Discorso di un sardo disperato, ***

Tutti i colori della Saras …..

Quando in Sardegna fatturi oltre 9 miliardi di euro all’anno ti puoi comprare il silenzio di chiunque, della stampa, della politica, dei sindacati e persino di certi ecologisti, di quelli del “non si può dire di no a tutto”; salvo naturalmente rare eccezioni, rare eccezioni in cui chi protesta viene dipinto come soggetto anomalo, un po’ strano, idealista, fuori dalla realtà, pagato da chi sa chi.

Quando in Sardegna fatturi oltre 9 miliardi di euro all’anno, nel momento in cui sputi veleno dalle tue ciminiere, avvelenando l’aria e la vita di migliaia di cittadini, la stampa locale avrà sempre una prima notizia più interessante da sbattere in prima pagina, così che la gente possa discutere d’altro nella spiaggia di Giorgino mentre prende il sole incuriosita dagli strani e coloriti fumi che si levano dalla raffineria e se ne respira i velenosi miasmi.

Dove sono gli organismi di controllo?

Dov’è la magistratura?

Dov’è la politica?

Oppure a impensierire restano solo i roghi dei rifiuti e i migranti che arrivano in barchino?

Con oltre 9 miliardi di euro di fatturato puoi scegliere tu le priorità degli altri.

E il leghista lombardo Zoffili col megafono in mano e il suo seguito di giovani sardi che gridano “prima gli italiani”, non sarà certo il primo (ma neppure l’ultimo) a presentarsi davanti ai cancelli Saras per urlare la sua indignazione.

L’imprenditoria lombarda motore dell’Italia avrà pure diritto a qualche concessione per garantire il nostro benessere.

Questa è gente che lavora, mica può perdere tempo con tutti questi vincoli, norme, burocrazia, che non ti lasciano andare avanti.

Cosa potrebbe dire Zoffili d’altronde? E come potrebbe fare un torto a certi bravi imprenditori suoi corregionali?

Non sia mai che si offendano e non paghino più biglietto dello stadio e volo aereo ai dipendenti meritevoli per andare a vedere una partita della squadra di famiglia.

Ma davanti ai cancelli Saras non vedremo certamente neppure Solinas, figuriamoci poi Zedda o qualcuno del partito delle stelle.

E non ci saranno neppure i sindacati confederali CGIL CISL e UIL.

Impegnati a difendere la fabbrica delle bombe, come potrebbero avere da ridire per chi porta occupazione in Sardegna? Eppoi, come ebbe a dire a suo tempo un rappresentante CGIL, con le questioni morali non si va da nessuna parte.

Nessuno di questi ha mai avuto da ridire prima, perché allora rovinare l’estate ai sardi proprio ora?

Col settore turistico in difficoltà, affrontare certi temi rischia di affossarlo completamente.

E a noi, allora, cosa ci resta da mangiare?

Quando si studia il colonialismo, si dovrebbe inserire a buon titolo il caso di una multinazionale del fossile che si è comprata un’isola intera, e nel 2020, non uno o due secoli prima, si permette di fare ciò che le pare: sversare sostanze inquinanti in cielo, in terra e in mare, senza che chi di dovere si azzardi a proferire parola.

Si dovrebbe indagare su come si sia potuta comprare il silenzio, quando non il deliberato appoggio, della politica e del sindacato, delle autorità, e addirittura di una parte importante della comunità. Come sia riuscita a intimorire così tanto le persone da portarle a non avere quasi il coraggio di pronunciarne il nome.

Viviamo nella speranza che le cose brutte prima o poi passino, che i fatti, poi, non siano così come ci vogliono far credere, che ci siano altre priorità, problemi più grandi a cui pensare. Ma non c’è un futuro possibile quando si è disposti a subire questi soprusi; non c’è futuro possibile in una terra avvelenata, e neppure in un’altra terra vergine lontana da qui, se il nostro atteggiamento rimane lo stesso. Quando a mancare è la volontà di vedere e di reagire, quando lo sforzo più grande che siamo disposti a compiere è l’accettazione di ogni tipo di violenza, non siamo meritevoli neppure di una degna sepoltura.

Questo non è progresso, non è modernità.

È la nostra condanna a morte.

La morte delle nostre coscienze, dei nostri sogni, prima ancora che fisica, se non cominciamo a reagire.

 

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    1 Comment to “Discorso di un sardo disperato, ***”

    1. By Mario Pudhu, 15 settembre 2020 @ 08:42

      Ibertandho a mòrrere nosi abbastat a prànghere, pedire, impromítere e… ibertare s’agiudu de is ladros de Pisa. Su trassintru in maladias, disastros e incidentes dhue trebballant in medas: de is volontàrios a is infermieris, dutores, farmacistas e indústria chímica…, labboratórios, oficinas e bendhidores de màchinas, “pompe” po carrare mortos e totu s’indústria de sa morte… totu cosas de fàere e meda meda chi no abbastat sa metade de su bilànciu de sas RAS e pentzae canta “occupazione”! S’àtera metade abbastat po totu is iscagiaos e iscagiadores e fatos a vapore, matéria “volatile”.
      Epuru dhu’est su tanti e sa manera de isperare e cambiare in méngius, si solu dh’acabbaus de prànghere e faeus contu chi sa libertade e responsabbilidade de su chi faeus dha portaus totus po nosi pònnere a pentzare e a fàere su chi podeus e depeus fàere ibertandho a mòrrere ca est su solu tempus de su èssere gente. No dhue at logu po su disisperu, si no pentzaus de fàere su paradisu ‘terrestre’ in terra.

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