Il Piano B per il turismo: ripartire dai sardi, di Franciscu Sedda

L a Sardegna vive in attesa. Dei turisti. Tutti aspettano l’evento. Anzi, l’avvento. Il momento salvifico per la nostra economia. Ma se i turisti non arrivassero? Se non potessero arrivare? Le nostre attese si basano sulla percezione che abbiamo della nostra condizione, di una terra che fortunatamente pare avviarsi verso un azzeramento dei contagi (peraltro più lento di quanto preventivato). Ma altrove, purtroppo, le cose non vanno come da noi. La stessa riapertura dei voli ad oggi è più un annuncio che una certezza. Davanti a questa situazione quale Piano B è stato pensato per il turismo sardo? Nessuno. Per questo sembra necessario farlo. Ripartendo da noi.
In primo luogo dai nostri bambini e dall’organizzazione estensiva di campi estivi. I bambini hanno necessità di ritrovare la socialità, il gioco, la creatività che il Covid-19 gli ha tolto. Hanno necessità di farlo in modo sicuro e guidato. È l’occasione per rimettere al lavoro animatori, artisti, operatori socioculturali, organizzatori di attività fisiche e sportive. I nostri paesi più piccoli sono scenari ideali per la ripartenza, con i loro numeri bassi, gli spazi naturali ampi, gli edifici un tempo adibiti a scuole da ravvivare. Le risorse economiche a volte sono già lì, nei progetti comunali già finanziati e poi restati bloccati. Oppure vanno trovati e investiti, prevedendo anche un’organizzazione per far sì che i bambini dell’interno possano passare un periodo al mare e quelli della costa vadano a scoprire l’interno della Sardegna. Né va della loro salute psicologica. E potrebbe anche essere un modo per cominciare a sperimentare la futura ripresa scolastica.
In secondo luogo ci sono i nostri giovanissimi e adolescenti. Perché non portarli in vacanza-studio in Sardegna? Perché non coinvolgere le nostre guide artistiche, storiche, archeologiche? Perché non portare i ragazzi a scoprire il nostro patrimonio coinvolgendo le reti museali? Perché non sfruttare l’associazionismo in materia di trekking, escursionismo, cicloturismo, ippica? Perché non coinvolgere i nostri artigiani in corsi di formazione alle arti e ai mestieri, dall’artigianato al cibo? Perché non affiancare a tutto ciò la partecipazione ai festival letterari, il ripasso della matematica e dell’italiano, lo studio dell’inglese e del sardo? La crisi che da lungo tempo viviamo è prima di tutto educativa: i più alti tassi d’abbandono, la più bassa quantità di laureati, causati anche dalla percezione di un distacco fra contenuti insegnati e vissuti territoriali. Il Covid-19, nonostante la teledidattica, rischia di aggravare la situazione. Ma con idee e investimenti può essere l’occasione, coinvolgendo scuola e università, per ricucire il rapporto fra i giovani, l’istruzione, la propria terra.
Poi ci sono tutti i sardi che sarebbero andati a fare una vacanza fuori. E ancor più quelli che non potevano o non possono. Perché non investire su un buono-famiglia da spendere in strutture ricettive e di ristorazione convenzionate? Si aiuterebbero le famiglie a ritrovare un momento di serenità e si farebbero arrivare risorse al sistema turistico. Forse alla fine i turisti arriveranno lo stesso ma intanto si sarebbe generato un nuovo modo di pensare il turismo a partire dal mercato interno, organizzando al meglio l’offerta e la domanda di servizi, puntando finalmente sulla qualità del nostro patrimonio materiale e immateriale. Il Piano B di oggi potrebbe diventare il nostro Piano A, il fondamento di un nuovo modo di far fruttare il turismo in Sardegna.
FRANCISCU SEDDA
DOCENTE DI SEMIOTICA

 

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    1 Comment to “Il Piano B per il turismo: ripartire dai sardi, di Franciscu Sedda”

    1. By Mario Pudhu, 19 maggio 2020 @ 10:39

      Giustu, Franciscu! Bèni meda!! Própriu aici.
      Tenis arrexoni manna. E su chi proponis (a parti chi arresurtat necessàriu e vantagiosu in tempus de normalidadi) oi est fintzas meda prus pagu perigulosu (assumancus de pigai s’infetu).
      E su perígulu prus mannu benit cun is turistas, chi a parri miu intanti abetaus in manera esagerada e no isciu cantu in cunditzionis de seguresa! A parri miu dhui at de tenni aberus prus de una timoria!

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