Il turismo globale mangiato dal virus, di Danilo Taino

I dati reali dei cinque mesi gennaio-maggio 2020 indicano che i fatturati del turismo sono crollati del 47% nelle Americhe e in Africa, del 58% in Europa, del 52% in Medio Oriente, del 60% nell’Asia-Pacifico.

Pandemia e lockdown sono stati una vera catastrofe per il turismo: di fatto, il settore è tornato al livello di venti anni fa.

Lo ha sottolineato martedì scorso il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha presentato un documento basato su dati raccolti dall’agenzia dell’Onu World Tourism Organization (Unwto).

Lo studio presenta tre scenari. Nel primo, il meno pessimista, viene calcolata la perdita di entrate del settore immaginando la riapertura delle frontiere nazionali e l’eliminazione delle restrizioni agli spostamenti lo scorso luglio (che non c’è stata): in questo caso, il fatturato del turismo globale crolla dai 1.478 miliardi di dollari del 2019 ai 570 del 2020. È il livello del 2000.

Se le restrizioni vengono sollevate in settembre, si scende a 400 miliardi.

Se la riapertura totale dei movimenti avverrà a dicembre, terzo scenario, le entrate per il 2020 saranno di 310 miliardi: un crollo del 79% rispetto all’anno scorso.

Devastante, con la possibile perdita di posti di lavoro per 100-120 milioni di persone e una riduzione del Prodotto lordo mondiale tra l’1,5 e il 2,8%.

A conferma della tendenza tracciata negli scenari, i dati reali dei cinque mesi gennaio-maggio 2020 indicano che i fatturati del turismo sono crollati del 47% nelle Americhe e in Africa, del 58% in Europa, del 52% in Medio Oriente, del 60% nell’Asia-Pacifico.

Una caduta globale del 56%.

Naturalmente, non tutti i Paesi sono colpiti allo stesso modo. In parte conta il fatto che il propagarsi del virus sia sotto controllo o meno e contano le restrizioni decise da ogni governo.

Soprattutto, l’effetto economico e sociale del crollo è tanto più forte quanto è maggiore il peso del turismo sul complesso dell’attività di un Paese.

A questo proposito, Statista.come ha prodotto una classifica su dati del World Travel and Tourism Council per calcolare l’impatto allargato del settore (hotel, agenzie di viaggio, aerolinee, ristoranti e altri comparti collegati): il turismo pesa per il 15,5% del Pil in Messico, per il 14,3% in Spagna, per il 13% in Italia, per l’11,3% in Cina, per il 10,8% in Australia, per il 9,1% in Germania, per il 9% in Gran Bretagna, per l’8,6% negli Stati Uniti, per l’8,5% in Francia, per il 7,7% in Brasile.

Guterres invita i governi a sostenere il settore ma anche a introdurre riforme per aumentarne la competitività. In ogni caso, saranno anni duri, i prossimi.

 

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    1 Comment to “Il turismo globale mangiato dal virus, di Danilo Taino”

    1. By Mario Pudhu, 16 ottobre 2020 @ 06:33

      Ma, in cust’istúdiu (“naturalmente”?), perunu cussideru a propósitu de incuinamentu! (fatu in sa ‘normalità’ de una umanidade ‘sedentaria’ ma “viaggiante”).
      Ne perunu contu si su ‘turismu’ essit un’àtera monocultura.

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