Ma perché ce l’hanno tutti (e tanto!) con il REDDITO DI CITTADINANZA? di Marco Travaglio

Nei primi cinque giorni le prime due regioni per numero di richieste sono la Lombardia e la Campania. Il Piemonte se la batte col Lazio per la quinta posizione (in mezzo c’è la Sicilia). (L’articolo è uscito ne Il fatto quotidiano dell’11 marzo con il titolo ‘Poltrone e sofà’).

Ma i partiti e i loro giornaloni lo sanno in che Paese vivono? La risposta è scontata, visto che non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio. Ma la domanda resta cruciale per capire quel che accade in Italia, se si leggono i dati dei primi cinque giorni di domande per il reddito di cittadinanza. Le prime due regioni per numero dirichieste sono la Lombardia e la Campania (0 viceversa), praticamente appaiate a quota 16 mila. Sí dirà, ma la Lombardia ha 10 milioni di abitanti e la Campania poco meno di 6. Vero, ma la Lombardia è anche la regione più ricca d’ltalia, mentre la Campania è una delle più povere d’Europa. E poi c’è il Piemonte, che se la batte col Lazio per la quinta posizione (in mezzo c’è la Sicilia). E il Piemonte di abitanti ne ha 4,3 milioni contro i 5,9 del Lazio. Eppure da un anno, cioè da quando i 5Stelle vinsero le elezioni anche per la promessa del reddito di cittadinanza, quella misura minima di equità e redistribuzione sociale raccoglie una tale unanimità di dissensi, anzi di ostilità, anzi di insulti che non si era mai vista neppure per le peggiori leggi vergogna del ventennio berlusconiano (scritte non per milioni di famiglie in difficoltà, ma per un solo miliardario). Ep pure ilRdc costa appena 6-7 miliardi all’anno, la metà di quelli che si vorrebbero buttare per l’inutìle Tav. E serve a dare un po” di ossigeno a 5 milioni di italiani nullatenenti o quasi, mentre il Tav darebbe lavoro a 450 persone.

Ma la “narrazione” imposta da tutti i partiti, le associazioni imprenditoriali, persino i vescovi italiani e i giornali al seguito (salvo un paio) è quella di una vergognosa misura assistenzial-elettorale per comprare i voti nel Sud dei fannulloni da divano, fancazzisti sofà e delinquenti, mentre il Nord è popolato esclusivamente da top manager integerrimi con la sudata Porsche, la Jacuzzi e il troione incorporato che spasimano per il Partito del Pil e non vedono l’ora di montare sul Tav per raggiungere l’agognata Lione su un treno merci a velocità supersonica.

Chi dipinge il Rdc come un voto Poltrone e sofà di scambio dei 5Stelle per comprare voti in vista delle Europee non spiega come mai i 5Stelle calano nei sondaggi e perdono ovunque, dall’Abruzzo alla Sardegna (regioni non proprio ricchissimo). Ma questi son dettagli. Chissà quali antenne, indicatori, chiavi di lettura usano questi scienziati della politica, dell’impresa, del sindacato, della Chiesa e del giornalismo per non vedere la drammatica emergenza sociale che affligge anche il Nord Italia. Eppure non passa giorno senza che gli istituti di ricerca squadernino la radiografia di un Paese immiserito e dunque (ci mancherebbe) incattivito.

Un Paese con 5 milioni di poveri assoluti, 3 milioni di precari, 7 milioni di salariati sotto i mille euro,4milioni di malati costretti a rinunciare alle cure, 150 miliardi di euro di evasione fiscale (di cui 6-7, la stessa cifra del Rdc, ingoiati dai paradisi fiscali europei tipo Olanda, Irlanda e Lussemburgo) e 50-60 di corruzione. Un giornalista disinistra solitamente illuminato come Ezio Mauro scrive su Repubblica che i 5Stelle sono uniti alla Lega “soltanto dal comune e sordo istinto di destra, che punta alla distruzione dell’ordine politico costituito” per trasformare in antipolitica il risentimento sociale dopo averlo suscitato e alimentato”. Ma se i 5Stelle, pasticcioni finché si vuole, varano il maggior investimento mai visto per alleviare la povertà di disoccupati e pensionati, propongono il reddito minimo per i lavoratori sottopagati e impongono una legge Anticorruzione che le autorità europee giudicano fra le migliori maiviste, in che senso sarebbero “di destra”? E siamo sicuri che il risentimento sociale l’abbiano suscitato e alimentato Di Maio e Salvini, e non piuttosto chi ha governato nell’ultimo quarto di secolo con una politica (la vera “antipolitica”) che ha mostruosamente aggravato le diseguaglianze sociali? E perché mai dovremmo – in nome della “sinistra”! – rimpiangere, o puntellare, o restaurare, o salvare un “ordine costituito” che ha lasciato indietro e abbandonato a se stesse milioni di persone? Infatti gli unici argomenti che lor signori riescono a opporre al Rric sono questioni burocratiche, come la guerra fra governo e regioni sull’assunzione dei “navigator”, e demagogiche, come l’avvistamento agli uffici postali di un membro del clan Spada, di un ex brigatista o di qualche rom (accomunate a prescindere ai delinquenti). Come se una misura diWelfare che coinvolge milioni di persone potesse impedire a qualche pregiudicato o truffatore di approfittarne, visti i nostri tassi di illegalità.

Con la stessa illogica e gli stessi sragionamenti, bisognerebbe abolire le pensioni di invalidità perché ci sono migliaia di falsi invalidi, il sussidio di disoccupazione e la cassaintegrazione perché molti li ricevono pur lavorando in nero, gli 80 euro riservati a chi guadagna meno di1.500 euro al mese (o prende di più e non lo dichiara), le detrazioni scolastiche, universitarie e sanitarie per i meno abbienti (e abbienti evasori). Cioè cancellare lo Stato sociale.

Compreso il Reddito di inclusione (Rei), introdotto dal centrosinistra e ovviamente finito in tascaanclie acliinon ne aveva diritto. Per fortuna l’obiezione di chi fa il furbo è riservata al Rdc e basta, dunque gli altri istituti del Welfare sono al riparo.

Resta da capire il perché di tanto accanimento: i poveri e il Welfare non fregano niente a nessuno, ma tutti attaccano il Rdc perché ce l’hanno coni 5Stelle. E non per i loro tanti demeriti, ma per i loro pochi meriti.

Ormai quest’odio inestinguibile ha accecato l’intera classe dirigente, che ora brancola nel buio e non riesce più a vedere e capire quel che accade. Poi, ogni tanto, qualche genio si sveglia la mattina, scopre che i lombardi chiedono il reddito di cittadinanza più dei meridionali, e casca dal divano.

 

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    1 Comment to “Ma perché ce l’hanno tutti (e tanto!) con il REDDITO DI CITTADINANZA? di Marco Travaglio”

    1. By Mario Pudhu, 14 marzo 2019 @ 06:48

      Bi aiat unu ‘sonadore’ chi zughiat su sonete ma no cheriat sonare, cun totu cantu e cantos l’ant pregadu e fint preghendhe. Poi li ant impromissu una paga, ant collidu su dinari, bi l’ant dadu e at comintzadu a sonare.
      Candho totu si fint istracados de ballare, totugantos ant nadu «Beh, como boh, boh, sessa! Como za bastat! Frimma! Amus balladu fintzas tropu!!!»
      Ma su ‘sonadore’ (chi zughiat origras bonas puru) no ndhe cheriat intèndhere de si frimmare e sighiat a sonare, a sonare, a sonare e sempre su matessi ballu fintzas a candho ant dépidu fàghere una “colletta” ca si cheriat pagadu pro sessare puru.
      Giornalistas (e no solu) a “centímetru quadrato” e “per ‘partito’ preso”.

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