Emergenza climatica, covid e la nostra quotidianità, di Benedetto Sechi

L’emergenza climatica e la pandemia da Covid19, impongono di interrogarci sulla nostra quotidianità.

L’emergenza climatica e la pandemia da Covid 19, impongono di interrogarci sulla nostra quotidianità. Interrogativi ai quali nessuno può sfuggire, sia come singoli cittadini che come dirigenti di organizzazioni sociali, politiche o d’impresa.

Il pianeta ci invia segnali inequivocabili, le nostre attività industriali, agricole, dei servizi, la crescita abnorme degli abitanti che lo popolano – siamo ormai sulla soglia dei sette miliardi di individui – non è più sopportabile senza mettere a rischio l’equilibrio ambientale e con esso la qualità della vita.

Chi come noi abita nella parte ricca del mondo può pensare di cavarsela meglio. Ma è solo una illusione. I flussi migratori che si verificano in tutte le parti del mondo sono anche la conseguenza della difficoltà di tante popolazioni a vivere in terre ormai inospitali. Gli haitiani che si riversano nei confini degli USA, malamente cacciati dalla polizia, quelli che si ammassano alle frontiere tra Ucraina e Polonia, sono uno dei tanti fenomeni che si succedono ai cataclismi ambientali ed alle guerre per assicurarsi le risorse del sottosuolo.

La deforestazione in atto in Amazzonia, per sottrarre terre da destinare a monocolture intensive, non fanno che peggiorare la capacità dell’ambiente a digerire” Co2, la cui crescita esponenziale contribuisce all’aumento della temperatura in tutto il globo terraqueo e alla modifica del clima.

Le conseguenze le misuriamo con lo scioglimento dei ghiacciai nelle Alpi e nei due poli. La progressiva desertificazione di aree grandi come interi stati europei, la carenza d’acqua, l’inquinamento da plastica di mari e corsi d’acqua sono sotto gli occhi di tutti noi.

Insomma, il punto è: come facciamo a far fronte a questa situazione di degrado?
Finora abbiamo fatto la politica degli struzzi, mettendo la testa sotto la sabbia, ma appena tirata fuori non possiamo che constatare che la situazione peggiora di giorno in giorno.

Dobbiamo imporci un diverso modo di consumare alimenti, servizi, beni. Si tratta di ripensarci sulla terra come esseri che stabiliscono con l’ambiente naturale un patto di equilibrio, che eviti di degradarlo, di consumarlo, ma che  anzi, sappia migliorarlo.

In questo modo assicureremo, a quelli che verranno dopo di noi. una vita migliore. che non li costringa a inutili migrazioni, a fare o subire guerre per la conquista delle risorse energetiche, a sfruttare altri individui approfittando della loro indigenza, quasi sempre indotta dai paesi ricchi ed industrializzati.

La scienza, fin troppo messa in discussione dai nuovi guru della rete, deve essere messa al servizio di questo cambiamento. Ma non solo: ognuno di noi deve essere disposto a modificare le proprie abitudini per sostenere, in concreto, il cambiamento e la tutela dell’ambiente nel quale viviamo.

Come FLAG Nord Sardegna abbiamo sempre cercato di operare avendo come bussola, nel sostegno alle attività della pesca e dell’acquacoltura, la sostenibilità ed il mantenimento della risorsa ittica.

I pescatori più attenti e sensibili sanno che il loro futuro, e quello di chi vorrà continuare a praticare questo antico mestiere, dipende dal mantenimento e dalla conservazione delle risorse ittiche che stanno venendo meno, anche per rispondere alla richiesta sempre più pressante della domanda di pescato, secondo i canoni dettati dalle mode del momento e dal consumismo del commercio più spinto. Consumiamo con coscienza il pescato da cattura, che ha una sua stagionalità e deve seguire il naturale ciclo riproduttivo. Per questo non può e non deve essere sempre disponibile sui banchi dei supermercati, senza metterne a rischio la consistenza.

In questo modo ne guadagneremo tutti, compresi i pescatori, oggi costretti, per mantenere accettabile il loro reddito, ad aumentare lo sforzo di pesca, insieme all’utilizzo dei fattori della produzione (carburanti, attrezzi e lavoro).

Papa Francesco, nella sua enciclica “Laudato si’’, traccia un formidabile manifesto ecologico che non può che essere condiviso da credenti e da atei.

«Dobbiamo riconoscere che non sempre noi cristiani abbiamo raccolto e fatto fruttare le ricchezze che Dio ci ha dato. [...] La spiritualità non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda».

Benedetto Sechi

Presidente FLAG Nord Sardegna

 

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    1 Comment to “Emergenza climatica, covid e la nostra quotidianità, di Benedetto Sechi”

    1. By Mario Pudhu, 24 novembre 2021 @ 16:09

      Arrexoni, Bendetto!
      Ma totu s’afàriu chi si bit est, no a cambiai totus cumportamentus e bivi in cunditzionis prus modestas ma acetàbbilis po totus e diaderus “sostenibili”, ma a sighiri comenti e prus de prima, mancai cun meda “green” ma pentzendi a is aprofitamentus de fai.
      Nisciunus chi pòngiat in discussioni un’isvilupu assurdu e macu po dhu limitai, e faint a crei ca prus isvilupu bollit narri prus trabballus e benis po totus!
      S’istória narat invecis ca cust’isvilupu bollit narri sempri prus pòberus e prus disocupaus e ocupaus a orixedhas, prus incuinamentu e prus muntronaxus in terra, in mari e in s’atomosfera, e prus dinai ammuntonau in is manus de is pagus chi si sighint a fai meris de s’arrichesa chi est unu prodotu sociali gràtzias fintzas a is mortus de fàmini e de miséria chi no tenint de ita trabballai e campai ca est acabbau in àteras manus, o funt ammachiaus po unu ‘benessere’ fatu a “di tutto e di più” fintzas a “usa e getta” e a “compra e getta” isbandonendi su chi puru tenint.
      Comenti est possíbbili chi in custa manera no siat e sigat totu su Pianeta a èssi ghetau apari cun sa genti ammuntonada a una parti fuia e fuendisí e medas àteras partis deunudotu isbandonadas peorendi is cunditzionius in d-unu logu e in s’àteru?
      Dhoi depit èssiri intanti giustítzia sociali, limitazioni de s’isvilupu e assumancus tocat de acabbai immediatamenti de produsi armamentus consumendi risorsas, energia, capacidadis umanas e fendi incuinamentu po fai isperdítziu de genti, de benis e de su logu, ca fintzas ponendi chi mai imperint custus armamentus, funt peró giai unu secuestru inammissíbbili de benis e produtzionis prus necessàrias e dannu mannu isceti ca dhus faint.
      Depeus totus, personalmenti, limitai e pretendi de limitai su consumu de bènis e arrefurai sa mentalidadi e vida consumista, e ispartziri in àtera manera is risorsas, mezus de produtzioni, possibbilidadis de trabballu e benis de consumu po bivi comenti bastat po una vida dignitosa.
      Assinuncas custu “Titanic” de presuntzioni s’at a scudi a su “iceberg” prus disastrosu po responsabbilidadi umana de su peus umanésimu. E no ant a èssi mancu is miliardàrius e ne is chi tenint e consumant totu a tropu a si salvai.

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