A si connoschere in sa santa Gloria
BACHIS BANDINU
Il Presidente della Fondazione Sardinia ci ha lasciato stanotte, tra il 22 e il 23 giugno 2026.
La celebrazione funebre si terrà nella chiesa del Miracolo, a Bitti, giovedì 25 giugno alle ore 16,00.
Stanotte, a seguito di numerose settimane di una malattia incurabile, il nostro Amico ci ha lasciato.
Quello che tutti noi vogliamo dirgli, lo esprimiamo nel nostro necrologio su l’Unione Sarda: “La Fondazione Sardinia piange, insieme ai Sardi, il suo presidente, amico e guida, proponendosi di continuare nel suo impegno per la cultura e la libertà della Sardegna”.
Facciamo nostro il saluto inviatoci da un comune amico, Antonello Giuntini:
“Adiosu, Bachis, a si biri in sa Santa Gloria. Gratzias po dogna foeddu, po dogni passu chi has postu po torrai dignidadi a custu populu nostru.
E da Anna Cristina Serra, poetessa cara ai Sardi:
Adiosu, Bachis, po custa Terra ses istetiu e has a esseri sempri ‘Lughe e Ghia’. Gratzias po su totu chi s’has istrinau sempri a bonu coru”
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Bandinu, Bachisio Antropologo (nato a Bitti 1939). Conseguita la laurea in Lettere si è dedicato per molti anni all’insegnamento nelle scuole medie, collaborando contemporaneamente alla stampa sarda e nazionale. Per ragioni di lavoro ha vissuto per alcuni anni in Lombardia, insegnando e specializzandosi presso la Scuola superiore di Comunicazioni dell’Università di Milano.
È divenuto dal 1972 giornalista pubblicista e ha approfondito i suoi studi sulle tradizioni popolari. Tornato in Sardegna, è diventato uno degli animatori più interessanti e originali del dibattito attuale sull’identità, inserendosi nella prospettiva del dialogo tra antropologia e scienze sociali aperta da Giulio Angioni e Michelangelo Pira.
In particolare nelle sue opere Bandinu approfondisce il rapporto tra il mondo tradizionale della pastorizia e la irrompente civiltà dei consumi e cerca di dare una lettura adeguata al rapporto tra tradizione e innovazione.
Nel 1993 ha vinto il premio “Funtana Elighes”; nel 1999 è stato nominato direttore de “L’Unione sarda”, e alla guida del quotidiano ha tentato di dare maggiore incisività alla sua concezione della realtà sarda.
Attualmente è presidente della Fondazione Sardinia. Dei suoi numerosi lavori alcuni sono da considerare anche un valido contributo per la lettura della storia contemporanea della Sardegna. Tra gli altri: Il re è un feticcio (con Gaspare Barbiellini Amidei), 1976 (sull’antagonismo tra “civiltà” pastorale e consumismo capitalistico); Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica, 1980; Un sardismo da inventare, in Le ragioni dell’utopia. Omaggio a Michelangelo Pira, 1984; Recenti trasformazioni dell’identità sarda, in Storia dei Sardi e della Sardegna (a cura di Massimo Guidetti), IV, 1989; Narciso in vacanza, 1994; Il cavallo. Memorie, sogno, storia (con Bebo Ardu e Lucio Gratani), 1995; Lettera a un giovane sardo, 1996; Olbia città multietnica (con Giovanni Murineddu ed Eugenia Tognotti), 1997; Visiones. I sogni dei pastori, 1998; Terra de musas (con Paolo Pillonca), 2001; Mario De Biasi (con Alfonso Gatto e Giuseppe Dessì), 2002; Identità-cultura-scuola (con Placido Cherchi e Michele Pinna), 2003; Pastoralismoin Sardegna. Cultura e identità di un popolo, 2006; (con Salvatore Cubeddu), Il quinto moro. Soru e il sorismo, 2007, Pro s’indipendetnzia, 2011 e il romanzo L’amore del figlio meraviglioso, 2011; Lettera a un universitario sardo, 2015; Sa manu de s’umbra; Lettera a un giovane sardo sempre connesso, 2017; Turismo lento In cammino tenendo per mano l’ombra; Per una Chiesa sarda, 2024; di prossima pubblicazione ne I quaderni della Fondazione Sardinia: IL PASTORALISMO IN SARDGNA. RICERCA, 2025. Il saggio, a partire da una storia della civiltà agropastorale, pone l’accento sulla presente situazione economica e sociale del fenomeno, esplorandone i problemi e le possibili soluzioni.