrie politiche mentre in Sardegna la coalizione ha come parte costitutiva partiti di sinistra, partiti di esclusiva matrice sarda e, ovviamente, la presenza dell’indipendentismo sardo.

Ora, è un dato che a far risuonare chiaramente la parola “indipendentzia” in maggioranza è rimasto il solo Partito dei Sardi ma ciò non toglie che questa alleanza è una “alleanza sarda”: una alleanza certamente plurale e composita ma pur tuttavia aperta su una originalità – la responsabilità dei sardi sulla loro terra e la loro vita, la capacità dei sardi di accrescere il loro potere per creare prosperità, giustizia, dignità – che è stata alla base della vittoria e che deve restare la guida di un’azione amministrativa che questa idea la deve tradurre in pratica e sviluppare ogni giorno, in ogni campo della nostra esistenza. E senza remore nel sedersi al tavolo negoziale con l’Italia e il suo governo sapendo di rappresentare un altro popolo, il popolo sardo, con i suoi diritti ed interessi.

Questo è il nostro mandato. Questa è la nostra alleanza. O sarà così, sarà sarda, o non sarà. Anche perché o sarà così, sarà diversa, o non vincerà. Perché è questa diversità ciò che avrebbe potuto salvare la nostra alleanza dalle recenti sconfitte elettorali. Perché una cosa è evidente, e niente più dell’assurda vittoria di Nizzi ad Olbia lo conferma: gli elettori pur di votare qualcosa di “diverso” hanno votato il vecchio stravecchio. E invece la diversità, il nuovo, potremmo e dovremmo essere noi. Perché ci siamo incontrati fra diversi per fare qualcosa di diverso. Perché quando abbiamo agito diversamente, con spirito di sovranità davanti ai poteri forti dello Stato italiano, abbiamo ottenuto risultati. Perché quando agiamo da sardi davanti all’Italia e ancor più nello scenario mediterraneo e globale suscitiamo fiducia in un popolo, il nostro, provato e arrabbiato ma proprio per questo ancor più desideroso di avere un proprio Governo che lo rappresenti e lo motivi dandogli sicurezza e nuove opportunità.

Dunque, non tradiamo la nostra diversità, riprendiamo il nostro mandato, lasciamo ad altri il ruolo di vittime conto terzi. Ci sono tre anni di governo davanti. Riempiamoli di gesti di sovranità dei sardi, per i sardi.

A innantis!

Franciscu Sedda

Segretario Nazionale Partito dei Sardi

 

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