Franciscu Sedda: LA SARDEGNA ED IL PARTITO DEI SARDI AVEVANO RAGIONE E IL GOVERNO ITALIANO TORTO A ….

Il documento del PdS e la cronaca giornalistica.

La Corte Costituzionale italiana ha ritenuto infondate tutte le impugnazioni relative all’art. 3 dell’Agenzia Sarda delle Entrate. Così facendo ha di fatto detto che la Sardegna e il Partito dei Sardi avevano ragione e il Governo italiano torto.

La Sardegna e il suo Governo avevano ragione a portare avanti la legge sull’Agenzia Sarda delle Entrate e a costruire uno strumento per tutelare gli interessi e i soldi dei sardi. Il Partito dei Sardi aveva ragione nel denunciare duramente l’atteggiamento persecutorio dell’Italia nei confronti della Sardegna e la slealtà dei Governi italiani nei confronti delle nostre istituzioni e dei nostri diritti legittimi come popolo. È la stessa Corte Costituzionale a chiedersi infatti perché dovrebbe essere illegittimo in Sardegna e per la Sardegna ciò che è già stato fatto in Trentino-Alto Adige e nella Provincia di Bolzano.

Una volta di più noi del Partito dei Sardi possiamo affermare con orgoglio che avevamo ragione nel chiedere al nostro Governo un atteggiamento competitivo rispetto all’Italia e a tutti i sardi una mobilitazione di popolo in difesa dell’ASE. E siamo convinti che le nostre azioni forti, fuori e dentro l’aula del Parlamento Sardo, siano servite a far arrivare il giusto messaggio a Roma: ovvero che una così plateale ingiustizia nei confronti dei sardi non sarebbe passata inosservata.

Ora è tempo di fare tesoro di questa esperienza e far sì che la politica sarda abbia costantemente la capacità di osare: utilizzare tutti gli spazi di sovranità e responsabilità che ci spettano già oggi in ogni campo, convergere attorno alla sempre più forte affermazione dei diritti e degli interessi nazionali dei sardi. Senza timori e senza subordinazioni. È tempo che la politica sarda smetta di credere nell’idea dei “governi amici” a Roma e inizi a credere che l’unico faro, l’unica speranza, l’unica motivazione del nostro agire, è la difesa e l’affermazione dei diritti e degli interessi del popolo sardo.

Ora più che mai, dunque, la Sardegna deve prendere coraggio, far funzionare l’ASE, completare l’inversione dei flussi, accelerare nel trasferimento delle funzioni di accertamento e riscossione, guardare con ambizione e creatività ad una propria politica fiscale. Per creare nuova ricchezza, nuovo lavoro, nuova dignità, nuova libertà. Peri sardi e per la Sardegna.

A innantis!

Franciscu Sedda

Segretario Nazionale Partito dei Sardi

 

 

 

 

I giudici: l’isola può avere la sua agenzia delle entrate

La Regione ha vinto: la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del governo

Le tasse dei sardi andranno alla Tesoreria unica, poi sul conto della Regione

L’Agenzia sarda delle entrate è salva, legittima e costituzionale. Anzi, il Consiglio regionale ha fatto «molto bene a istituirla, per controllare i trasferimenti dello Stato… e se lo avesse deciso prima, non ci sarebbe stata neanche la Vertenza entrate». Scritto e sottoscritto dai giudici della Corte costituzionale, che hanno respinto il ricorso del governo  contro la legge approvata nel 2016. A festeggiare la vittoria è tutto il centrosinistra, con in testa Pigliaru, ma soprattutto lo è il Partito dei sardi, che dell’Agenzia aveva fatto un suo cavallo di battaglia fino a rischiare la crisi politica. E il primo commento del Pds è stato di questo tenore: «Avevamo ragione noi, bisognava avere coraggio».

La sentenza. Come tutte le decisioni della Corte che riguardano il conflitto fra lo Stato e la Regione, vanno lette con molta attenzione. Non c’è niente da interpretare, c’è invece molto da capire. Prima di tutto: la Regione – è scritto nella sentenza – con l’Agenzia potrà controllare e verificare se i trasferimenti dello Stato – dall’Iva all’Irpef – sono giusti soprattutto nella quantità. «Sarà proprio l’Agenzia lo strumento con cui lo Stato dovrà interfacciarsi in un rapporto di collaborazione», è scritto nella sentenza.

Poi c’è l’aspetto della riscossione diretta delle tasse da parte della stessa Agenzia e su cui i giudici spiegano che «allo stato attuale c’è un problema tecnico».

Molto tecnico, per la verità, e che può essere riassunto così: le tasse pagate dei sardi non potranno passare direttamente nelle casse dell’Ase (acronimo di Agenzia sarde entrate) ma depositate comunque nella Tesoreria unica dello Stato, e presso la Banca d’Italia «altrimenti uscirebbero dal circuito della finanza nazionale e questo non è possibile per la Costituzione». Per questo aspetto tecnico, la legge dovrà ritornare in Consiglio regionale, per essere corretta. Lo sarà con il cambio di alcune coordinate bancarie, e permettere così all’Agenzia di operare da gennaio come braccio operativo della Regione. Anche se prima – è scritto in un altro passaggio della sentenza – «dovrà essere stilata un’intesa con lo Stato su quali dovranno essere le procedure e ottenere quindi il passaggio anche di altre due competenze, l’accertamento e la riscossione». A questo punto il modello non dovrebbe discostarsi molto da quello con cui la Valle d’Aosta e le Province autonome Trento e Bolzano hanno regolato di recente i loro rapporti finanziari con lo Stato. L’accordo, in parole spicce, dovrebbe essere questo: le tasse pagate dai sardi e l’Iva incassata in Sardegna finiranno nella Tesoreria unica, ma saranno accreditatati immediatamente sul conto corrente non fruttifero (non matura interessi) della Regione e non più intestato all’Ase, come lasciava intendere la legge. Quel passaggio per ora dovrà continuare a esserci, ma potrebbe cambiare in futuro con l’auspicato accordo sull’accertamento e la riscossione.

 

Passaggio significativo. C’è un punto della sentenza che pesa più di altri, questo: l’Agenzia sarda delle entrate permetterà «alla Regione di giovarsi della precisa e preventiva conoscenza delle risorse finanziarie che le spettano, in base allo Statuto, e disponibili», e quindi – proprio grazie alla verifica e al controllo – non sarà più in balia delle decisioni dello Stato sull’ammontare dei trasferimenti. La lettura è molto chiara se l’Ase ci fosse stata tempo fa forse non ci sarebbe stata neanche la storica Vertenza entrate,

chiusa alla fine del 2015. Perché la Regione, grazie al controllo, l’Ase, avrebbe potuto «accertare in anticipo» se lo Stato le trasferiva il dovuto, o tratteneva (come faceva) più di una quota per sé. Ad averlo saputo prima.

 

Aria di festa. La vittoria sullo Stato – anche se secondo alcuni solo parziale per via della riscossione da definire – è stata salutata con entusiasmo dal Partito dei sardi. «Ora più che mai la Sardegna deve prendere coraggio, far funzionare l’Ase, completare l’inversione dei flussi senza più il passaggio a Roma, accelerare il trasferimento delle funzioni e guardare con ambizione e creatività a una propria politica fiscale », ha scritto il segretario Franciscu

Sedda. Il capogruppo Gianfranco Congiu ha aggiunto: «Poter esercitare finalmente un controllo è un grande successo».

Soddisfatto il gruppo Mdp, «d’ora in poi avremo un rapporto finanziario paritario e non subalterno con lo Stato» e, seppure con qualche distinguo Anna Maria Busia di Cp: «Se non ci fossimo infilati nel labirinto della riscossione, la vittoria sarebbe stata completa». Infine, il presidente Pigliaru: «Eravamo certi delle nostre ragioni, tanto da aver chiesto con forza al governo di ritirare il ricorso. Siamo arrivati invece alla sentenza e ora, con grande soddisfazione, abbiamo la prova provata che avevamo ragione». (ua)

 

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