DAI MOTI DI FINE SETTECENTO A SASSARI IN STATO D’ASSEDIO (1852), di Federico Francioni

Per “Sa die de sa Sardigna”. Incontro e spettacolo teatrale a Sassari, piazza Santa Caterina, 21 aprile 2017, ore 17,30


Approssimandosi “Sa die de sa Sardigna” – anniversario dell’insurrezione cagliaritana del 28 aprile 1794 (il moto poi si estese a Sassari e ad Alghero) – si terrà in città una stimolante iniziativa che prenderà l’avvio dai moti antiassolutistici ed antifeudali del 1793-96 per porre in rilievo determinate costanti e continuità delle politiche piemontesi.

Un decreto del 29 febbraio 1852, firmato da Vittorio Emanuele II, dichiarava Sassari in stato d’assedio. In quello stesso mese erano cresciute le tensioni soprattutto fra i Bersaglieri di stanza in città ed i civili inquadrati nella Guardia nazionale, fatti segno di sberleffi e dileggi. A Genova, in precedenza, i Bersaglieri erano stati presi a sassate dalla popolazione. Anche a Ozieri, Nuoro e Olzai non erano mancate le proteste per il loro comportamento tracotante, da truppa di occupazione coloniale. Fra Settecento e Ottocento una costante nell’atteggiamento verso le popolazioni isolane è sicuramente rappresentata dall’insulto Sardi molenti.

Nella serata di domenica 22 febbraio, durante il ballo del Carnevale sassarese, che si svolgeva nel Teatro Civico, si erano verificati battibecchi e tensioni fra Bersaglieri e Guardia nazionale. La contrapposizione degenerò nel successivo martedì grasso, quando nelle vie del centro alcuni Bersaglieri si abbandonarono a insulti e provocazioni verso donne e passanti. Alcuni sassaresi cercarono di reagire ma furono colpiti dalle spade dei Bersaglieri con piattonate ed anche feriti al grido di “Pungi, pungi, Sardi molenti, Sassaresi ladri e assassini!”.

In seguito un gruppo di Cavalleggeri venne affrontato nell’attuale via Sebastiano Satta, presso il Teatro, da una schiera di popolani. Un cavalleggero cadde ferito a morte da colpi d’arma bianca e da fuoco. Di qui l’immediata decisione del governo di Torino. Il generale Durando, inviato a Sassari, accentrò nella sua persona tutti i poteri, con relativa sospensione delle garanzie dello Statuto Albertino. Alcuni vicoli furono murati per evitare assembramenti. L’Università fu messa a soqquadro, se non saccheggiata, da 500 soldati che erano giunti per dare man forte alla truppa già stanziata in città. Lo stesso Ateneo fu minacciato dal governo di chiusura definitiva. Contro la politica sabauda dello stato d’assedio – che non riguardò solo  Sassari – una polemica vigorosa, documentata, precisa ed unitaria fu portata nel Parlamento subalpino dai deputati Giorgio Asproni, Nicolò Ferracciu e Francesco Sulis.

Venerdì 21 aprile, alle ore 17, 30, in piazza Santa Caterina, dopo il saluto del sindaco Nicola Sanna e dell’assessora alla cultura Raffaella Sau, parleranno brevemente di queste vicende Giuseppe Doneddu (già ordinario di Storia economica nell’Università di Sassari), Federico Francioni (studioso di storia della Sardegna, vicepresidente della Fondazione Sardinia), Alessandro Ponzeletti (storico dell’arte e titolare della rubrica “Memento” sul quotidiano “La Nuova Sardegna”). Seguirà lo spettacolo “Sassari sotto assedio” di Romano Foddai, con la compagnia “S’arza”, formata da Maria Paola Dessì, Clara Farina, Francesco Petretto, Stefano Petretto, Giovanni Salis, Dianora Sechi, Fabio Uleri, Antonio Unida. Costumi Sea Tandeddu, fonica Emilio Foddai. Parteciperanno il Coro “Amici del canto sardo”, diretti da Salvatore Bulla ed il Gruppo di ballo sardo “Monte Alma” di Nulvi. Con il patrocinio di: Comune di Sassari, Presidente del Consiglio regionale, Ministero dei Beni e delle attività culturali, Intergremio, Fondazione Sardinia.

 

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